sabato 24 dicembre 2011

Wilson Tucker: Il lungo silenzio

Un soldato degli Stati Uniti si risveglia in un albergo e trova il paese sconvolto da un bombardamento atomico e batteriologico. Soltanto metà della nazione è stata colpita, l'altra metà ancora prospera. Il protagonista è nella parte sbagliata al momento sbagliato: a nessun individuo presente nella parte contaminata è permesso di uscirne, chi ci prova è spietatamente ucciso da esperti cecchini situati lungo tutto il confine.

L'intera storia non lascia spazio ai sentimentalismi. Il protagonista dovrà essere spietato quanto i briganti che spadroneggiano nella metà bombardata del paese. L'attuale edizione (Urania Collezione n. 104) è composta di un finale alternativo, quello che secondo Tucker era il finale vero e proprio che però venne censurato dall'editore.


Siamo di fronte a un romanzo post-apocalittico dove non ci sono buoni e cattivi ma solo cattivi. L'inquietudine è in ogni capitolo e accompagna il lettore fino alla fine. Tucker non ci risparmia niente, neanche le ripugnanti scene di cannibalismo.

Una cosa che ritengo un po' grave è il fatto che l'autore sottovaluta troppo gli effetti di un bombardamento nucleare: la vita continua indisturbata, le radiazioni non sembrano essere un problema e le uniche persone morte sono quelle rimaste nel raggio delle esplosioni. Non c'è nessuna traccia di contaminazione nel cibo e nell'acqua, le radiazioni si fermano incredibilmente al confine segnato dal Mississipi, quasi ci fosse una barriera energetica a bloccarle. Eppure quando scoppiò la centrale nucleare di Chernobyl le radiazioni arrivarono fino in Italia! Del resto, se Wilson Tucker avesse tenuto conto di ciò, probabilmente avrebbe dovuto cambiare storia. Persino il buon Asimov ha commesso lo stesso errore nel celebre "Paria dei cieli", quindi possiamo perdonarlo.

Libro con una delle poche copertine azzeccate fra tutti gli Urania Collezione. Lettura scorrevole, di sicuro consigliata, ma lo stile è discreto. 


Flavio Alunni

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