sabato 24 dicembre 2011

L'uomo che cadde sulla Terra - Walter S. Tevis


Un'opera molto ben riuscita di fantascienza lenta, malinconica e pessimista. Chi ha detto infatti che la fantascienza debba essere necessariamente ottimista verso il futuro e piena di azione? Libri come questo, che ti lasciano attaccato alle pagine senza un briciolo di azione, sono ottimi esempi di romanzi che vanno oltre il genere fantascientifico perché presentano quel valore aggiunto che gli permette di elevarsi al di sopra della categoria. Gli esempi di romanzi fs come questo sono pochi. Al momento mi vengono in mente soltanto "I reietti dell'altro pianeta" di Ursula K. Le Guin e "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes.

Veniamo alla storia. Thomas Jerome Newton è un alieno che atterra sul nostro pianeta a bordo di una piccola navicella. Nessuno nota il suo arrivo, eppure lo scopo per il quale ha attraversato lo spazio è estremamente importante e riguarda le sorti sia del suo pianeta che della specie umana. Ciò che tiene incollato il lettore alle pagine è proprio questo suo scopo segreto, per il quale Thomas intraprenderà diverse attività misteriose. Il suo scopo non può essere svelato perché, a suo avviso, l'uomo non è culturalmente predisposto per accettarlo.
Certo, l'alieno appare fisicamente come un vero e proprio essere umano ma questo particolare infastidisce solo fino a un certo punto. La storia è profonda, emozionante, e la scrittura è pulita ed essenziale. E' un libro di fantascienza senza la onnipresente componente tecnologica (che io non disprezzo, tutt'altro) ma che emoziona, anche se il sentimento predominante è la tristezza, una tristezza che è sempre dipinta sul volto delicato dell'alieno.
Sono convinto che piacerebbe leggerlo a qualunque fantascienziato ma è un libro che consiglierei anche ai non appassionati del genere.

Flavio Alunni

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