giovedì 29 marzo 2012

Dove stiamo volando - Vittorio Curtoni

Urania Collezione 109 - febbraio 2012


[...] "lui c'era stato, lui aveva visto. Le bombe alte, che tracciano scie scarlatte nel cielo e piombano a terra col fragore del tuono notturno; la luce incredibile che si forma sotto le nuvole, quando il giorno richiude i suoi petali e rifiuta ogni profumo; il fungo implacabile dell'estinzione, che subito diventa fotografia accecante d'un destino assurdo; e le urla, le urla soprattutto, della gente che corre frenetica da un punto all'altro, si urta e non si riconosce, perché tutto è cambiato nel giro di qualche secondo o minuto o giorno, e i parametri del passato non servono per le misure concrete."


Il numero contiene il romanzo Dove stiamo volando del 1972 e sei racconti scritti tra il 1968 e il 1978, insieme a un'autobiografia intitolata La mia love story con la fantascienzaI racconti sono i seguenti: Ritratto del figlio, La luce, L'esplosione del minotauro, La volpe stupita, La sindrome lunare, Vento dal mare.

All'inizio mi sono detto ecco, un altro scrittore che riempie le pagine di belle parole e di metafore senza metterci dentro uno straccio di idea. Poi mi sono ricreduto. A un certo punto la storia prende forma e risulta gradevole. Non so bene come definire il romanzo, perché l'ho trovato un po' fuori dagli schemi. Beh, avete mai fatto un incubo? Ecco, leggendolo sembra di vivere un brutto sogno. La storia è molto breve, sono in tutto 129 pagine, ed è una storia triste. E' la storia di un mutante asessuato di sedici anni che, a detta del padre, deve lasciare la casa e intraprendere un viaggio verso il ghetto dei mutanti situato in una città chiamata Nuova Parigi. L'ambiente in cui si svolge il viaggio è quello di un pianeta devastato dalla guerra nucleare. Ad accompagnarlo nella traversata c'è un piccolo mutante "tascabile" parlante che però non ho capito bene se sia il fratello o che altro. Limite mio. Il romanzo si conclude con un finale ben fatto e inaspettato. 
La componente erotica ha un certo peso sia nel romanzo breve che nei racconti successivi. Anche i racconti sono caratterizzati da una profonda tristezza di fondo. Mi viene in mente la famosa frase di Luigi Tenco, quando alla domanda "perché scrivi solo cose tristi?" rispose "perché quando sono felice esco". Tornando ai racconti, ammetto che sono scritti molto bene, leggendoli sembra di suonare uno strumento musicale e la scrittura è deliziosamente essenziale e intensa, però non mi sono sembrati niente di eccezionale e spesso non ne ho proprio capito il senso, sebbene evochino non di rado immagini suggestive e qua e là vi siano pezzi di grande scrittura come la citazione che ho messo all'inizio della recensione. Forse ciò è dovuto alla eccessiva complessità stilistica dell'autore o magari al fatto che Curtoni preferiva trasmettere al lettore sensazioni ed emozioni (anche sconnesse tra loro e non legate alla trama) piuttosto che concetti ben delineati.
Appassionante il capitolo alla fine del libro che contiene un'autobiografia dello scrittore e direttore della rivista Robot, intitolato La mia love story con la fantascienza, in cui Curtoni ripercorre la storia dell'editoria fantascientifica in Italia nonché le tappe della sua carriera nel campo della fantascienza. All'inizio V. C. dimostra una certa amarezza riguardo allo stato dell'editoria di genere in Italia, arrivando a dire che "chi spera di arricchirsi con la fantascienza in Italia ha, per lo meno in linea di massima, sbagliato strada", ma verso la fine del capitolo si definisce molto ottimista per il futuro.

Flavio Alunni

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