venerdì 28 settembre 2012

L'uomo che credeva di essere se stesso: una disavventura quantistica

Titolo originale: The man who turned into himself
1993 by David Ambrose

Se uno non rimane sconvolto dalla teoria dei quanti vuol dire che non l'ha capita. (Niels Bohr)

David Ambrose ci pone un quesito. Se tutte le formule matematiche con le quali ci ostiniamo a descrivere l'universo non fossero altro che il riflesso delle nostre inesplorate capacità psichiche? L'uomo che credeva di essere se stesso è basato sulle teorie della fisica quantistica e sui loro paradossi sperimentali. Ambrose ha sviluppato una storia ipotizzando l'applicazione delle suddette teorie. Secondo l'autore, e non è l'unico a pensarla così, il cervello è una macchina quantistica, quindi molto più complesso di un intricato ammasso di filamenti nervosi collegati tra loro come i circuiti di un computer. Da qui nascerebbe la difficoltà, e per alcuni l'impossibilità, di creare intelligenze artificiali che pensino e apprendino proprio come noi. Per intenderci, HAL 9000 sfocerebbe nel fantasy. Certo, questo non vuole essere un libro rigorosamente scientifico anche se attraversa brevi e suggestive parentesi in cui i personaggi si dilettano nel descrivere alcuni aspetti, noti e scientificamente provati, delle teorie quantistiche. La lettura sensibilizza il lettore a proposito di alcuni aspetti della fisica che hanno completamente rivoluzionato in nostro modo di concepire la realtà e che troppe persone ancora ignorano del tutto. Non tutti sanno infatti che un elettrone si comporta da onda o da particella a seconda che sia osservato o meno. Secondo i cervelloni è molto probabile che l'osservatore si sdoppi quando osserva l'elettrone: uno dei due individui vedrà l'elettrone-onda, l'atro osserverà l'elettrone-particella. Diceva qualcuno che anche il più grande intellettuale di oggi non può definirsi tale se non possiede anche una certa cultura scientifica nel proprio bagaglio personale. Capisco che esistano romanzi più complicati e quindi maggiormente credibili della storia qui presentata, tuttavia The man who turned into himself è un ottimo esempio di romanzo godibile sotto diversi aspetti. C'è una componente scientifica, ridotta al minimo indispensabile ed espressa in termini divulgativi, poi c'è la componente narrativa che è predominante. E' dunque un libro che appassiona, intriga, emoziona.
Esistono due capolavori letterari basati sulle stesse tematiche e che ritengo vadano letti: Assurdo universo di Fredric Brown e Anni senza fine (o City) di Clifford D. Simak. Ci sarebbe anche un altro libro di Simak intitolato L'anello intorno al sole che molti giudicano positivamente.
Ma veniamo alla trama. La storia è quella di Rick, editore felicemente sposato e con un figlio piccolo di nome Charlie. Un giorno, in ufficio, ha come il presentimento che sua moglie stia per morire in un incidente stradale e sa anche il luogo esatto in cui avverrà l'incidente. Sua moglie muore davvero e proprio nel modo e nel luogo che aveva immaginato. Lo sventurato Rick chiede di vedere suo figlio ma gli dicono che lui non ha figli e che si è ammattito per lo shock, poi spunta sua moglie viva e vegeta. Inizia così un'avventura che porterà Rick sulla soglia della follia e da cui il lettore uscirà cambiato, almeno un po'. 

Flavio Alunni

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