lunedì 31 dicembre 2012

Comunicato anonimo anti-fantasia (ricevo e faccio girare)

Che resti tra noi, ma pare che nel paese si aggirino individui strambi e poco raccomandabili. Sono i lettori di fantascienza,  vale a dire dei folli e sconsiderati lettori di storie che hanno poco o nulla a che fare con la nostra amata realtà. Alcuni sono persino convinti che questa non sia l’unica realtà possibile, e leggono e narrano di mondi paralleli e di sciocchi viaggi nel tempo che non stanno né in cielo né in terra. Per un po’ mi sono intrufolato nelle loro convention, nei loro blog e nei loro gruppi facebook, dove fanno discorsi in grado di far perdere il senno a chiunque li ascolti. C’è voluta tutta la mia forza di volontà per non andare fuori di testa. Io ho il mio punto di vista unico e me lo tengo stretto, diamine. Mentre quella gentaglia legge delle robe che ti rivoltano la realtà come un pedalino per mostrartela sotto un punto di vista nuovo e inaspettato. Ma io non mi faccio incantare. Poi se perdo contatto con questa realtà voglio sapere chi è che mi riporta indietro.  Insomma, mi sono infiltrato tra loro, volevo sapere cosa li spingesse a quelle inimmaginabili letture.  E pensare che ci sono quelli che li scrivono, i libri di fantascienza, gente senza né arte né parte. Bisognerebbe renderli illegali, ‘sti qui. Spacciatori di fantasia che non sono altro. In uno dei loro incontri ho sentito un tale parlare di sense of wonder. Un altro gli ha chiesto se avesse senso, ai nostri giorni, parlare di sense of wonder nella fantascienza quando ormai i film, coi loro begli effetti speciali, possono darti tutto il sense of wonder che vuoi. A quel punto prende la parola un tipo piccoletto e dal fare scocciato. «Cosa c’è nei libri che non ti possono dare i film?» dice, «Le idee, prima di tutto. In secondo luogo, l’approfondimento. In terzo luogo, i libri tengono allenata l’immaginazione e, più in generale, il cervello. Poi il sense of wonder è negli occhi di chi legge.» Caspita, dico io, questi stanno fuori di brutto. Gente a cui piace sognare a occhi aperti. Giuro che non li invidio per niente.  Provo un orrore indescrivibile se penso che questi deviati abbiano mantenuto una caratteristica dell’infanzia, che non è la tanto decantata maggiore fantasia che hanno i bambini, quanto la capacità di entrare dentro all’immaginario con tutte le scarpe. Finché ci sono dentro, quelli credono alla storia che leggono! Che gli venisse un colpo.  Dev’essere colpa delle storie che gli raccontavano i nonni prima di andare a dormire. Mio nonno non mi ha mai raccontato storie, grazie a Dio. Per fortuna sono cresciuto a pane e televisione.  Ho visto tutte le puntate dei Teletubbies. Insomma, da adulti in genere si perde questa capacità di credere a una storia inventata… si ha giustamente paura che, una volta immersi in un mondo immaginario, non si possa più tornare indietro.  Da adulti, con la fantasia, si diventa giustamente prudenti.  E che diamine. A proposito  di prudenza, dicevo che mi sono infiltrato nei loro covi e tra le varie cose ho scoperto che ognuno di loro si fa di fantascienza per motivi diversi. Per esempio c’è chi legge per immedesimarsi nei personaggi. Ma anche in questo caso dipende da cosa si voglia dire. In un blog che secondo me andrebbe chiuso dalla polizia postale per le sconsideratezze che vi compaiono tutti i giorni, un tale che chiamerò P. ha scritto che se per “immedesimazione” si intende immaginare di essere il nostro eroe o la nostra eroina egli riteneva che ciò fosse fatto da una quantità limitata di lettori. Se invece, dice sempre P., per “immedesimazione” si intende entrare in un mondo fantastico senza impossessarsi del corpo degli sventurati protagonisti, allora è un altro paio di maniche nonché un’idea più accettabile secondo il suo modesto parere. Vi rendete contro? Trattano i protagonisti come se fossero persone! Da quel che mi ha detto un tale che chiamerò G., ai lettori di storie fantastiche piace credere alla storia che leggono perché sanno che, sebbene la narrazione possa sembrare impossibile, le emozioni suscitate sono più che reali. Ma io continuo a non capire, mi sembrano matti. In una delle ultime convention che ho frequentato (rischiando non poco), un tipetto occhialuto che nominerò D. mi ha riferito che per lui leggere fantascienza è una droga, una droga di fantasia, e che ha rinunciato a cercare un motivo recondito nella sua psiche. Mi ha consigliato di leggere senza farmi troppe seghe mentali. Io, eh? Che citrullo. Quel che è peggio, poi, è che la prendono molto sul serio la loro narrativa surreale, a volte fanno ridondanti discussioni sul fatto che Lovecraft sia o meno uno scrittore di fantascienza, o magari si scannano per certe presunte irregolarità del premio Urania o magari si mandano a quel paese perché uno ha parlato male dello scrittore preferito dell’altro. Potrebbero discutere per giorni interi. Ma di follie ne dicono a raffica, non si può neanche farle entrare tutte in un unico articolo. E non credete che voi spettatori di Star Trek, voi che vi siete visti tutti e tre i Men in Black, voi divoratori del fumetto Nathan Never e drogati de Il signore degli anelli di Peter Jackson siete tanto diversi da quegli sconsiderati. Non siate ipocriti, siete come loro, avete bisogno di una dose giornaliera di fantasia per vivere. E io per non dargliela vinta sapete che faccio? Smetto pure di vedere film e leggere fumetti. Non illudetevi, dunque, voi fantalettori inconcludenti, perché non mi avrete mai. Non riuscirete a strapparmi dalla mia amata realtà. Voi, estremisti della fantasia!  Brigatisti dell’immaginazione! 



Immagine © stevepaint - Fotolia

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