mercoledì 1 maggio 2013

Le meraviglie del possibile


Le meraviglie del possibile è forse la migliore raccolta di racconti di fantascienza che sia mai stata pubblicata in Italia. Curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero, fu stampata per la prima volta nel 1959 ed è tutt'ora nelle librerie, più viva che mai. Viene da chiedersi perché, nonostante la "vecchiaia" delle storie presentate, queste sono tutte così dannatamente stupefacenti? Come mai un essere umano del ventunesimo secolo resta ancora folgorato da racconti così "antichi"? La risposta nelle migliori convention del paese e nelle più divertenti e accese discussioni tra appassionati.
Il titolo cerca di sintetizzare il senso della narrativa sci-fi, a cui sono state attribuite le più varie definizioni. Lungi dal dare una definizione che circoscriverebbe il suddetto genere letterario strozzandolo e minimizzandolo, bisogna però dire che le varie definizioni di fantascienza collidono su due punti fondamentali. Prima di tutto, il sense of wonder. In secondo luogo, la fantascienza cerca di immaginare fatti che il mix tra realtà e immaginazione suggerisce come potenzialmente (e follemente) verificabili. Da qui il titolo Le meraviglie del possibile.
L'antologia inizia con un racconto di Herbert George Wells, uno dei padri della fantascienza moderna, dal titolo L'uovo di cristallo, in cui lo scrittore prevede le telecamere. La trama è semplice, almeno apparentemente, eppure cattura per il messaggio che lascia e per la meraviglia che trasmette.
Dopo il racconto di Wells l'antologia prosegue con Pioggia senza fine di Ray Bradbury, altra piccola storia ambientata su un pianeta dove piove a tal punto che i protagonisti non vedono a un palmo dal proprio naso. Che cosa stupida, direbbe qualche sprovveduto, sottovalutando quanto possa essere aliena e drammatica una tale situazione, e quanto possa risultare difficile descriverne i tratti più empatici in modo tale da emozionare chi legge.
Seguono a ruota libera quattro racconti di Fredric Brown, tra cui Sentinella (racconto flash da far accapponare la pelle) e Il duello (che sprizza materia grigia e mistero da tutti i pori), insieme a due opere dell'altro maestro dei racconti brevi quale è Robert Sheckley, che si esibisce con La settima vittima (per cui il cinema italiano può vantare una riproduzione cinematografica con la regia di Elio Petri e l'interpretazione di Marcello Mastroianni) e Il costo della vita, due racconti sociologici che non lasciano indifferenti e anzi fanno molto riflettere e aprono la mente "come una scatola di tonno".
Ma selezionare i racconti migliori fra i ventinove totali è un'impresa difficile, perché sono tutti (proprio tutti) di ottimo livello, sebbene possano avere diverse caratteristiche. Sbilanciandosi un po', si potrebbe dire che il racconto più emozionante sia Fiori per Algernon di Daniel Keyes, indiscusso capolavoro strappalacrime che l'autore ha in seguito riadattato con successo a romanzo, anche se nell'ambiente gira voce che il racconto sia di migliore qualità.
Le più sincere congratulazioni vanno ai curatori e a chi ha tradotto i vari pezzi (che in alcuni casi coincide con i curatori). A Solmi e Fruttero va riconosciuto il coraggio di aver tralasciato autori come Isaac Asimov e Arthur C. Clarke, probabilmente perché hanno voluto lasciare spazio ad autori meno conosciuti come lo stesso Daniel Keyes o Charles F. Obstbaum o Katherine McLean. Fatto sta che Dick, Asimov e Clarke partecipano con un solo racconto ciascuno.

Discostandosi dai peggiori stereotipi che allontanano molti potenziali lettori dalla letteratura di fantascienza, questo volume di oltre cinquecento pagine non può che conquistare chiunque abbia l'ardire di aprirlo. E' bene regalare il libro qui presente ai potenziali lettori e alle potenziali lettrici per sfatare in loro qualsiasi pregiudizio e per dare nuovi adepti a questo genere letterario tanto appassionante.

Flavio Alunni

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