mercoledì 24 aprile 2013

"Schiavi degli invisibili" di Eric Frank Russell, tra fantascienza e paranoia

Titolo originale: Sinister barrier
Traduzione di Roberta Rambelli
1939 by Eric Frank Russell

Una morte immediata è il destino della prima mucca che guiderà una rivolta contro la mungitura. [...]E c'è uno scacciamosche che aspetta la prima ape pronta a protestare contro il furto del miele. Stoccolma rombava e ronzava: una città ignara delle proprie catene. E' questo l'estratto di uno dei più esplosivi incipit che siano mai stati scritti. La mucca e l'ape siamo noi. Nell'immaginario dell'autore la Terra è ridotta al rango di fattoria aliena, terribili esseri si nutrono dell'energia nervosa che produciamo, controllano le nostre menti e governano il mondo all'insaputa di tutti. Appena uno spirito libero scopre l'inganno, viene suicidato. Impossibile sfuggire alla triste sorte perché le entità che dominano il pianeta ti leggono nel pensiero e un secondo dopo sei fregato. La resistenza anti-aliena si muoverà quindi sulla lama di un rasoio, e molti volenterosi cadranno per conquistare un'impossibile libertà.
Se nessuno vuole la guerra e tutti vogliono la pace, perché buona parte del mondo è devastato da conflitti armati e faide etniche e religiose? Eric Frank Russel si inventa una risposta anche a questo quesito, sempre che il quesito stesso sia veritiero. Per dare maggior enfasi alla sua storia l'autore ha dichiarato di aver pescato fra gli studi di Charles Hoy Fort (1874-1932), rinomato indagatore dell'occulto, che ha trascorso parte della sua vita a fare ricerche e a cercare di dare un senso a tutta una serie di eventi inspiegabili che si prese la briga di catalogare. A tal proposito l'edizione attuale, edita da Coniglio Editore, di Schiavi degli invisibili si conclude con un articolo dello stesso Charles Fort dal titolo Le coincidenze? Non esistono, in cui lo strano ricercatore si dichiara un catalogatore di fatti irrisolti e dall'improbabile casualità come ad esempio la scomparsa di tre persone di nome Ambrose (tra cui il noto scrittore horror Ambrose Bierce) nel giro di pochi anni o la presenza di due uomini di nome Jackson aventi entrambi un occhio di vetro scoperti negli Stati Uniti o magari fenomeni di svenimento di gruppo definiti dalle autorità scientifiche come banali "psicosi di massa" o rare coincidenze. La coincidenza, per Fort, è spesso una convenzione, un atto di pigrizia con il quale accantoniamo ciò che non riusciamo a spiegare e che mina le nostre sicurezze. Qualcosa fa ipotizzare che anche Jack Finney, nel rinomato libro L'invasione degli ultracorpi, si sia ispirato agli scritti di questo signore.
Ognuno di noi ha fantasticato almeno una volta nella vita sull'eventualità che degli alieni possano girovagare sulla Terra all'insaputa di tutti o di pochi disgraziati. Nell'immaginario collettivo ha preso piede l'ormai secolare concetto di Ufo, o per meglio dire disco volante, di cui nel web sono presenti migliaia di foto (tutte sfocate) che mostrano navicelle aliene a forma di lampione, lanterna cinese o cappello a bombetta. Chiunque avrà avuto l'occasione di leggere o ascoltare teorie strampalate sui poteri occulti che governano il mondo. Poche teorie raggiungono però gli spaventosi livelli di orrore e paranoia presenti in Schiavi degli invisibili di Eric Frank Russell, scritto nel lontano 1939 ma che nonostante l'età riesce ancora a sorprendere e affascinare.  

Flavio Alunni

2 commenti:

  1. Questo libro mi era piaciuto, in effetti, ma devo dire di preferire Russell nella sua produzione più "umoristica", Quella di "Wade Harper" o "Galassia che vai".
    Il Moro

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    Risposte
    1. Diciamo che questo libro poteva svilupparlo meglio, anche se l'idea geniale di partenza sostiene con forza il romanzo dall'inizio alla fine.

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