mercoledì 8 maggio 2013

Perdido Street Station - China Miéville


Perdido Street Station è la prima parte di un ciclo che prosegue con i romanzi La città delle navi e Il treno degli Dèi. Non è facilmente catalogabile sebbene la mania di classificazione tipica della nostra specie indurrebbe a posizionarlo nel settore fantascientifico. La storia si ambienta nella Città-Stato di New Crobuzon, immensa metropoli tossica, corrotta e in cui scorrono due fiumi talmente inquinati da essere velenosi i quali prendono appunto il nome di Bitume e Cancrena. A tal proposito China Miéville si crogiola nel descrivere scenari decadenti e squallidi, con scene di violenza che a qualcuno potrebbero far venire un attacco di moralismo fulminante. A New Crobuzon il cielo è perennemente grigio, l'aria è cancerogena, la città pullula di umanoidi dalle forme più disparate con donne-insetto, uomini cactus, uomini uccello e via discorrendo. La trama poggia su un insieme di idee quantomeno invidiabili, a partire dalla storia d'amore tra Isaac e Lin, la donna-insetto, che di fatto è una rarità nel mondo della letteratura e non solo. Anche se il libro è forse troppo lungo rispetto ai contenuti in esso presenti, nella prima parte assistiamo a delle descrizioni che svolgono l'efficace ruolo di farci entrare nel complicato mondo di Miéville. Si rimane dunque affascinati dai paesaggi mozzafiato che visualizziamo con il potere dell'immaginazione, si resta orripilati nel comprendere cosa sono i rifatti, vale a dire i condannati a una qualsivoglia pena che come punizione subiscono delle trasformazioni fisiche da far accapponare la pelle. Insomma, orrori indicibili e un estremo degrado infestano la città. E' comunque forte il sospetto che in Perdido Street Station il fine del degrado sia il degrado, il fine della violenza la violenza e il fine dell'orrore l'orrore, con una narrazione che inzia e finisce allo stesso punto tramite un lento andamento circolare, anche se la storia presenta una serie di incroci che la rendono ambiziosa e interessante, seppur non eccessivamente perché a un certo punto ci si aspetterebbe un'evoluzione più importante soprattutto se si pensa al commento del Washington Post riportato nella quarta di copertina che definisce il romanzo come «un inno al socialismo utopico, ai rivoluzionari romantici e alla tradizione radicale europea». All'opera di China Miéville va riconosciuto il merito di essere un esperimento riuscito di mescolazione dei generi; vi sono elementi steampunk insieme a contenuti che rimandano al fantasy e alla fantascienza puramente detta, con persino un accenno agli zombie e un demone che a un certo punto salta fuori dal mondo degli inferi. Numerosi sono i termini inventati di sana pianta e ad aver reso di conseguenza più difficile del normale la traduzione, termini che nella loro controparte tradotta suonano come "motore di crisi" e "campo ontologico". Gli stessi giorni della settimana si deformano assumendo nomi insoliti come "polveredì" e simili ma sempre con terminologie che rimandano a un clima degradante, malgrado non si possa parlare di romanzo distopico visto che l'ambientazione non riguarda il mondo che conosciamo e non presenta un risvolto sociologico o politico, tranne qualche timido accenno. Non si può neanche dire che Perdido Street Station sia ambientato in un lontano futuro visto che la forma di arma più evoluta è il fucile a pietra focaia e le telecomunicazioni sono completamente assenti e per giunta non esiste l'elettronica, il che lo discosta ulteriormente dalla classica science fiction. Sembra evidente che nonostante le brillanti idee incastonate nella trama quest'ultima sia stata stiracchiata fino all'inverosimile. Il romanzo entra quindi nel gruppo di quei libri che possono non piacere a tutti e in ogni caso bisogna avere un po' di pazienza e soprattutto una lettura veloce per superare quei numerosi passaggi tediosi senza correre il rischio di abbandonare la lettura, che peraltro almeno nell'edizione italiana è poco scorrevole viste le incalcolabili virgole che vi si riscontrano. In tutto ciò il libro lascia inevitabilmente un senso di incompletezza forse perché, come si è detto all'inizio, è solo il primo capitolo di una saga di tre volumi, sebbene coloro che l'hanno letta interamente fanno sapere che in realtà non è una saga perché i libri successivi sono storie diverse che però si svolgono nello stesso mondo di Perdido Street Station. Anche se il primo libro della trilogia può non entusiasmare all'unanimità, la curiosità di vedere come non-prosegue la saga non manca di certo, sperando magari che nei capitoli successivi la narrazione si faccia più piena ed asciutta.


   Flavio Alunni

2 commenti:

  1. Continui a recensire i miei libri preferiti.
    Questo è secondo me il migliore della trilogia, anche se forse, da come ne parli, a te potrebbe piacere di più il secondo. Il terzo mi è piaciuto meno, troppo "politico" e più noioso.
    Il Moro

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  2. Mi piacciono i romanzi politici. Starò a vedere.

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