sabato 25 maggio 2013

Robot 67 - Autunno 2012

Gestire una rivista non è facile, specie se questa rivista è la storica Robot, dedicata quasi interamente alla letteratura e che attualmente rappresenta la più importante rivista di fantascienza italiana. In quanto tale, ha l'onere di porsi come avanguardia culturale, sede di analisi, approfondimenti, saggi e proposte narrative. In questo numero, il 67 dell'autunno 2012, non manca nulla. Si parte con un ottimo editoriale in cui si fa il punto della situazione della sf letteraria in Italia, una delle tante facce di una crisi più estesa, quella del libro in generale. Si prosegue quindi con un piccolo riscaldamento, tramite tre dei migliori racconti del maestro del racconto breve Fredric Brown: Sentinella, racconto da far venire i brividi lungo la chiena, La risposta, quantomeno scioccante, e Il principio di Yehudi, sorprendente e cervellotico nonché in grado di mandare in cortocircuito il cervello. In questo numero sono presenti quattro brevi omaggi ad altrettanti celebri autori del passato, dallo stesso Brown (firmato Giuseppe Lippi) a John W. Campbell Jr., fino a una carinissima autobiografia di quel birbone di Frederik Pohl e all'ottimo profilo d'autore di Philip K. Dick firmato da Salvatore Proietti. Ripercorrere le tappe del passato della fantascienza, anche se qualcuno potrebbe pensare che una rivista moderna debba esclusivamente promuovere la narrativa contemporanea è invece cosa buona e giusta. Perché? Perché non bisogna dimenticare il passato, perché "le radici sono importanti", perché alcuni autori (e le loro opere) non moriranno mai.
Robot si fa da sempre carico di promuovere il made in Italy con un numero non indifferente di pagine dedicate ai racconti nostrani. In questo numero particolare spuntano dei racconti molto interessanti che vedono a capo di tutti Il pianeta del silenzio del veterano Pierfrancesco Prosperi, racconto la cui estrema brevità e il finale inaspettato ricordano, senza esagerare, lo stile del già citato Fredric Brown e forse è stato inserito proprio per questo motivo. Anche il racconto premio Hugo 2012 di Charlie Jane Anders dal titolo Sei mesi, tre giorni appare assai brillante, narrando la tormentosa relazione tra un uomo e una donna dotati entrambi della capacità di vedere il futuro con il magnetico evolversi del loro stesso rapporto di coppia. E va bene, i racconti non saranno tutti memorabili però già il fatto che una buona metà di essi raggiunga l'eccellenza è un ottimo traguardo di cui andare fieri.

Robot 67, con copertina di
George Grie
La stessa serietà mostrata negli articoli dedicati alla narrativa e al mondo editoriale viene applicata nei pezzi che hanno al centro della discussione cinema, serie tv e videogiochi (quattro articoli in tutto). Silvio Sosio analizza la crisi dei telefilm sf, l'altra faccia della medaglia che vede in realtà una crisi più generalizzata del telefilm trasmesso in tv in quanto il pubblico preferisce scaricare le puntate o comunque vederle quando vuole e non una volta a settimana come spesso accade nella televisione. Clelia Farris è autrice di uno spassosissimo articolo in cui si prende gioco del colossal cinematografico Prometheus, ritenuto un flop da molti addetti ai lavori anche se pochi come lei sono riusciti a descriverne i difetti in maniera così efficace e divertente. E ok, sarà anche vero che un pezzo dedicato all'ultimo videogioco di 007 o al mondo dei supereroi possa annoiare qualcuno ritenendoli temi superflui o addirittura fuori contesto, ma d'altro canto essi occupano uno spazio minimale e in fin dei conti rendono la rivista più completa. Immancabile Dario Tonani, cavallo di battaglia della fantascienza italiana, le cui opere sono state tradotte e pubblicate negli Stati Uniti come ebook e che in questo numero si presta simpaticamente a un'intervista amichevole di Paul Di Filippo. Risponde all'appello anche Lippi, con il suo saggio su Urania che mostra come sempre la sua lunga esperienza nella storica e immortale collana. Immancabile anche l'intervista dell'illustratore di turno, interviste sempre molto interessanti forse perché il mondo delle illustrazioni è sempre stato e sempre sarà in stretta simbiosi con la narrativa di fantascienza e non solo e perché, in fin dei conti, un'analisi più approfondita rivela quanto siano sottili le barriere tra fantascienza letteraria, cinematografica e illustrata. In fondo dal cinema, dalla narrativa e dalle illustrazioni ci si aspettano più o meno le stesse cose: idee, sense of wonder e un divertimento non banale. Chi più, chi meno. In questo numero di Robot queste tre caratteristiche ci sono tutte, più un sacco di altre cose. Non sarà apprezzabile al cento per cento, è vero, ma questo vale per quasi tutte le riviste, che devono spaziare su molti temi diversi con un badget limitato e che quindi non possono soddisfare il lettore dalla prima all'ultima pagina o dalla prima all'ultima riga di un articolo, a meno che il lettore suddetto sia uno a cui piace qualsiasi cosa indiscriminatamente. Il che sarebbe piuttosto anomalo, per non dire preoccupante.

Flavio Alunni


2 commenti:

  1. Bella recensione di una rivista di fantascienza, oserei dire, storica.Un prodotto confezionato con passione ma che a volte può lasciare interdetti circa la qualità di certi racconti proposti.Interessante questo n.67 che, tra le tante cose, contiene anche quella perla della micro narrativa di fantascienza che è "La sentinella" di Fredric Brown.Un piccolo racconto che da solo vale il prezzo di copertina (un po' altino ma tutto sommato giustificato).

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  2. Ben detto. Sia lodato Brown. I racconti sono la parte più criticata, ma almeno in questo numero ne salvo una buona metà.

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