martedì 25 giugno 2013

Paria dei cieli - Isaac Asimov

Terra, IX secolo dell’Era Galattica. Radioattività ovunque. Pochi milioni di esseri umani abitano un pianeta morente, ritenuto da qualche leggenda il capostipite dell’umanità, diffusa ormai su milioni di pianeti abitabili. In questa Terra dimenticata giunge un intruso temporale, un uomo di nome Joseph Schwarz che, colpito da un raggio nucleare fuoriuscito da un laboratorio nel ventesimo secolo, viene sbalzato nel lontano futuro in cui si svolge la storia, diventandone l’inconsapevole protagonista. Neanche fosse un predestinato, lo sventurato individuo si troverà nel bel mezzo di un complotto dalle dimensioni galattiche.

Era il 1950 quando venne pubblicato Paria dei cieli, un gioiellino letterario da tenere in considerazione. L’opera di Asimov racchiude in sé quasi l’essenza dello stesso scrittore. Infatti, per dirne una, in questo volume mancano ancora una volta le forme di vita extraterrestri, quasi mai presenti nella bibliografia del Dottore. Gli alieni non sono assenti solamente sulla Terra bensì nell’intera galassia. L’intrigo galattico è anch’esso un biglietto da visita dell’autore, caratterizzato dalla quasi totale assenza di azione, almeno quella fisica, che per alcuni è ritenuta un difetto mentre altri la ritengono un pregio. Certo, un fanta-thriller composto da scontri di astuzia anziché da pistolettate e scazzottate è cosa più difficile, ma il noto scrittore americano ci si districava bene coi suoi ben messi colpi di scena. Curiosità delle curiosità, Paria dei cieli costituisce praticamente un’anteprima del successivo Ciclo della Fondazione, collegandosi con esso anche e soprattutto nel capitolo finale.

Sulla verosimiglianza scientifica e quindi sulla credibilità dell’opera è facile puntare il dito contro gli effetti sottovalutati delle radiazioni nucleari. Sebbene con grandi difficoltà, i pochi milioni di individui che abitano il futuristico pianeta riescono a sopravvivere senza evidenti complicazioni biologiche. Un lettore e una lettrice moderni hanno tuttavia la capacità di contestualizzare il romanzo, scritto appunto nel 1950, giustificando il buon Asimov in quanto vittima della comprensibile ignoranza collettiva dell’epoca immediatamente successiva alla bomba atomica. In quel periodo, di storie post-atomiche e di conseguenti mutazioni nucleari ne era pieno il mondo. La nota aggiunta a una edizione degli anni ottanta, in cui il Dottore si scusa per aver minimizzato gli effetti delle radiazioni sui corpi umani, è quindi doverosa ma a suo modo superflua.

Malgrado le analisi e gli altri difetti che si possono trovare nel libro come nelle altre opere dell’autore, citando per esempio lo scarso o nullo approfondimento dei personaggi a discapito dell’ottima trama, Paria dei cieli è una buona lettura e probabilmente si tratta di una delle migliori produzioni fra le numerosissime pubblicazioni di Isaac Asimov. Da decenni negli scaffali, questo classico non vuole perdere colpi e ogni cosa fa immaginare che lo troveremo nelle librerie (fisiche e digitali) per almeno tutto il ventunesimo secolo.

Flavio Alunni

3 commenti:

  1. Gran bel romanzo. Uscito su Urania nell'agosto del '66, albo famoso anche per la celebre copertina di Karel Thole.
    A mio avviso tutto il ciclo dell'Impero merita: Paria dei cieli, Le correnti dello spazio ed Il tiranno dei mondi (Stelle come polvere) li metto tra le cose migliori del buon dottore.

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  2. Sono molto affezionato a questo titolo: è stato il primo romanzo di fantascienza che ho letto.
    Riletto da grande sono rimasto colpito dall'ingenuità di trama e contenuti nonché dai difetti che citi anche tu, ma poco importa, che certi libri ti rimangono comunque nella memoria.

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  3. Un gioiellino, per l'appunto. Recentemente ristampato negli Urania Collezione in segno di onirificenza (credo). Sicuramente se letto in giovanissima età ha un effetto più potente, perché si tende molto a colmare le lacune con la propria fervida immaginazione. "Il tiranno dei mondi" è un buon libro anche se l'americanata nel finale gli fa perdere qualche punto.

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