domenica 25 agosto 2013

Arthur C. Clarke & Stephen Baxter: L'occhio del tempo

Il ciclo dell'odissea del tempo (Time Odissey) si apre con questo romanzo ed è forse ciò che di meglio abbia prodotto la nuova gestione della casa editrice Nord. A L'occhio del tempo seguono L'occhio del sole e L'occhio dell'Universo.

In L'occhio del tempo la costruzione della storia è quasi esclusivamente incentrata sul lato narrativo, e questo potrebbe deludere gli amanti dell'hard science fiction, quel sottogenere fantascientifico pieno di scienza e concetti complicati. Invece vanno verso l'hard science fiction i successivi due capitoli della saga.

La trilogia è stata scritta a quattro mani. Si può immaginare che Stephen Baxter (classe 1957), sicuramente più giovane e più fresco, ci abbia messo l'impronta maggiore. Va infatti considerato che la trilogia inizia e finisce nell'arco di tempo tra il 2004 e il 2007, con un Clarke acciaccato e prossimo ai novant'anni che, tra l'altro, morirà proprio nel 2008, un anno prima della pubblicazione de L'occhio dell'Universo in Italia. 

La trama de L'occhio del tempo


Ignote entità localizzate in un angolo remoto dell'Universo trasferiscono persone di altre epoche in un unico, parallelo pianeta Terra suddiviso in spicchi temporali. La Terra "a spicchi" altro non è che un pianeta suddiviso spazialmente in aree temporali. Così, nel Nord America si può trovare la Chicago della rivoluzione industriale, in Asia Gengis Khan, in Afghanistan la frattura temporale si porta via un elicottero dell'ONU che volava da quelle parti nel 2037, e non manca nemmeno Alessandro Magno nel massimo del suo splendore, continuando con la città di Babilonia (mezza florida e mezza decaduta), qualche Neanderthal sparso qua e là, un gruppo di soldati inglesi ai tempi della regina Vittoria. Le entità extraterrestri vogliono uno scontro tra le diverse civiltà presenti sulla "Terra 2", per vedere quale di esse ne uscirà viva.



Commento

L'occhio del tempo è un romanzo dinamico. Sebbene possa apparire non proprio geniale, lo sviluppo della trama - insieme alle tante piccole idee che la arricchiscono - fa di questo libro un'opera scritta con esperienza, un macchinario ben funzionante.


Flavio Alunni





3 commenti:

  1. A me non è piaciuto per niente... Ma io non ho mai amato particolarmente Clarke. Baxter invece mi era piaciuto molto in "L'incognita tempo", e quindi questa trilogia mi ha parecchio deluso.
    Il Moro

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  2. Sei il primo che leggo che ne fa una recensione così entusiasta. Mi hai messo voglia di andarmelo a cercare!

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  3. Moreno, come ha fatto notare Giuseppe, sei in buona compagnia. Siamo due cuori impavidi: io che faccio un post controcorrente, tu che dici di non amare Clarke in un blog col suo nome nel titolo. Che spasso!

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