martedì 17 settembre 2013

1° aprile 2000: antica fantascienza allegorica tedesca

di Flavio Alunni


1° aprile 2000 è un film del 1952, prodotto in Germania e diretto dal regista Wolfgang Liebeneiner. La storia è ambientata nell'anno 2000, in Austria, che in realtà è la versione allegorica della Germania stessa. Sì, perché l'opera è chiaramente un pretesto del regista per rivendicare i diritti del popolo tedesco all'autodeterminazione e per lanciare qualche provocazione alle potenze che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale. 
La trama è presto detta. Siamo a Vienna, durante uno degli innumerevoli meeting internazionali "farsa" in nome della pace nel mondo, e il capo dello stato austriaco dichiara a reti unificate che non rispetterà più i trattati post-guerra, tra cui le onerose spese di occupazione. A quel punto scoppia il finimondo. Sopraggiunge persino la polizia internazionale controllata dalla Global-Union, istituzione che si presume dovrebbe rappresentare l'Onu. E viene messo in piedi un processo internazionale all'Austria/Germania. "Sui trattati internazionali si regge la pace nel mondo" dirà la presidente della Global-Union, "se l'Austria rifiuta di rispettarli, minaccia lo scoppio di un'altra guerra mondiale".
Durante il processo contro l'Austria se ne vedono delle belle. Il film ha ritmo e simpatia. Ci sono diverse curiosità, e una di queste è un po' scomoda: l'unico italiano presente al processo, in rappresentanza dell'Europa, è dipinto come un furbo lestofante che sin dall'inizio fa comunella con il personaggio più brutale del film, il rappresentante dei paesi arabi. Una delle scie di veleno successive alla fresca sconfitta della Seconda Guerra Mondiale. Il film ha dunque un forte significato politico e morale. Wolfgang Liebeneiner ne ha per tutti. Altra curiosità è rappresentata dal rappresentante dell'Africa, che è evidentemente un bianco con la faccia dipinta di nero, cosa che dice molto sulla differenza socioculturale degli anni cinquanta rispetto ai giorni nostri. 
1° aprile 2000 è un film politico coraggioso e, con tutte le critiche del caso, bisogna rendere merito al regista di aver dato alla sua opera un'impostazione ironica. L'umorismo sprezzante veicola il messaggio di denuncia nel migliore dei modi. Poiché scherzando (disse un tale di nome Freud) si può dire tutto, anche la verità.
 

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