venerdì 13 settembre 2013

#Cinema - Bad taste

di Flavio Alunni


Un giovane Peter Jackson regala al pubblico un'opera splatter da tenere in considerazione. La demenzialità fa da contorno alla storia che, con tutte le leggerezze del caso, è ben solida nel suo svolgimento. All'inizio sembra di vedere un film poco interessante per immagini e contenuti, dove l'unico lato interessante è la follia dei personaggi che rimane sterile senza essere inserita in un contesto più ricco di idee. Poi, però, il primo lungometraggio del regista neozelandese prende il via divertendo gli spettatori. La demenzialità, s'è detto, fa da contorno, perché la trama è in realtà ben poco stupida, anzi si direbbe parecchio terrificante se si considera che in essa la Terra viene invasa da una cinquantina di alieni sbarcati sotto forma antropomorfa per fare scorta di carne umana da vendere nel mercato galattico. Gli extraterrestri attraccati sul pianeta sono infatti la manovalanza di un'azienda che commercia carne di Homo sapiens, manovalanza composta da individui sotto spoglie umanoidi la cui unica differenza con un essere umano normale è la loro totale imbecillità. La spedizione macellaia atterra dunque in un villaggio, rastrellandolo in men che non si dica, dai cui campi erbosi inizia il film, con un pugno di uomini che dà la caccia agli alieni facendo saltare le cervella a uno di essi dopo solo due minuti dall'inizio del film. 
Così come in Men in black, la regia sceglie di dare il privilegio della conoscenza dell'invasione solo a un pungo di uomini speciali che, all'insaputa dell'intera popolazione terrestre, deve risolvere problemi che il resto degli esseri umani si limita a leggere nei libri di fantascienza. Nonostante la serietà della trama, è la leggerezza con cui essa i svolge a far divertire attenuandone allo stesso tempo l'aspetto a dir poco terrificante, così come dimostrano divertimento nell'ammazzare alieni gli stessi protagonisti, un pizzico meno svalvolati degli extraterrestri stessi. 
La colonna sonora riveste una particolare importanza nel costruire l'atmosfera bizzarra che rende la pellicola di Peter Jackson distinguibile dal resto della cinematografia fantascientifica, talvolta seria al punto da risultare pesante. Gli effetti speciali per nulla computerizzati, dato che il film è degli anni ottanta, sono godibili sotto molti punti di vista, contribuendo nel regalare agli spettatori alcune fra le più spassose scene splatter di sempre. 
Quando la demenzialità è dichiarata, ed è inserita in un film ricco di idee dove il lato umoristico risulta, dopo un po' di riflessione, soltanto superficiale, ecco che la pellicola, malgrado le tante sciocchezze, si guadagna il rispetto della critica. Riuscire a girare un film cosi che, in bilico tra genio e sciocchezza, viene apprezzato anche dai più esigenti, è impresa assai più delicata e difficile, nonché rischiosa oltre ogni immaginazione. La fanta-commedia-horror è dunque servita: l'aspetto esterno è vomitevole, ma il gusto è una vera prelibatezza.

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