giovedì 19 settembre 2013

Robert Silverberg: Gli osservatori


Autore: Robert Silverberg
Ed. NORD, COSMO n° 99 1980
Titolo originale: Those who watch [1967]
Traduzione di Maurizio Nati

Non siamo soli nell'universo e per giunta siamo fra gli ultimi arrivati.
Da millenni razze aliene osservano l'evoluzione della nostra specie e contemporaneamente si tengono sospettosamente d’occhio, in una sorta di guerra fredda galattica.

I governi terrestri lo sanno ma ci tengono all'oscuro.
Gli ingredienti della banalità ci sarebbero davvero tutti per scatenare l’inferno, solo una scena d’azione, movimentata e spettacolare potrebbe sovvertire l’esito scontato della premessa.

Quindi cosa ci inventiamo per rincarare la dose? Iniziamo in souspance con un'avaria di una delle astronavi dirnane, una delle razze degli osservatori, in volo atmosferico, che costringe l'equipaggio, una triade di due maschi ed una femmina, a paracadutarsi prima dell'inevitabile esplosione con annessi effetti pirotecnici dei reattori a fusione (aridalle con la guerra fredda e l'energia atomica).

I tre dirnani, perfettamente camuffati da esseri umani si disperdono a causa dell'altitudine di lancio perdendo il reciproco contatto; le condizioni critiche dell'atterraggio causano loro lesioni tali da renderli totalmente inermi. Solo il provvidenziale quanto improbabile incontro con tre esseri umani (uno per ciascuno) dotati di particolare buon senso, altruismo ed intelligenza, che non li consegneranno alle autorità e, anzi, li cureranno e proteggeranno (e tre su tre mi sembra davvero troppo), permetterà loro di essere salvati dalla missione di soccorso. Tutto questo non prima che dirnani e terrestri fraternizzino fino ad avere in due casi su tre un improbabile coinvolgimento emotivo e sessuale (si parla di lombriconi cammuffati da umani evidentemente in cerca di sensazioni forti) con effetti catartici e rigeneranti per i due terrestri coinvolti (il terzo dirnano viene salvato da un bambino)...

Non mi sento di stroncare totalmente il romanzo; c’è qualche debole spunto tematico oltre l'ipotetico primo contatto fantascientifico: da quelli ad uso e consumo della società statunitense di fine anni '60 del ‘900 che incomincia a fare i conti con i rimorsi verso i nativi americani ed il loro sfruttamento capitalistico ed edonistico, oppure un embrione di antimilitarismo più critico però con i criteri di attribuzione del potere ad alcuni zelanti mediocri con le stellette piuttosto che verso la sacra istituzione U.S. ARMY & CO. Ammiccamenti verso tematiche esistenziali, tendenza che si andava delineando nella fantascienza dell’epoca e qui ancora acerba, quali l'alienazione e la solitudine umana viste però dall'occhio benevolo e compassionevole di una razza superiore, la fratellanza universale et cetera et cetera...

Ma si ha la netta sensazione che l'autore fosse privo di energie narrative ed avesse voglia di chiudere il romanzo alla spicciolata; quasi che dopo un'iniziale entusiasmo progettuale fosse incappato in un bioritmo negativo ma con degli obblighi contrattuali da rispettare. Così spunti narrativi, uno fra tutti la presenza di una razza aliena rivale (guerra fredda interstellare), che avrebbero potuto portare più sale ed avventura, inaridiscono troppo in fretta tanto da sembrare pleonastici. Si aggiungano uno stile neutro, dopo lo scoppiettante (è proprio il caso di dire così vista l'esplosione dell'astronave) e ingannevolmente promettente stile d'incipit, che ha l’unico pregio di permettere una lettura scorrevole e delle caratterizzazioni ben definite ma perlomeno scontate, mai originali.
In conclusione meglio questo libro che sbirciare il quotidiano del vicino di posto in metropolitana ma, se già non lo possedete, non mettetelo nella lista degli acquisti.

Marco Corda

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