sabato 14 settembre 2013

Grammatica della fantasia

Era il 1973 quando quel burlone di Gianni Rodari si prese la briga di scrivere un saggio sull'arte di inventare storie di fantasia. L'idea gli venne dopo una serie di incontri con una cinquantina di insegnanti delle scuole per l'infanzia, avvenuti tra il 6 e il 10 marzo del 1972 a Reggio Emilia. Talmente fruttuosi furono quegli incontri, che lo scrittore di Omegna decise di riportare tutto in un libro dal titolo, ormai famoso, di Grammatica della fantasia. Il trattarello è ufficialmente riferito alla narrativa per l'infanzia eppure nasconde, in profondità, un elogio della fantasia a qualsiasi livello. La fantasia è infatti vista, da Rodari e non solo, come prerogativa di qualsiasi disciplina, prime fra tutte le discipline scientifiche.
Al centro dell'opera sta il bambino, la cui intelligenza non va sottovalutata e la cui creatività va stimolata continuamente, perché è nella sua stessa natura inventare e imparare. Un bambino che ascolta o legge una storia non si accontenta di recepire passivamente quanto gli viene propinato ma sfrutta la situazione per aggiungere elementi suoi, divertendosi con la propria fantasia e mettendola alla prova. Nella maggioranza dei casi, dopo aver ascoltato qualche storia, al bambino verrà una voglia matta di inventarsene una tutta sua, magari anche solo nella sua mente, e prima ancora arricchirà seduta stante la storia ascoltata con elementi nuovi di tutto punto. 
Come mai molte persone, una volta diventate adulte, perdono il loro gusto innato per la creatività, o si convincono di non averla, o la reprimono forse per sempre? Secondo Gianni Rodari la perdita di questa facoltà, che abbiamo tutti sin dalla nascita, è spesso dovuta a una scuola o a un ambiente famigliare o a una società che crescono il bambino come un consumatore, propinandogli insegnamenti monodirezionali senza richiedere sforzi creativi. Secondo lo scrittore di Omegna, per esempo, nelle scuole si ride troppo poco, e «l'idea che l'educazione della mente debba essere una cosa tetra è tra le più difficili da combattere». E' vero che sono passati quarant'anni da quando il libro fu scritto, ma questi sono concetti che non hanno tempo.
Rodari vede nella fantasia un modo efficace per insegnare ai bambini ad uscire dagli schemi. Insegnare ai bambini come giocare al meglio con la fantasia e con le parole è inoltre un sistema efficace per incoraggiarne l'anticonformismo, caratteristica necessaria per sviluppare una personalità dotata di uno spiccato senso critico.
I bambini, per loro natura, non obbediscono ciecamente a tutto quello che gli si dice. Lo si può osservare in molte loro attività, come per esempio la disobbedienza alla natura di un oggetto. Una semplice pigna può diventare, nei loro giochi, una torta o un pallone o una bomba. L'assegnare agli oggetti i ruoli più impensati è una delle forme di ribellione concettuale insita nei bambini e, come tante altre manifestazioni del genere, non andrebbe repressa ma lasciata libera di esprimersi. Così, anche la distruzione di un giocattolo, o il suo smontarlo per vedere come è fatto dentro, non devono essere visti sempre sotto un'ottica negativa ma come un desiderio di confrontarsi con esso, di misurarsi con esso, di sfidarne la complessità.
Giocare con l'immaginazione per liberare il pensiero, dunque. Inventare e leggere storie di fantasia è un modo per districarsi dai fili contorti della realtà, ovvero dai luoghi comuni, dalle convenzioni e dalle false verità. Giocare con la fantasia non vuol dire rifiutare la realtà propriamente detta, ma viverla fuori dai sentieri tracciati, maneggiarla, esplorarla e quindi alla fine conoscerla meglio. Se il concetto non è ancora chiaro, possiamo ricorrere alle stesse parole di Rodari: «Nella realtà si può entrare dalla porta principale o infilarvisi – è più divertente – dalla finestra». Va da sé che «inventare storie è una cosa seria».
Grammatica della fantasia è soprattutto un trattarello giocoso sull'arte di inventare storie, in cui vengono esposti alcuni trucchi del mestiere. Il suo pubblico è anche quello degli scrittori e delle scrittrici. Va chiarito, però, che lo stesso autore non elenca dei metodi per la scrittura come se fossero regole. Rodari, di regole per inventare una storia di fantasia, non ne vuol sapere. Divulga invece delle tecniche, più che altro giochi, che aiutano a stimolare l'immaginazione. Per esempio si potrebbe giocare a far sparire qualcosa dal mondo. Cosa accadrebbe se improvvisamente sparissero tutte le televisioni? E se il nonno diventasse un gatto? Insomma, nella scatola cranica abbiamo una macchina creativa bella e pronta, l'unica cosa da fare è darle degli stimoli, possibilmente sin dalla nascita perché - come dice lo scrittore Ted Chiang - «affinché un cervello si avvicini al suo potenziale, occorre un'educazione da parte di altri intelletti». L'idea che solo pochi eletti abbiano facoltà creative è un mito da sfatare, anche se ciò non significa che abbiamo tutti le stesse potenzialità e che quindi si possa diventare tutti bravi scrittori.
L'importanza dell'insegnare ai bambini il gusto e la capacità di creare, doti naturalmente presenti in ognuno di noi, viene esemplificata dalle parole di Ray Bradbury, che nel suo Fahrenheit 451 scrive: «Chi non crea non può fare a meno di distruggere». Bisogna creare, perché altrimenti si verrebbe sospinti indietro dall'eterno vento contrario dell'entropia. Creare per diventare persone critiche e partecipative. Per non accettare passivamente ciò che le pubblicità, i media e le autorità d'ogni tipo ci propongono. Per inventare pensieri propri, per non essere i pappagalli di qualcosa o qualcuno. Creare per essere i guru di noi stessi.


 Flavio Alunni

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