martedì 24 settembre 2013

Arthur C. Clarke & Stephen Baxter: L'occhio dell'Universo


Sapete cos'è una bomba cosmologica? No? Una bomba cosmologica è quell'affare che sta puntando dritto verso la Terra da un posto remoto della galassia, o forse addirittura al di là di essa. La sua detonazione proietterà il pianeta in un altro universo, ben più instabile del nostro nel senso che la sua espansione è più accelerata e la sua fine imminente. Dopo i primi due libri della trilogia, L'occhio del tempo e L'occhio del sole, già recensiti in questo blog, adesso gli artefici dell'attacco hanno un nome: i Primogeniti, membri di una civiltà che si presume antichissima e proveniente da un angolo remoto dell'Universo. Non è dato sapere il motivo esatto della loro volontà di distruggere l'umanità. L'ipotesi più accreditata si baserebbe sull'eccessivo consumo di energia della Terra, che accelererebbe la fine dell'Universo. A un'astronave sarà dato il delicato compito di deviare la rotta della bomba sfruttando la massa di un asteroide.


Come detto nelle precedenti recensioni che hanno riguardato i primi due libri della trilogia, l'epopea di Clarke e Baxter è un crescendo di complicazioni: più si va avanti, più cresce l'impronta dell'hard science fiction. Si prega di tenere il cervello ben riscaldato durante la lettura, soprattutto perché nel capire la parte finale sarà richiesto un po' di ragionamento. Nella trilogia che qui si conclude, la scienza gioca un ruolo di rilievo, con tutte le complicazioni del caso. Come Clarke ci ha abituato da più di cinquant'anni, i suoi romanzi sono impeccabilmente scientifici, per questo è stato uno degli autori di fantascienza più amato da chi la scienza la studia e la pratica. Va chiarito che ci sono autori ben più complicati di Sir Clarke, che a differenza del Maestro non sono accessibili a tutti, primo fra essi lo scrittore Greg Egan, di fronte al quale molti lettori e molte lettrici allargano le braccia in segno di resa. Arthur C. Clarke riusciva allo stesso tempo ad essere scientificamente impeccabile e comprensibile alla maggior parte del pubblico.

Si diceva pocanzi che L'occhio dell'Universo è l'ultimo capitolo della trilogia. Sebbene la saga si possa considerare terminata, con tutte le critiche del caso, è fuori di dubbio che se l'autore di 2001: Odissea nello spazio non fosse morto nel 2008 i due autori ci avrebbero deliziato con altri seguiti. C'è chi ritiene la saga perfettamente conclusa, chi ci vede un appagante finale aperto, chi pessimisticamente pensa che la trilogia sia stata mutilata sul più bello. Una cosa, però, è certa: Arthur C. Clarke ha coronato la sua vita col sogno di tutti gli scrittori. Arthur C. Clarke è morto scrivendo. 


Flavio Alunni


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