martedì 31 dicembre 2013

Discorso alla nazione





Mentre Re Giorgio si appresta a compiere il consueto discorso alla popolazione, noi di Clarke è vivo! ne faremo uno tutto nostro. Diverso nei termini, ma rivolto all’Italia tutta, nessuno escluso. In quest’Italia dove, se già da tempo appariva evidente la sempre maggiore separazione tra amministratori e amministrati, ora la politica e la società civile sono due entità completamente scisse l’una dall’altra.

Ma non siamo qui per parlar male del nostro amato paese quanto per ribadire alcuni concetti che riteniamo essenziali, anche per un’eventuale ripresa economica, sociale e culturale. A partire dal titolo che venne scelto per questo blog. Ispirato a Sir Arthur C. Clarke, autore di fantascienza britannico che insieme a pochi altri incarna la vera anima della fantascienza e ne ha costruito le basi sin da quando il genere letterario era ancora nella culla. Il titolo del blog è un grido di speranza, non solo in riferimento al fatto che, così come Clarke vive ancora grazie alle sue opere e alle sue idee, anche la fantascienza può continuare a vivere nonostante il momento di crisi contemporaneo. E’ anche un modo per dire che la fantasia dev’essere mantenuta in vita nonostante i colpi che ha subito e che continua a subire, perché ucciderla significherebbe la fine di ogni cosa.

Dobbiamo educare i nostri figli allo studio e alla creatività, unici antidoti ai due tra i mali più atroci che possano affliggere l’essere umano: l’ignoranza e la passività. La creatività è alla base di tutto. La risoluzione di qualsiasi problema richiede una buona dose di creatività. La ricerca scientifica, sia di base che applicata, è essenzialmente un atto di creatività. Educarsi alla creatività significa educarsi a non subire l’ambiente esterno, significa imparare che niente è immutabile e che tutto si può cambiare, a partire da noi stessi. La creatività è tutto: se essa viene a mancare, è inevitabile che venga sostituita dall’istinto della distruzione, come dice Ray Bradbury nel suo Fahrenheit 451. Creare per non distruggere e per non essere distrutti.

Si possono dunque considerare i racconti e i romanzi di fantasia come qualcosa di assolutamente interconnesso con la realtà e addirittura con la scienza. Facciamo un esempio concreto. In un racconto può capitare di avere a che fare con gatti che balzano dal terreno e, facendosi beffa della gravità e del vuoto dello spazio, saltano fin sulla luna e anche oltre. E’ stupido, direbbe qualcuno. E’ istruttivo, direbbe qualcun altro. L’immaginare cose così assurde non è altro che un gioco, un allenamento del cervello ad abbattere concetti inattaccabili come la gravità e la sopravvivenza di un gatto nello spazio. E’ solo un gioco, s’intende, che non va preso sul serio, ma che allena la mente a non avere limiti di pensiero, applicando poi i risultati di questa palestra ad attività più concrete come la ricerca scientifica, appunto, ma il discorso vale per qualsiasi altra disciplina.

La vita è un atto di creatività. Lo stesso senso della vita può considerarsi un atto creativo. Ognuno, alla vita, gli dà il senso che preferisce. Immaginate un po’ che noia sarebbe se ci fosse un unico e inequivocabile senso della vita. Per alcuni la vita non ha senso, per altri il senso della vita è la diffusione del bene, per altri è il progresso, per altri ancora il senso della vita è vivere la vita e basta, fare esperienze, amare, soffrire, gioire, disperarsi, emozionarsi, o perseguire il proprio ideale.

La vita stessa è un atto di creazione, si diceva. Ognuno di noi, nel vivere la propria esistenza, sta dando luogo a una storia, che come tutte le storie è destinata a un finale più o meno sorprendente. Siamo tutti artisti ma alcuni lo sono a loro insaputa. Siamo artisti nel creare la nostra personalità, nel nostro modo di vestire, nel nostro modo di parlare, di camminare, di pensare e così via. Non uccidiamo la nostra fantasia, dono di cui siamo forniti (nessuno escluso) fin dalla nascita.

Riassumendo il discorso in una semplice frase, noi di Clarke è vivo! sogniamo un paese (e un mondo) dove la fantasia andrà di moda e dove di conseguenza ci sarà più libertà per ognuno.

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