giovedì 30 gennaio 2014

Hypnos n.1 - Rivista di letteratura weird e fantastica

Hypnos è una rivista il cui primo numero è uscito nella primavera del 2013. La rivista fa capo all'omonima casa editrice di cui chi scrive ha avuto modo di recensire anche il romanzo Predatori dall'abisso. La rivista e gli altri libri della casa editrice si inseriscono nel mondo della letteratura weird, genere letterario le cui origini risalgono forse a Edgar Allan Poe - se non prima - e ad HowardPhillips Lovecraft.

Copertina di Ivo Torello
Hypnos n. 1 è ricco di "antiche" novità. Contiene infatti opere scritte dall'Ottocento ai primi anni del Novecento. A ogni racconto segue sempre una breve biografia dell'autore, con annessa bibliografia per la maggior parte fatta di libri ancora non tradotti in Italia.

Il weird è un genere difficile da definire. Dalla lettura dei racconti e degli articoli presenti in Hypnos n. 1 si deduce che il weird racchiude al suo interno racconti horror e soprannaturali, tra cui le storie di fantasmi, o comunque racconti di genere fantastico che nascondono in sé un contenuto orripilante o inquietante, che sconvolgono la realtà facendo leva sulle paure umane più intense e nascoste.

Hypnos n. 1 inizia con il racconto di Oliver Onions (1863-1961) dal titotolo Benlian (mantenuto tale e quale nella traduzione italiana di Silvia Sellerio) e pubblicato nel lontano 1911. Ancora inedito nella penisola, il racconto narra di uno scultore che ha trovato il modo di trasferire la sua anima in una statua di sua fabbricazione. Si ambienta in un palazzo dove risiede il macabro scultore insieme a un povero pittore di statuine, che seguirà a suo rischio e pericolo l'evolversi della vicenda. Dopo il racconto compare un'eccellente biografia e un'altrettanto utile bibliografia delle opere di Oliver Onions insieme a un altrettanto valido articolo dello stesso Oliver Onions dal titolo Credo, che egli scrisse nell'introduzione alla sua raccolta del 1935, una «chiave di lettura ai suoi racconti del soprannaturale».

Segue, soprendentemente, un atto unico teatrale della scrittrice francese Hélène de Zuylen de Nyevelt de Haar dal titolo Il ballo interrotto (1905), anch'esso mai tradotto in Italia (fino a questa traduzione di Gino Carosini) come tutte le opere dell'autrice. L'atto unico si svolge in un palazzo aristocratico dove si tiene una festa mascherata mentre fuori, in tutta la città, fa strage una tremenda epidemia che uccide in pochi secondi dopo aver riempito il volto delle vittime di rosse venature. Il contrasto tra il forzato divertimento dei presenti e la paura che l'infezione possa far breccia in quella fragile oasi di benessere rende l'atto unico piuttosto inquietante. Ricorda molto Il gioco dell'epidemia di Eugène Ionesco, altra opera teatrale ben più lunga di quella della scrittrice francese e scritta, attenzione, svariati decenni dopo. Anche qui l'atto unico è preceduto da una rapida biografia e dalla breve bibliografia dell'autrice.

Si procede con due intermezzi prima di arrivare al racconto successivo, partendo da due pagine a fumetto disegnate da Gino Andrea Carosini che formano una storia flash dal titolo La maschera. Il breve fumetto si riaggancia, forse ironicamente, al racconto precedente. Quindi assistiamo a un articolo di Giuseppe Lippi su un paio di sue allucinazioni notturne seguite da un breve dialogo con la psicologa Daniela Delfrate in cui si tenta di spiegare razionalmente certi fenomeni dell'ancora misterioso mondo dei sogni.

Al fumetto e all'articolo onirico segue il racconto L'orrore di John Berwick Harwood, un racconto horror straziante dove la vittima di un macabro sortilegio è una povera fanciulla innocente che scrive il racconto in prima persona. L'opera è del lontano 1861 e funziona ancora oggi. La traduzione è di Claudio Di Vaio, che traccia anche una breve presentazione dell'autore insieme a un interessante studio sul racconto appena letto.

E finalmente si arriva al racconto Hypnos di Howard Phillips Lovecraft, a cui la casa editrice e la rivista sarebbero ispirati. Un racconto onirico che riassumerebbe tutta la grande produzione onirica del maestro del Novecento, a cui chi scrive è riuscito a strappare un'intervista storica dopo aver trapassato la segreta soglia che separa questa realtà dal mondo dei sogni. Il racconto è estraniante così come lo è il complesso racconto Cumhu, oltre la soglia dell'ignoto scritto a quattro mani da Andrea "Jarok" Vaccaro (l'editore) e Giovanni De Matteo, un valido omaggio allo scrittore di Providence sia per l'impostazione che per le numerose citazioni.

Per i lettori in lingua inglese Andrea Bonazzi sforna un interessante articolo sulle moltissime novità editoriali nel campo della letteratura weird in lingua inglese, un'ottima fonte per chi volesse immergersi su grossa scala in questo meraviglioso mondo letterario.

Cunclude il numero 1 della rivista il racconto I fatti di Poroth Farm dell'autore T. E. D. Klein, l'unico ancora in vita tra quelli stranieri proposti. Il racconto è lungo, praticamente una novella, ed è forse la migliore produzione di Klein a quanto si deduce dall'introduzione di Andrea Vaccaro seguita dalla consueta bibliografia. Tale racconto finisce col chiudere in bellezza il primo numero della rivista.

3 commenti:

  1. Sembrerebbe davvero molto interessante, originale e ben curata. Sono tentato di fare l'abbonamento ai primi 3 numeri...

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  2. Al momento sto "visionando" il numero 2, se vuoi puoi aspettare il relativo mio articolo che però, ti avverto, mi sa proprio che sarà sulla stessa linea di quello che hai appena letto perché il livello del n. 2 si prospetta ancora molto, molto buono :-)

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  3. Quindi inizio a mettere i soldi da parte :D

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