mercoledì 29 gennaio 2014

Morire di realtà


Vengo da un seminario svoltosi alla facoltà di lettere e filosofia dell'università La Sapienza di Roma dal titolo "La fantascienza, sociologia dell'avvenire?" dedicato ad Antonio Caronia dove c'erano ospiti illustri come Domenico Gallo e Salvatore Proietti, e sono tornato a casa piuttosto angosciato. Tra chi diceva che la fantascienza  è morta, chi affermava che stava morendo e chi invece diceva che ha esaurito il suo compito, mi sono domandato per quale motivo io continui a leggere libri di fantascienza e per quale motivo mi appassioni nelle letture dei classici degli anni cinquanta o addirittura di inizio secolo scorso o persino dell'800 (vado matto per La macchina del tempo di H. G. Wells). Premetto che sono nato alla fine degli anni '80 quando, a quanto mi sembra di capire, la fantascienza era ormai al tramonto della sua gloria, e aggiungo che l'ho iniziata a leggere quando andavo alla scuola media, nell'anno 2000. Premetto inoltre che questo dubbio fanta-esistenziale mi brulica dentro da un po' di tempo, non soltanto dopo il seminario di ieri.
Dal seminario è uscito fuori che, mentre la fantascienza è in crisi, vuoi perché è stata superata (o smentita) dalla realtà, vuoi perché ha plasmato la realtà al punto che non si distingue più da essa, il fantasy non ha mai venduto così tanto. Stiamo parlando ovviamente della letteratura, perché per quanto riguarda il cinema la situazione è completamente diversa in quanto nel cinema è rappresentata solo una parte infinitesimale del fantasy e della fantascienza. 
Ma veniamo alla fatidica domanda. Perché leggere ancora fantascienza? Ora, comunque la si pensi, è evidente che ognuno avrà motivi diversi. C'è chi legge science fiction come un modo per interpretare la realtà da un punto di vista strettamente sociologico, coi piedi ben saldi sulla terra, e c'è invece chi la legge per estraniarsi dalla vita, per avere un attimo di svago, una tregua dalla routine quotidiana, ma in tal caso sarebbe meglio il fantasy. Già, perché in fondo la fantascienza, soprattutto quella moderna, ti fa estraniare dalla realtà ma poi te la fa tornare addosso violentemente come un pugno faccia. Il fantasy invece rappresenta una fuga, o se vogliamo un divertimento, senza il rischio di rovinarci la giornata. E il futuro non viene determinato certo dai libri di fantascienza ma dalle azioni che gli uomini compiono concretamente nel presente della realtà propriamente detta. Quindi, un motivo per cui varrebbe ancora la pena di leggere fantascienza, soprattutto quella con risvolti sociologici, sarebbe quello di utilizzarla come motore per azioni concrete di determinazione del futuro. Su una cosa, infatti, ha ragione la science fiction: a partire da un dato presente, abbiamo davanti a noi una serie di futuri possibili, alcuni dei quali atroci ed innominabili. Quale di essi verrà realizzato dipenderà dalle nostre azioni vere a proprie. Ad ogni effetto corrisponde una causa. E la causa siamo noi. Qui, adesso, non su Marte o su Proxima Centauri.
Il guaio (o uno di essi) della fantascienza potrebbe essere dovuto al fatto che il suddetto genere letterario non ha saputo mantenere le sue promesse umanistiche, mantenendo invece le sue profezie distopiche, trasformandosi da letteratura del possibile a letteratura del peggior futuro possibile. Resta oggi, forse, una forte amarezza per il futuro e magari la consapevolezza che, mentre possiamo sballarci viaggiando su astronavi che nella vita reale non potrebbero mai superare la velocità della luce né compiere balzi nell'iperspazio né avere intelligenze artificiali uguali o superiori a noi, alla fine, malgrado le meraviglie e le utopie di cui possiamo riempirci la testa per una vita intera, finiremo drammaticamente, inesorabilmente, per morire di realtà.

Jeff Leboffe

1 commento:

  1. Interessante.
    A me sembra che la fantascienza continui a sfornare storie belle e appassionanti, seppure alcuni classici FS risentono persantemente del passare nel tempo (talvolta, sono scritti maluccio, non fosse altro che perché si rivolgevano a un pubblico più popolare. Talvolta dipingono un futuro troppo simile al passato, per essere di facile lettura).

    In ogni caso, ho sempre pensato alla fantascienza come a un genere talmente ampio da includere testi di puro intrattenimento fino a testi densissimi e impegnatissimi. Che la colpa dell'allontanamento dalla letteratura fantascientifica sia che quella cinematografica, sempre più piena di azione, esplosioni e intrattenimento fine a sè stesso, dia l'idea di un genere per ragazzini?

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