lunedì 17 marzo 2014

"Cristalli sognanti" di Theodore Sturgeon, fantascienza per adulti e bambini

E' difficile non pescare ta le opere degli anni '50 quando si vuole leggere un bel classico della fantascienza. Cristalli sognanti ha le qualità tipiche degli intramontabili romanzi di quel periodo, definito l'«epoca d'oro» di un genere letterario che proprio allora ebbe il successo di pubblico che gli spettava. Come un classico anni '50 che si rispetti, il romanzo di Theodore Sturgeon dura poco, circa duecento pagine, e nelle poche parole a disposizione accadono un mucchio di cose, mentre la storia inizia con un incipit che arriva subito al dunque senza fronzoli. Come i grandi classici, il contenuto ridotto tocca temi di grande spessore.
Le anime che prendono parte alla storia hanno caratteristiche molto accentuate, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Horty, il protagonista, è un bambino dall'animo nobile, trovato e accudito da una coppia di genitori adottivi cattivissimi, da cui scapperà dopo che il patrigno gli avrà staccato tre dita schiacciandogliele nella porta dell'armadio. Il Cannibale, l'antagonista di questo libro fiabesco, è assai malvagio e vuole distruggere l'umanità. «Horty è amore. Cannibale è odio» dirà Solum, l'Uomo dalla Pelle di Alligatore, che aggiunge rivolto a Zena, la nana da circo: «Tu hai fatto Horty». Zena è la nana che, insieme ad altri due nani, Avana e Bunny, trova Horty per strada e lo fa assumere nel circo del Cannibale insieme a loro. Avana è grassoccio con tripla pappagorgia, e Bunny ha una risatina talmente acuta da risultare al limite degli ultrasuoni. Zena, nuova mamma adottiva, consapevole del potere del ragazzino, crescerà Horty con tanto affetto perché sa che un giorno il ragazzo dovrà affrontare il Cannibale, e lo istruirà a sua insaputa trasformandolo in un angelo del bene.
Cristalli sognanti è in fondo una metafora sull'uso del potere, rappresentato in questo caso dai cristalli di origine aliena, esseri che coi loro sogni riescono a costruire forme di vita generalmente incomplete ma che, una volta innamorati, insieme al loro partner possono creare forme di vita perfettamente funzionanti e speciali come il piccolo Horty. Il Cannibale vuole usare il potere conferitogli dai cristalli per distruggere il mondo, mosso dal solo sentimento dell'odio, magari semplicemente perché è cresciuto senza affetti e senza amore, ed è troppo tardi per insegnargli ad essere felice. Horty non usa affatto il potere dei cristalli, se non per combattere il male quando si troverà costretto ad affrontarlo, e anche in quel caso il suo potere si dimostrerà un'arma a doppio taglio. Nel mostrare la forza distruttiva dell'odio e la natura costruttiva della passione, passione di ogni forma, non solo quella tra due persone innamorate, il romanzo di Theodore Sturgeon è piuttosto educativo e quindi persino adatto ai bambini, insegnando loro valori nobili su cui basare la vita da adulti che si troveranno ad affrontare. A renderlo un libro adatto ai bambini, ovviamente non piccolissimi, contribuisce l'estrema semplicità narrativa che lo contraddistingue.
Curiosità delle curiosità, anche in Cristalli sognanti troviamo un riferimento a Charles Fort, lo studioso di fatti assurdi e inspiegabili vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Fort è stato l'ispiratore di molti scrittori di fantascienza del secolo passato. In questo blog è stata segnalata la sua influenza in due altri grandi classici, Schiavi degli invisibili di Eric Frank Russell e L'invasione degli ultracorpi di Jack Finney. Col libro qui presentato, i romanzi più o meno ispirati allo studioso americano del paranormale arrivano a tre, e chissà quanti altri ce ne sono in circolazione. Cercare opere più o meno alchimistiche del più o meno recente passato, opere di autori realmente esistiti, magari persino nel medioevo, costruendoci sopra una storia fantastica, è qualcosa di assai frequente tra gli scrittori di fantascienza, indipendentemente da Charles Fort che costituisce uno degli esempi moderni in proposito. Del resto, quando si parte da elementi reali, per quanto discutibili, l'opera d'arte prende una forma maggiormente credibile, fosse anche solo perché chi legge dimostra apprezzamento nei confronti di uno scrittore che si è documentato prima di scrivere quello che ha scritto. 

Flavio Alunni


2 commenti:

  1. Il nome di Charles Fort mi fa pensare anche ad Alfred Bester ed al suo "La tigre della notte".

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