venerdì 28 marzo 2014

Rock Progressivo Italiano: Spettri (2011)


Spettri è un album registrato nel 1972 dalla band omonima nata a Firenze nel 1964, ed è rimasto inedito fino a oggi. Il gruppo nasce in pieno fermento beat, poi curverà verso il prog (all'epoca chiamato "avanguardia") nel 1970 quindi, nella seconda metà degli anni '70, in seguito alle nuove tendenze musicali e a un sempre minore interesse del pubblico nei confronti della musica colta e da ascolto, il gruppo cambierà le sue scelte musicali e il progetto Spettri sarà messo nel cassetto, vedendo finalmente la luce nel 2011 in formato CD.

La copertina attira subito l'occhio facendo pensare a un'altra band italiana, i Goblin, ma questa impressione viene smentita da una musica decisamente rock a differenza della musica più gotica e sperimentale della gran parte della produzione dei Goblin. Nell'immagine di copertina è rappresentato il dipinto in olio su tela dell'artista Ferìda, dal titolo La vita dopo la morte
A cosa si deve il titolo dell'album? E di cosa tratta? Spero di non offendere nessuno se pubblico il testo della traccia di introduzione, indispensabile per avere un quadro di ciò che accadrà nelle tracce successive. 


Il vero significato di questo Testo, è un'aperta critica alla società odierna, che trasuda di egoismo e ipocrisia. In essa stanno scomparendo tutti i valori umani che porteranno inevitabilmente l'uomo nell'abisso. Un uomo, disgustato appunto da queste bassezze, si rifugia in un dialogo con il mondo metafisico. Egli però, comunicando con l'Oltretomba, spera di riuscire a trovare risposte, rimedi, contro i mali che affliggono l'Umanità, ma non ottiene nessuna indicazione utile, se non risposte enigmatiche, che hanno in fondo lo stesso significato. L'uomo si è illuso, dopodiché impazzisce.



L'isolamento e il dialogo con i morti non porteranno a nulla, dunque. Il morto gli dirà che "la Sorte che ti sei creata è già scontata, è già scontata" e che "la cosa che ti sta nel cuor, sta già morendo sempre di più, sempre di più". L'uomo vedrà di fronte a lui l'ombra di una guerra definitiva che porterà l'umanità alla sua eliminazione, e dirà rassegnato: "noi vivi vorremmo sapere quello che Essi sanno, senza però alcun risultato, rischiando per la troppa curiosità, la follia!". Egli non solo non troverà risposte, come forse non se ne troveranno fino al tramonto dei tempi, ma coloro che sanno, come i morti da lui disturbati, gli dicono che i mortali non devono sapere il Segreto. Da un lato questa ignoranza obbligata porterà l'uomo alla pazzia, sancita dall'orrendo incubo in cui egli sognerà di essere diventato un verme, un incubo che diventerà realtà perché egli, non considerandosi più degno di un essere umano, anzi convincendosi di non esserlo, metaforicamente ma non solo diventerà un verme.

Secondo l'uomo in esame, i mali dell'umanità sono soltanto in ultima analisi mali materiali (come appunto una guerra), in quanto essi rappresentano la diretta conseguenza dei mali spirituali, di una crisi spirituale globale. Se l'uomo perde per sempre i valori che lo rendono tale, allora non avrà più ragione di esistere e la distruzione fisica seguirà quella dell'anima. La soluzione proposta dal nostro pensatore si può riassumere in una semplice frase: "Cerchiamo di non avere, cerchiamo invece di essere". E la ripete per ben tre volte.
Il bisogno di guardarsi nel profondo, di dare più importanza all'elemento spirituale (oltre a quello materiale) a livello di massa, potrebbe essere un bisogno non tanto dell'umanità tutta, quanto forse un bisogno di quella parte di umanità definita comunemente "società occidentale", che affoga nel materialismo più sfrenato ormai da parecchi decenni. Non si parla del bisogno di religione, anzi le religioni rischiano di scomparire in futuro senza fare troppo danno. Per spiritualità s'intende, in questo caso, una ricerca interiore. Che può essere svolta a qualsiasi livello, da quello artistico a quello scientifico a quello filosofico. Per ricerca spirituale s'intende anche la conoscenza della mente umana nei suoi meccanismi nascosti. Nel libro Abbi il coraggio di conoscere, Rita Levi Montalcini cita a proposito una frase di Francis Crick, uno dei due scopritori della struttura chimica del DNA. Alle pagine 171 e 172 della prima edizione del suddetto libro (edizione BUR - Biblioteca  Universale Rizzoli) compare la seguente sentenza dello scienziato:
"Per l'uomo non esiste ricerca scientifica più importante di quella che ha per oggetto il suo cervello. La nostra visione dell'universo è strettamente legata ad essa".
E il premio Nobel italiano aggiunge la sua opinione, a pagina 172:
"La conoscenza del nostro cervello non è soltanto la chiave di comprensione dell'Universo, ma è l'unica speranza che rimane all'uomo per capire se stesso ed evitare che le sue tendenze distruttive minaccino la sopravvivenza della specie umana e di tutte le altre".
Perché no, dunque? La ricerca spirituale parte anche da quella scientifica, che spesso e con errore viene considerata sinonimo di materialismo.
Spettri è un album estremamente pessimista, o se vogliamo sofferto, che esprime tormenti esistenziali insopportabili se portati alle estreme conseguenze. Spettri lascia comunque una speranza, la speranza che questo mondo sia un inferno fittizio, che al di là di esso vi sia una dimensione dove le nostre anime giungeranno una volta che saremo morti. Un inferno dove è impossibile sapere, dove siamo obbligati a non sapere pur avendone la triste consapevolezza, un luogo temporaneo oltre il quale si erge la Verità. Ma non è che una speranza, che esorcizza l'Altra Verità, quella inaccettabile, quella che ci farebbe suicidare in massa, quella secondo cui la vita non ha senso, secondo cui dopo la morte c'è il Nulla, secondo cui non abbiamo un'anima. 
Questi ragionamenti deliranti sorgeranno dentro di voi durante l'ascolto dei cinque brani presenti nel disco. Bisogna ammettere che, se l'ascolto dei brani non ci fa precipitare nella follia, ce la fa almeno assaggiare. E allora ci si sente un po' persi e distanti, un po' tormentati e depressi. Poi, con una rassegnata alzata di spalle, torniamo alle nostre vite quotidiane.

Flavio Alunni


Le tracce
01 - Introduzione
02 - Prima parte: stare solo
03 - Seconda parte: medium
04 - Terza parte: essere
05 - Quarta parte: incubo

La band
Ugo Ponticiello (voce)
Raffaele Ponticiello (chitarra elettrica e acustica)
Vincenzo Ponticiello (basso)
Stefano Melani (organo Hammond)
Giorgio Di Ruvo (batteria)



Immagine © grandeduc - Fotolia

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