giovedì 10 aprile 2014

Alfred Bester: La tigre della notte

La tigre della notte (o Destinazione stelle) di Alfred Bester è un romanzo atipico in confronto alla media delle altre opere ad esso contemporanee. Pur utilizzando topoi classici della fantascienza e non, dalla vendetta al teletrasporto, riesce ad anticipare stilemi di una fantascienza successiva.
Fin dal prologo Bester mette in chiaro lo sfondo storico che caratterizza il romanzo: il XXIV secolo costituisce un punto di rottura con il passato, è un secolo reso politicamente, socialmente ed economicamente instabile dalla scoperta del jaunto, la capacità di teletrasportarsi insita nell’uomo. In un momento storico così delicato l’umanità si troverà davanti a un bivio che la potrà portare alla morte o alle stelle. Lo stesso dicasi del protagonista.

Gulliver “Gully” Foyle è un uomo comune che sta morendo nello spazio. Bester calca la mano sottolineando l’assoluta normalità e mediocrità di Foyle, ci tiene a farci sapere che è un uomo qualunque. Un’astronave, la Vorga, avrebbe la possibilità di salvarlo, ma lo lascia al suo destino. E’ il calcio che serve a Gully per diventare tigre. “Tutti possono diventare persone non comuni se qualcosa li prende a calci e li sveglia”. Da quel momento il suo scopo è la vendetta.

Dopo un inizio che ha richiesto una certa dose di sospensione dell'incredulità, la trama prende una piega decisamente diversa, proseguendo in un intreccio che da una questione puramente personale si trasforma presto coinvolgendo il mondo politico ed economico. Il desiderio di vendetta che fomenta Foyle è tangibile quanto quello del Lorq Von Ray di Delany (Nova), per non citare l’abusato Conte di Montecristo che pure è la fonte d’ispirazione iniziale di Bester, trovando ampio sfocio in un'immagine infernale che ritorna a più riprese durante la narrazione. Foyle è ben caratterizzato risultando un personaggio più complesso di quanto non si possa pensare inizialmente. Soprattutto è evidente e ben delineata una sua evoluzione durante la vicenda. Chiunque brami vendetta ad ogni costo non può che assurgere a ruolo di antieroe, una figura che ben si adatta a sondare i limiti fra umano e disumano e che si presta alle più variopinte sfumature. E Bester sfrutta appieno questo potenziale in una parabola che si può sintetizzare efficacemente con "per aspera ad astra". Anche i personaggi secondari assumono una fisionomia più che discreta rendendosi per certi versi difficilmente dimenticabili.

Il ritmo frenetico imposto da Bester alla vicenda non permette distrazioni, d’altronde ci sono buone idee sparse ovunque. Non si tratta della solita avventura vecchio stile che fa tanto anni ‘50, ogni passaggio è fondamentale e legato a doppio filo al successivo.
Lo stile di Bester ammalia e coinvolge non mancando di qualche tocco di ironia ben piazzato. In alcuni punti verso la fine del libro, riesce a toccare corde che di solito sono ad uso esclusivo di Clarke riportando alla mente immagini e spiritualità di 2001: odissea nello spazio.
L'unica cosa che gli posso contestare è l'aver dato solo un abbozzo di quella che è una società completamente stravolta dalla possibilità di teletrasportarsi. Non mancano alcuni dettagli e le conseguenze del jaunto sono visibili fin da subito, ma sembrano rimanere sfocate, destinate a non essere approfondite oltre un certo limite. Ma Bester non è Pohl, la sua fantascienza non è prettamente sociologica, ha altri scopi. In questo caso direi per nostra fortuna.

Gully Foyle is my name
And Terra is my nation
Deep space is may dwelling place
The stars my destination


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