giovedì 15 maggio 2014

Anathem, ovvero come ti faccio la Speculative Fiction


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Anathem: (1) In proto ort, invocazione musicale o poetica alla Nostra Madre Hylæa, usata nell'aut di Provener, o (2), in nuovo ort un aut a causa del quale un fraa o una suur impertinente viene espulso o espulsa dal mondo matico.
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Chi ci ha capito qualcosa? Solo chi ha letto Anathem troverà le parole “aut, ort” dolce melodia dal sapore di casa. Come un tarantino che sentisse parlare in Danimarca di Mare Piccele e Mare Granne.
I due volumi in cui è diviso il romanzo fanno parte del filone apocalittico dell’editoria italiana: George R.R. Martin vede triplicarsi i suoi libri, Peter F. Hamilton decuplicarsi. Rizzoli, non volendo essere da meno di Mondadori, divide in due un romanzo unico. Ma perlomeno abbiamo la possibilità di leggerlo in italiano perché in inglese ci sarebbe voluto l’aiuto di un paio di madrelingua.
Neal Stephenson ci sbatte subito su Arbre, con una piccola avvertenza: non è la Terra, le somiglia, ma ha una storia tutta sua, una cultura estranea eppure parallela a quella terrestre, una carota di Arbre non è fenotipicamente uguale ad una carota terrestre e, soprattutto, molti vocaboli sono la risultante di giochi di parole fra termini associati o direttamente ispirati da lingue arcaiche. Questa avvertenza non è tuttavia sufficiente per non perdersi nel mare semantico creato da Stephenson. Il glossario finale aiuta, ma è limitato. L’unica soluzione è lasciarsi affondare, immersi nella cultura ort.
Il lettore caparbio avrà tutte le soddisfazioni che si merita seguendo fraa Erasmas, sorta di monaco che dal convento (monaco, convento: definizioni che sono sempre relativamente attinenti) in cui vive sotto l’ala protettiva di fraa Orolo, mentore di spessore, viene catapultato a causa di eventi eccezionali nel “mondo esterno”. Fra questo e il convento c’è infatti una netta separazione che viene meno solo in particolari circostanze.
Erasmas impara e narrando in prima persona accompagna il lettore inducendolo aristotelicamente ad apprendere i principi cardine della cultura di Arbre, in particolare scienza e filosofia. Queste sembrano essersi sviluppate parallelamente a quelle terrestri con il risultato che il lettore accorto (e con un po’ di conoscenza della storia della filosofia) riconosce una quantità indicibile di teorie filosofiche e scientifiche. Quindi il connubio scienza–filosofia risulta forte, vincente e avvincente nonostante si sviluppi prevalentemente sul piano retorico (perciò aristotelico). A fine libro non mancano delle calche che approfondiscono qualche discorso un po’ più complicato.
Le qualità del romanzo sono descritte in altre recensioni (su tutti il nostro amico editore Giorgio Raffaelli) con evidenti elementi principali in comune. Ciò supporta la mia idea secondo cui si tratti di pregi oggettivi, che sfuggono da ogni tendenza personale. È un grosso punto a favore di Stephenson, la fantascienza che più piace è quella in cui la S di SF non sta per la sola Science, ma, abbracciando un campo molto più ampio, diventa Speculative: speculazione scientifica, sociale, politica, filosofica. La narrativa di Stephenson rapisce e stordisce, incanta e ammalia. La costruzione di un intero mondo con il suo background è sempre complicata, ma la maestria nel tenere legati l’uno all’altro tutti i fili, da quello storico a quello politico, da quello sociale a quello culturale, fanno di Anathem un esempio o, estremizzando in ambito filosofico, un archetipo.

PROSIT! Alla salute della SF che in barba a chi la dichiara morta nel 2008 ha dato alla luce questo gioiello.



P.S. la complessità e la ricchezza di Anathem sono celebrate in un wiki che sembra ben fatto: http://anathem.wikia.com/wiki/Anathem_Wiki





Giuseppe Valente

3 commenti:

  1. "La narrativa di Stephenson rapisce e stordisce, incanta e ammalia."
    Come non essere d'accordo?
    Ti ringrazio per la citazione, ma forse era meglio indirizzarla qui ;-)

    RispondiElimina
  2. Hey, hey! Forse era meglio indirizzarla qui!
    A parte le stupidaggini, ora che sto leggendo il ciclo del nuovo sole, devo dire che trovo parecchie somiglianze nello stile...

    RispondiElimina

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