giovedì 1 maggio 2014

Cloud Atlas: sei racconti fanno un (bel) romanzo


Mitchell è un furbacchione. Probabilmente se questo libro fosse stato presentato come un'antologia di sei racconti concatenati (come ce ne sono tante) non avrebbe avuto grande successo. Si sa, i racconti non hanno consenso presso il lettore medio. Per non parlare di quanto poco attiri un libro da cui non sia stato tratto alcun film. Ben venga allora che i fratelli Wachowski abbiano portato alla conoscenza del grande pubblico un libro che merita senz’altro la lettura.
La struttura del (falso) romanzo è a specchio: le prime cinque storie s’interrompono a metà, la sesta viene narrata tutta per poi ricominciare a concludere le restanti in ordine inverso dalla quinta alla prima. La costruzione propinataci da Mitchell pare dispersiva per la lettura, perché il primo racconto per trovare conclusione deve attendere 400 pagine e altre 5 storie in mezzo, e fin troppo forzata per i deboli collegamenti che sorreggono lo schema 1-2-3-4-5-6-5-4-3-2-1.
I racconti sono ambientati in epoche differenti, dal 1800 ad un futuro remoto. Lo stile di Mitchell segue l’andamento temporale adattandosi ad ogni epoca per ciascun personaggio principale dimostrando una versatilità notevole.  
Le sei storie sono tutte coinvolgenti, molto diverse tra loro eppure legate; per quest’ultimo punto nel libro si ha una spiegazione banale che voglio credere appartenga al personaggio che la pronuncia più che a Mitchell, invece io mi sono fatto un’idea che riprende il finale che non vorrei spoilerare.
I personaggi principali si fanno apprezzare soprattutto per la loro umanità, per la diversa psicologia e le idee d'ognuno e da sottolineare è come le loro azioni non esulino mai dalla loro personalità. È interessante notare come nel racconto del musicista Frobischer la partecipazione emotiva dell’autore sembri più attiva e alta rispetto alle altre vicende, merito della passione di Mitchell per la musica che si estrinseca nei due libretti d’opera da lui scritti. 
Come tutte le antologie un racconto può catturare il lettore più d’un altro, ma l’effetto complessivo è ottimo, il coinvolgimento emotivo ben calibrato, il ritmo delle vicende quasi musicale e la varietà delle storie accontenta un po’ tutti i palati.
A lungo il lettore si chiederà vanamente dove Mitchell voglia andare a parare. Non fatevi domande, leggete e godetene a piene mani.


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