lunedì 5 maggio 2014

Il fiume degli Dei: L'India del futuro e le intelligenze artificiali


Il fiume degli dèi di Ian McDonald
Edizione 2013 URANIA JUMBO
Traduzione di Riccardo Valla e Silvia Castoldi
Titolo originale: River of Gods ed. 2004


Metà del XXI secolo, sub continente indiano. Le intelligenze artificiali, evolutesi ben oltre le capacità della mente umana, per questo messe fuorilegge e condannate alla eliminazione, mettono in atto elaborate strategie per la loro sopravvivenza mentre sull’ex Stato Federale disgregatosi in stati autonomi (il 2047 sarà il centenario della dichiarazione di indipendenza dell’India e della tragica “partition” che vide la nascita arbitraria e sanguinosa di Bangladesh e Pakistan), soffiano venti di guerra per la pluriennale devastante siccità causata da scellerate unilaterali politiche di sfruttamento del territorio.

Nel frattempo, nello spazio, all’interno di un asteroide, la NASA rinviene un impossibile manufatto digitale risalente a prima della creazione del sistema solare, che apparentemente reca un messaggio in codice e l’immagine di 3 volti, forse le persone destinate a rivelarne il significato …

Il romanzo (507 pagine nella traduzione Italiana) strutturalmente complesso, introduce in maniera progressiva e con sapiente avvicendamento, molte e differenti linee narrative inizialmente non collegate, per giunta colme di protagonisti e comprimari; motivo questo di un’iniziale probabile difficoltà ad acquisire il giusto ritmo di lettura, accentuata dalla massiccia presenza di vocaboli in lingua hindu e dal rischio conseguente di un compulsivo ricorso al pur utile glossario a corredo. Ma tenete duro: resistete alla tentazione di consultare il glossario, rimanete concentrati e, seguendo l’inesorabile corso del Gange, fiume sacro all’India, lasciatevi trasportare nel cuore palpitante del romanzo.

Incomincerete così a scoprire e sempre più a gustare la qualità narrativa e descrittiva, la ben congegnata ed elegante struttura del romanzo, la sapiente e convincente caratterizzazione psicologica, fisica ed ambientale dei numerosissimi personaggi, siano essi protagonisti o secondari, umani o artificiali; la progressiva convergenza delle differenti vicende sia umane che delle intelligenze artificiali giunte alla consapevolezza e all’autocoscienza, vicende che finiranno per congiungersi in un intreccio solido ed imprevedibile, con tutta probabilità concepito avendo presente la teoria della Gestalt.

Per meglio figurarvi eleganza e complessità strutturale, visualizzate la magnificenza di una galassia a spirale allo stesso tempo caotica, tumultuosa e però obbediente a precise leggi; i cui bracci sono come l’inizio di vicende distinte che dapprima asintotiche, con incalzante progressione convergono verso il nucleo e la singolarità che sta al suo centro, dove tutto acquisterà un significato ultimo che, secondo la succitata Gestalt sarà superiore, più pregnante, rispetto alla somma dei significati delle vicende che lo hanno generato.

Non pago, McDonald, ci offre anche una efficacissima e mai stereotipata rappresentazione dell’India del futuro quasi prossimo che è in realtà già l’India di oggi, con le sue innumerevoli sfaccettature e contraddizioni geopolitiche, economiche, sociali, esistenziali, spirituali e religiose. Dinamica, poeticamente caotica e vitale, fatalmente attratta dai modelli occidentali di progresso ma saldamente ed inesorabilmente radicata nel suo remoto, apparentemente immutabile passato. Talmente vivida da diventare essa stessa una protagonista, l’impalcatura caratterizzante, sostanziante ed insostituibile.

Mai banali le riflessioni introspettive, sociologiche o politiche che donano ulteriore profondità di campo al romanzo, come anche il ricorso alle teorie evolutive nella cibernetica della realtà virtuale, alla teoria dei quanti ed a quella delle stringhe. Degna di riflessione la teoria ivi proposta secondo la quale le I.A. sarebbero troppo avulse dalla nostra realtà e dimensione umana per poter rappresentare un qualsivoglia pericolo per l'esistenza della ns. specie (vi rimando per questo all’estratto finale). Poetica l'umanità e la fragilità della I.A. che occupa incoscientemente un corpo umano e lo speculare raffronto con l’umanissimo, emotivamente vulnerabile efebico “nute”, aberrazione asessuata frutto della futuribile scienza e tecnologia medico genetica.

Ultima notazione: la magistrale traduzione ad opera di Riccardo Valla portata a compimento, dopo la sua morte, da Silvia Castoldi che con grande capacità e professionalità in nessun modo rende evidente la transizione.

Cit: “Le AI sono intelligenze aliene. Rappresentano una risposta a condizioni e stimoli ambientali specifici, e il loro ambiente è la CyberEarth, dove le regole sono molto diverse da quelle della Terra reale. Prima legge della CyberEarth: l'informazione non si può muovere, si deve copiare. Nella Terra reale, muovere fisicamente le informazioni è una cosa da niente; lo facciamo ogni volta che ci muoviamo, portando nella nostra testa il senso di essere persona. Le AI non possono farlo, ma possono fare una cosa che non possiamo fare noi. Possono copiarsi. Ora, che cosa comporta questo per il nostro senso di essere persona? Non lo so e non posso saperlo. Per noi è impossibile essere in due posti contemporaneamente; ma non per le AI. Per loro le implicazioni filosofiche di quel che fai della tua copia quando ti sposti su una matrice nuova sono di fondamentale importanza. Quella personalità muore o è solo parte di una Gestalt superiore? Siamo già in una mentalità aliena. Perciò, anche se le AI hanno raggiunto la singolarità e corrono verso QI dell'ordine dei milioni, che cosa significa in termini umani? Come lo misuriamo? rispetto a che rifermento? L'intelligenza non è qualcosa di assoluto, è sempre specifica del suo ambiente. Le AI non hanno bisogno di creare crolli in borsa o di far partire le atomiche o di bloccare la rete planetaria per sostituirsi all'umanità; non c'è competizione, queste cose non hanno senso né valore nel loro universo. Siamo abitanti di due universi contigui e finché vivremo come vicini vivremo pacificamente e con reciproco vantaggio. [...] Noi siamo dei per le AI, le nostre parole possono riscrivere l'aspetto di qualunque parte del loro mondo. E' questa la realtà del loro universo; entità non materiali che possono cancellare qualunque parte della realtà sono la struttura della loro realtà come l'indeterminazione quantistica e la teoria M-stellare lo sono della nostra. Una volta, noi eravamo abituati a vivere in un universo pensante di quel tipo; spiriti, antenati e tutto il resto erano tenuti insieme dalla parola divina”.



Marco Corda

1 commento:

  1. Ottima recensione come sempre. Vorrei aggiungere che il romanzo non lascia il lettore privo di informazioni soprattutto sulla cultura e religione indiana, cosa che a me fa fatto piacere e ho apprezzato anche il glossario (si me lo sono spulciato a puntino), mi interessano sempre queste cose. Quando uno dei leader, nel romanzo, è stato assassinato dopo aver perso la battaglia con uno degli stati dove c'è la diga, mi ha ricordato l'assassinio di Indira Gandhi.
    Bel romanzo davvero.

    RispondiElimina

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...