martedì 22 luglio 2014

Dr. Jekyll e Mr. Hyde: al di là del bene e del male


Prima di vedere “La leggenda degli uomini straordinari”, pensando al Dr. Jekyll e Mr. Hyde mi domandavo sempre quale fosse il buono e quale il cattivo, proprio in termini totalizzanti. In fondo è così che ci fanno conoscere i due volti del celeberrimo romanzo di Stevenson, uno completamente buono, l’altro pura malvagità. Nei film, in effetti, Jekyll e Hyde sono sempre rappresentati in questo modo: molto manicheo, alquanto sbagliato. Infatti assumendo l’intruglio che egli stesso prepara, il dottor Jekyll libera il suo lato oscuro, il più recondito, quello che da buon borghese dell’età vittoriana deve sopprimere per apparire timorato di Dio. Non si tratta dunque di una scissione tra Bene e Male e mi sorprende come in molti abbiano travisato ciò che Stevenson dice chiaramente tramite Jekyll stesso: «[delle diverse personalità] una era completamente votata al male, l’altra era quella del solito vecchio Henry Jekyll, una miscela incoerente che non speravo più di riuscire a cambiare e migliorare».
Tutto ciò è trascendentale. Nel 1886, quando Freud ha dieci anni, Stevenson costruisce un romanzo sul Super Io (Jekyll, sorta di coscienza morale nata dalle proibizioni dettate dalla società in cui si vive, dalla cultura) e l’Es (Hyde, colui che incarna l’istinto, il desiderio, le passioni).
Così facendo Stevenson riesce ad andare al di là del Bene e del Male.
Da sottolineare che il periodo vittoriano fu un’epoca in cui la sessualità era bandita alla luce del giorno, ma al contempo il fenomeno prostituzione si amplificò come mai prima di allora. Fu un'epoca di doppia morale che ben si rispecchia nel romanzo di Stevenson.
Considerando che il punto di vista del romanzo è in larga parte quello di Utterson, avvocato e amico di Jekyll, che tutto giudica con il suo occhio benpensante, sento di poter affermare che Hyde non è il Male assoluto, ma il male dal punto di vista borghese-vittoriano; sembra inoltre che nella prima bozza del romanzo Jekyll fosse omosessuale, cosa che spiegherebbe anche la mancanza di una moglie.
Per Jekyll, Hyde non è “altro da sé”, ma è “parte di sé”, e più che di doppio si potrebbe parlare di doppelgaenger. È come se Hyde fosse il gemello malvagio generato dalla paura di Jekyll di perdere la propria reputazione, la propria maschera pirandelliana nei confronti della società. È Jekyll (Je kill – io uccido) a contenere al suo interno Hyde e le pulsioni che lo guidano, è lui stesso a volersi «gettare a capofitto nel mare della dissolutezza senza intaccare la rispettabilità della propria immagine pubblica». Ci si può dunque rifare alla concezione di yin e yang, rispettivamente lato in ombra e lato soleggiato della collina (laddove Hyde rappresenta lo yin e Jekyll l’intera collina). Ma la collina è unica, così come l’Uomo: yin e yang sono opposti e complementari, sempre in equilibrio fra loro. Può prevalere l’uno o l’altro, ma nessuno dei due può mai dominare in senso assoluto l’Uomo.
Pubblicato nel 1886, Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde è il romanzo più conosciuto di Robert Louis Stevenson, considerato un capolavoro della letteratura al di là del possibile genere di appartenenza (perché è indubbio che perlomeno lo spunto del romanzo sia fantascientifico).

Al di là del bene e del male di Nietzsche fu pubblicato nello stesso anno del romanzo di Stevenson. Giacobbo ci costruirebbe una puntata sopra. In realtà penso che un collegamento ci sia, essendo entrambi lavori indirizzati verso una critica etico-morale dell’epoca sulla stessa onda de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.



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