mercoledì 2 luglio 2014

Fredric Brown: "Progetto Giove" e ultime pubblicazioni

Il romanzo di Fredric Brown (1906-1972) dal titolo Progetto Giove vide la luce nel 1953 ed è la storia di Max Andrews, un tecnico dei razzi che all'età di cinquantasette anni sogna di vedere l'uomo su Giove dopo il già effettuato sbarco sulla Luna. Max Andrews è un ex astronauta che ha dovuto interrompere la sua carriera a causa di un grave infortunio. Sogna le stelle ed ha la volontà e la determinazione per far compiere alla specie umana un piccolo passo verso di esse, e quel piccolo passo si chiama Giove. Max si muoverà sia dal punto di vista politico che tecnico per raggiungere il suo obiettivo, il suo primo passo dovrà essere quello di far approvare il progetto al governo americano, il secondo passo dovrà consistere nel guidare il progetto stesso. Max, infine, è un uomo che non crede nelle barriere (fisiche o concettuali), un uomo a cui la relatività «fa arrabbiare perché cerca di porre dei limiti» alla velocità dei razzi spaziali. 

Il romanzo è narrato in prima persona e sarà lo stesso tecnico dei razzi a dire che «in alto, molto più in alto» brillano «le luci del cielo che sono stelle. Dicono che non le raggiungeremo mai perché sono troppo lontane: è una bugia. Ci andremo. E se i razzi non basteranno, qualcosa salterà fuori». Stiamo ancora aspettando quel qualcosa, che prima o poi dovrà saltare fuori perché, come disse il vecchio Herbert George Wells: «Il futuro dell'uomo sarà tutto l'universo, o nulla».

Nel futuro 1997 di Fredric Brown l'uomo è riuscito ad andare persino su Marte e su Venere, in quelli che Max Andrews definisce i «gloriosi anni sessanta»: una mezza profezia da parte dell'autore, visto che proprio negli anni sessanta l'umanità ha messo piede sulla Luna. Dopo gli sbarchi su Marte e su Venere, però, nel futuro qui immaginato, all'uomo è mancato il coraggio, e con esso la voglia di sognare le stelle. Un'altra profezia, questa, ben più vicina a quella che è ormai la cruda realtà visto che dopo l'allunaggio del 1969 l'uomo non ha più messo piede su nessun altro suolo extraterrestre, neanche su Marte (rover a parte) o su Venere, né è previsto alcuno sbarco nel breve o medio periodo.

Progetto Giove riflette lo sfrenato ottimismo aerospaziale degli anni cinquanta, ben rappresentato dalla fantascienza di quel decennio ma che, in questo romanzo in particolare, viene mostrato nella sua essenza. Mentre, infatti, molte delle space opera di cinquant'anni fa resteranno ineluttabilmente ancorate all'epoca della loro pubblicazione, il libro di Fredric Brown si mantiene in tutta la sua freschezza persino in questo iniziale Terzo Millennio. Mentre oggigiorno la narrativa potrà esprimere diversamente il desiderio di raggiungere le stelle con space opera concepite più o meno diversamente e più o meno scientificamente, il sogno aerospaziale risiede ancora dentro molti di noi tale e quale a sessant'anni fa e non può che essere rappresentato dalla figura di Max Andrews, uomo a cui brillano gli occhi ogni volta che alza lo sguardo verso il cielo stellato, un uomo assetato di meraviglie e di miracoli come un ragazzino. Perché, sebbene abbia cinquantasette anni, i suoi occhi sono quelli vivaci di un fanciullo. Il piccolo Max non ha mai smesso di sognare.

Al sogno aerospaziale di Max si contrappone quello mistico di M'bassi, suo caro amico, con il quale il tecnico dei razzi si ritrova a compiere dialoghi surreali. Secondo M'bassi esiste una forma di propulsione interstellare nascosta nella mente. Mentre per Max la chiave della conquista dello spazio è la ricerca scientifica, per M'bassi lo è invece quella spirituale e a tal proposito pratica da anni varie forme di meditazione (spesso e volentieri coadiuvata dall'uso di droghe). Viene così introdotto nel romanzo un elemento anti-scientifico, una cosa non molto frequente nella science fiction. Come spesso accade nei romanzi di Fredric Brown, anche il protagonista di Progetto Giove è un lettore di libri di fantascienza e l'autore sfrutta questa qualità per ricordare che l'eroe marziano John Carter di Marte, protagonista della famosa saga di Edgar Rice Burroughs, si ritrova sul pianeta Marte dopo averlo fissato nel cielo desiderandolo intensamente. Secondo M'bassi, in maniera ben più complessa, ci sarebbe la possibilità di compiere lunghi viaggi interplanetari così come fece John Carter. Perché «L'uomo è un grumo di materia in cui è imprigionata una mente. Ma se il corpo può trasportare le mente», chissà che non possa «avvenire il contrario, e il corpo essere trasportato alla velocità del pensiero».

La varietà e la ricchezza di contenuti differenziano Progetto Giove dalle altre opere fantascientifiche dell'autore. Nel romanzo qui presentato Brown si prende molto sul serio, emozionando piuttosto che divertire, al contrario delle altre quattro opere dello scrittore americano, romanzi quasi tutti geniali che, però, hanno lo scopo di divertire senza prendersi sul serio, lasciando ben poco spazio ai sentimenti. Dopo aver letto Progetto Giove si ha come l'impressione che questa sia l'unica opera dell'autore scritta "a caldo", con sentimento, e addirittura con dolore. O forse è l'unica opera che esprime esplicitamente le emozioni che si celano dietro a tutti i suoi piccoli romanzi e che si nascondono negli innumerevoli lettori che hanno elevato Fredric Brown al rango di maestro della fantascienza.

I temi trattati in Progetto Giove sono i temi fondamentali del'umanità. Tra questi la curiosità (intesa come qualità tipicamente umana) e l'inventiva, caratteristiche che permetteranno all'uomo di «raggiungere le stelle in questo millennio». Dov'era, invece, l'umanità all'inizio del millennio precedente? Si chiede Max. «A combattere assurde crociate con archi e frecce. Tuttavia, prima che il millennio fosse terminato aveva lasciato la Terra e si era spinta sui pianeti vicini. Dove sarà l'uomo fra altri mille anni?». La religione e l'esistenzialismo fanno anch'essi la loro parte nella storia qui presentata, soprattutto attraverso i dialoghi con M'bassi, come già accennato. L'amore tra Max e la sua prediletta, dal notevole impatto emotivo, finisce col rendere l'opera più che completa.


I pochi romanzi brevi scritti e pubblicati in Italia dal signor Brown si contano sulle dita di una mano e, tra questi, Assurdo universo (recentemente tornato in libreria!) Progetto Giove sono i suoi cavalli di battaglia. Si va da Gli strani suicidi di Bartlesville (altro bellissimo libro con un'insolita impostazione), a Marziani andate a casa (esilarante come non mai e recentemente ristampato dalla Delos!) a Il vagabondo dello spazio (l'opera meno riuscita, ma comunque piacevolissima, pubblicata recentemente in Urania Collezione!). Ai romanzi vanno aggiunti i due imperdibili volumi che raccolgono tutti i racconti dell'autore, vale a dire Cosmolinea B-1 Cosmolinea B-2 (usciti da qualche mese con Urania Millemondi!). Per quanto riguarda la fantascienza di Fredric Brown siamo in periodo di grandi ristampe, e mancano all'appello esclusivamente Gli strani suicidi di Bartlesville e lo stesso Progetto Giove.

Buona parte dei romanzi appena citati sono accomunati, come già accennato, dalla presenza di scrittori di fantascienza (o appassionati della stessa) tra i protagonisti. Cosa volesse dire il "maestro dell'assurdo" inserendo queste persone nei ruoli principali, si può provare ad immaginarlo. Probabilmente l'autore voleva intendere che nessuno, meglio di chi legge o scrive fantascienza, entrambi abituati a leggere e scrivere cose che "voi umani non potreste immaginare", può affrontare e risolvere situazioni paradossali che porterebbero un uomo saldamente attaccato alla realtà verso il panico o la pazzia. Un appassionato di fantascienza è in genere fermamente convinto che questa non sia l'unica realtà possibile e sarebbe di conseguenza più propenso ad accettare (o compiere) eventuali sconvolgimenti della realtà. A chi dice che la fantascienza sia demenziale, Brown (tramite Max) risponde che se qualcosa «ti fa desiderare di raggiungere le stelle, allora ti fa bene».

Un altro fattore che tutte le opere di Brown hanno in comune è lo stile narrativo. Senza dubbio la scrittura di Fredric Brown è caratterizzata da una perfezione e una pulizia con pochi eguali. Nelle sue narrazioni i dettagli inutili sono inesistenti e le storie arrivano subito al dunque senza perdersi in chiacchiere introduttive: i racconti e i romanzi di questo acclamatissimo autore iniziano sempre "col botto", cosa che contraddistingue spesso i più grandi libri conosciuti. Certo, vien quasi da ridere nello scrivere tante righe sulle qualità di questo autore, dato che per Brown, come per altri scrittori fenomenali, le parole si sprecano. I libri del vecchio Fredric parlano da soli e, nel caso non aveste ancora letto nessuna delle sue produzioni, dovreste rimediare al più presto senza esitazioni. Lo spasso, neanche a dirlo, è assicurato.

2 commenti:

  1. Interessantissimo, soprattutto per i dialoghi da te citati, devono essere molto stimolanti. Brown mi colpì fin dal primo racconto che mi capitò fra le mani, letto agli esordi delle mie letture fantascientifiche.

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    1. Considero Brown il mio maestro di vita, oltre che uno dei miei scrittori preferiti.

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