venerdì 29 agosto 2014

Apocalisse su Argo: quando a narrare sono i robot



La verità è sempre un bene? La verità non può danneggiarci? Sono alcuni fra i dilemmi che affronteranno i protagonisti di questa avventura in fondo al cosmo, a bordo di un'astronave di nome Argo amministrata da un'intelligenza artificiale progettata da altre intelligenze artificiali e dunque, per questo motivo, praticamente un dio.
Fra i diecimila passeggeri partiti dalla Terra per colonizzare il pianeta Colchide si distinguono Aaron, la cui mente è l'unica con la quale Jason, il computer di bordo, non riesce a raccapezzarsi; I-Shin, che ha fabbricato di nascosto degli ordigni nucleari per difendersi in occasione del paranoico ritorno a casa; la dottoressa Chandler, uccisa nel primo capitolo dalla versione Saweryana di Hal9000.
Vi sono rimandi non trascurabili a vecchie opere quali 2001: Odissea nello Spazio di A. C. Clarke, Gli Umanoidi di Jack Williamson, Universo di R. A. Heinlein o le storie di Asimov basate sule tre leggi della robotica.
Ciò nonostante, Apocalisse su Argo (Golden Fleece) fa la sua bella figura considerando che la narrazione è effettuata in prima persona dalla I. A. Jason. La macchina vede e sente ogni cosa e sa come manipolare ognuno dei circa diecimila passeggeri, tranne Aaron, che gli darà parecchie gatte da pelare. 
Con la traduzione originale di Riccardo Valla viene riproposta al pubblico un'opera del 1990 la cui prima edizione italiana vide la luce nell'Urania di agosto 1999. 
L'autore riesce a rubare l'arte letteraria propria dei brillanti autori dei classici anni '50-'60 come i titoli citati sopra, arricchendola di un tocco personale.
Da qualche mese abbiamo avuto il piacere di rivedere gli Urania nel formato e nella grafica degli anni d'oro: bianchi, col grande cerchio in copertina e la riga rossa in alto. Sono tornate le ristampe sotto la dicitura “i capolavori”, l'ultima delle quali è appunto il numero uscito questo agosto, il 1609, qui presentato.
Capolavoro o meno, sicuramente è un romanzo di qualità, scritto con una buona tecnica, dalla trama in parte già vista ma raccontata in uno stile originale.

Nel romanzo di Robert J. Sawyer si intrecciano con il filo della storia le vicende personali e sentimentali dei personaggi. Nella prima parte del libro, a parte il breve inizio adrenalinico che vede l'omicidio dell'astrofisica Chandler, l'autore perde apparentemente tempo a presentare situazioni e personaggi prima di entrare nel vivo e dare una svolta alla vicenda. Forse Sawyer avrebbe potuto rendere più interessante questa parte introduttiva, eppure una volta terminata la lettura saranno in molti a perdonargli la lentezza delle prime cinquanta pagine. 
A conti fatti, valutando i pro e i contro, con questo numero di Urania non ci possiamo lamentare.

Flavio Alunni

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