venerdì 5 settembre 2014

In viaggio con Doctor Who: (1x08) Il padre di Rose

C'è un vecchio detto che recita “I nostri più grandi nemici siamo noi stessi”; potrebbe essere il riassunto di questa ottava puntata, in cui Rose esprime il desiderio che forse tutti noi, al suo posto, avremmo espresso: poter conoscere suo padre, Peter Tyler, morto investito da un'auto quando lei era poco più che una neonata. Rose è ossessionata dall'idea che suo padre se ne sia andato da solo, senza nessuno accanto; vuole essere con lui, per potergli tenere la mano. Tutto qui.
“Il tuo desiderio è un ordine... ma attenta a quel che desideri, Rose!” esclama il Dottore, che la capisce e vuole assecondarla, ma in fondo al suo sguardo nasconde una scintilla di preoccupazione. 

Sette Novembre 1987, è il giorno. Il primo tentativo non va come sperato: davanti agli occhi di Rose e del Dottore, Peter Tyler si avvia verso il matrimonio a cui è atteso e viene investito. Ma Rose non ce la fa a vedere la morte di suo padre e, invece di andargli accanto com'era nei piani, fugge. 
In seguito, presa dal rimorso, la ragazza chiede al Dottore una seconda possibilità. Questo ci fa capire quanto ormai Rose conti per Nine: incrociare la propria linea temporale per un viaggiatore del tempo è una pessima idea, una cosa che proprio non si dovrebbe fare, e non porta mai a niente di buono. Ma per lei, il Dottore acconsente. E questa volta, proprio quando l'auto sta per investire di nuovo Peter, Rose comincia a correre e gli salva la vita.

Per quanto Rose sia entusiasta di ciò che ha fatto, il Dottore è deluso e amareggiato: ormai è convinto che la ragazza abbia deciso di viaggiare con lui solo per questo motivo, per salvare suo padre e curare i suoi interessi. Non era voglia di conoscere l'universo, ma umana e meschina ricerca di un tornaconto personale. Scoppia una lite piuttosto violenta, in cui il Dottore, esasperato ed orgoglioso, chiede indietro a Rose la chiave del Tardis.
“Per una volta non sei tu l'uomo più importante della mia vita!” urla Rose, convinta che il Dottore sia solo geloso; forse è vero, almeno in parte, ma quello che la ragazza non riesce a capire è quanto Nine sia profondamente deluso dal suo umano egoismo.

Nel frattempo, al matrimonio a cui Peter era atteso molte persone mancano all'appello, e molte altre continuano a scomparire. C'è un uomo che adesso è vivo mentre sarebbe dovuto essere morto, e questo ha creato un punto vulnerabile nello spazio-tempo; è come una ferita aperta nel pieno tessuto della realtà, e gli “anticorpi” sono pronti ad intervenire per sterilizzare la ferita. Come si suol dire, arrivano i mostri.
Rinchiusi nella chiesa, Rose intanto deve fare i conti con la realtà: fin da quando era bambina, Jackie le aveva intessuto un ritratto piuttosto lusinghiero di suo padre, ma si sa che non è consigliabile incontrare i propri eroi. Peter Tyler si rivela infatti essere un inaffidabile dongiovanni, un ometto che si arrangia come può facendo i lavori più strambi e disparati, una figura ben lontana dal brillante uomo d'affari che la ragazza si era immaginata. Ma di fronte alle continue liti e riappacificazioni dei suoi genitori, Rose sente la voce del Dottore chiamare il suo nome. Si volta verso di lui che le corre incontro, e per un unico, meraviglioso istante i suoi occhi brillano. Per un istante, sia lei che lo spettatore sono convinti che il Dottore sia tornato indietro solo per lei, perché non può farne a meno.
In realtà, Nine è tornato perché gli “anticorpi” stanno attaccando la chiesa e minacciano di distruggere la realtà stessa, ma questo non toglie nulla al fatto che in ogni caso, accada quel che accada, il suo primo pensiero è sempre per Rose.

Parlando di Peter, questa per lui è una seconda occasione per imparare a fare il padre, anche se non lo sa: non gli ci vuole molto per capire che Rose è la sua Rose, sua figlia venuta dal futuro, ma ancora non capisce che il problema è proprio lui, e il fatto che sia ancora vivo. Per questo le chiede com'è il futuro, com'è lui nel futuro. Fa male lo sguardo di Rose, e il suo sorriso, mentre racconta a suo padre i giorni di una vita mai vissuta, il sogno di una figura paterna che non c'è mai stata. Un sogno da cui fa troppo male doversi svegliare.
“Sarò un buon padre?” è la domanda che rimane sospesa, una domanda che esige una risposta ma non può averla, non dalle labbra di una figlia.
Alla fine, Peter capisce. Capisce che sarebbe dovuto morire quella mattina, e per salvare Rose e la realtà dovrà fare la scelta più dolorosa, la più difficile, e capire cosa significhi davvero essere padre.
“Il Dottore ti voleva veramente bene, e non ti avrebbe fatto soffrire ancora per nulla al mondo. Ma una soluzione c'è.”
Eccolo, il coraggio di un uomo normale di fronte alla fine. Il coraggio di fare ciò che è necessario senza essere persone speciali, senza avere niente di particolare. Eccola, la piccola, fragile, splendida umanità in cui continua a credere il Dottore.


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