giovedì 18 settembre 2014

In viaggio con Doctor Who: (1x12-13) Padroni dell'universo

Siamo giunti infine al finale di questa prima corsa insieme al Dottore, una doppia puntata che lascia il segno nel cuore degli spettatori.
Ci ricolleghiamo agli eventi narrati ne La lunga partita (7x01) con la sola differenza che sono passati cento anni. Tornando da Raxacoricofallapatorius, un raggio di teletrasporto Transmat preleva il Dottore, Jack e Rose da dentro il Tardis, e i tre si ritrovano separati: il Dottore finisce nella casa del Grande Fratello, Jack nelle grinfie di due stiliste robot, e Rose in un inquietante quiz a premi. Il Satellite 5, nei cento anni che sono passati dall'ultima visita di Nine, è diventato una Stazione Gioco da cui vengono mandati in onda senza sosta migliaia di programmi, destinati alla trasmissione sulla Terra; e laggiù, in quello che dovrebbe essere il Quarto Grande e munifico Impero Umano, l'umanità passa l'intera vita seduta a guardare la televisione.
Come se questo non bastasse, i giochi sono violenti ed insensati: chi sbaglia viene eliminato, e non in senso metaforico. La stazione pullula di raggi disintegranti, e quasi tutti i partecipanti ai giochi vengono uccisi in continuazione davanti agli occhi degli altri concorrenti e del pubblico a casa, in un massacro infinito che non trova ribellioni da parte di un'umanità indifferente, ormai desensibilizzata alla violenza.

Tuttavia, il Dottore sa che qualcosa non torna. Un semplice raggio Transmat non ha abbastanza energia per attraversare il campo di forza del Tardis, e questo significa che quello che li ha prelevati doveva essere almeno ventimila volte più potente di quanto ci si aspetterebbe. Inoltre, l'intera Stazione consuma almeno il doppio dell'energia che in realtà le servirebbe, e i suoi sistemi sono stranamente complessi per il ruolo che dovrebbe ricoprire. Sta succedendo di nuovo qualcosa di strano nell'anno Duecentomila. E qualcuno ha portato il Dottore e i suoi compagni nel cuore della tempesta.

Nel frattempo, al piano 500, i sovrintendenti ai giochi non hanno idea di cosa stia succedendo. Non era mai accaduto che dei giocatori si materializzassero spontaneamente nei programmi, né i sistemi si erano mai ribellati in quel modo, rifiutandosi di uccidere il Dottore quando avrebbero dovuto. Sussurrano di storie tramandate da decenni, da generazioni, storie che parlano di qualcosa nascosto sotto le trasmissioni, qualcosa che neanche il misterioso Controllore riesce a vedere. Forse qualcosa che ha a che fare con i controllori dell'intera Stazione Gioco, la Confederazione Lupo Cattivo.
Ma chi è il Lupo Cattivo?

Chiunque ci sia dietro, sembra che voglia che il Dottore resti vivo. Ma lo stesso discorso non si applica per gli altri. Quando finalmente Nine, riunitosi a Jack, riesce a scoprire dov'è Rose, si rende conto che è troppo tardi. Lei gli corre incontro, ma ha abbandonato il gioco, e viene colpita dal raggio di fronte al Dottore, svanendo in uno sbuffo di fumo.
È la seconda volta che Nine perde Rose (la prima fu in Dalek, anche se in quel caso le cose erano andate diversamente) e ormai ne ha abbastanza. Il suo sguardo cambia completamente, diventa fisso, terribile: è pieno di rabbia e dolore, vuole scoprire chi è il Lupo Cattivo, chi è il responsabile della morte di Rose. Insieme a Jack raggiunge il piano 500, dove i sovrintendenti sono nel caos più totale per la loro presenza e per l'imminente brillamento solare, con il conseguente oscuramento delle trasmissioni.
Nascosto in un archivio lassù, Jack trova il Tardis, e controllandone le scansioni scopre che il raggio non disintegra, ma teletrasporta. È un raggio Transmat secondario, e le persone non vengono uccise, ma mandate esattamente nel punto dello spazio che viene tenuto nascosto dalle potentissime trasmissioni della Stazione Gioco. Questo significa che Rose è ancora viva, certo, ma anche che c'è qualcosa lassù che non vuole essere visto. Loro sono lì, tramano nell'ombra, guidano l'umanità da secoli. E ora Rose è con loro, nella nave madre. Nel cuore di una flotta Dalek.

Ancora una volta, il Dottore si trova a dover affrontare i suoi nemici numero uno, quelli che credevamo estinti una volta per tutte. E adesso hanno Rose. Di fronte al loro ricatto, un altro avrebbe esitato. Ma non Nine. Perché lui è Nine, e lei è Rose, e non c'è niente che a lui importi più che la salvezza della ragazza che ama.
Rose!”
“Sì, Dottore?”
“Sto venendo a prenderti.”
Una promessa, questa, che il Dottore manterrà sempre.
Ma da un punto di vista più personale, è palese che è in preda ad una crisi profonda. Un solo Dalek lo aveva trasformato e reso irriconoscibile, figurarsi una flotta intera.
Hanno combattuto la madre di tutte le guerre” dice Nine a Jack. “La Guerra del Tempo.”
“Credevo fosse una leggenda!”
“No, io ero lì. La guerra tra i Dalek e i Signori del Tempo, con tutto il creato in gioco. Il mio popolo fu distrutto, ma portò i Dalek con sé... e pensavo che ne fosse valsa la pena. Ma adesso, vedo che sono morti invano.”
La sofferenza del Dottore è profonda, e si traduce in modo immediato sul suo volto. Da un punto di vista puramente espressivo, Nine è terribile. Fa paura. È rabbia gelida, la sua. Rabbia ancestrale. Al suo confronto i Dalek sembrano bambini, bambini sui quali pesa la lunga, oscura ombra di un passato insanguinato che li guarda con gli occhi del Dottore – occhi antichi, occhi pieni di dolore e di rimpianti.
E come sempre, come ogni volta che il cammino del Dottore incrocia quello dei Dalek, Nine si ritrova a dover fare scelte terribili, che nessun altro però potrebbe fare. Scelte il cui peso è talmente grande che non basta tutto lo spazio e il tempo per alleviarlo. Ecco da cosa scappa il Dottore; scappa da scelte come queste, e dal dover fare quelle più giuste e terribili, e dal rimorso continuo che gli corrode l'anima.
Allora dimostralo, Dottore. Cosa sei? Un vigliacco... o un assassino?”
Per concludere questa nostra prima corsa insieme al Dottore, è bello pensare che quest'uomo folle con la cabina blu ci abbia lasciato un messaggio molto importante. Un messaggio che Rose lancia al mondo come una sfida, e che forse non avrebbe potuto essere espresso con parole migliori.

Il Dottore mi ha mostrato un modo migliore di vivere la vita. E lo ha fatto anche con te, tu l'hai visto. Non ci si ferma così, mamma. Non si lascia che le cose accadano. Bisogna reagire, dire di no! Bisogna avere il fegato di fare la cosa giusta quando tutti gli altri scappano via.”


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