sabato 6 settembre 2014

Miracolo a Milano: povertà e fantasia


Miracolo a Milano è la storia di un orfanello abbandonato sotto i cavoli dell'orticello di una vecchietta tanto buona quanto sola. Lei lo alleverà come un figlio, con tanta gioia e amorevolezza, finché non si ammalerà passando a miglior vita. A quel punto il bambino viene trasferito all'orfanotrofio, dal quale uscirà una volta raggiunta la maggiore età. Una volta uscito, saluta i passanti di Milano con degli smaglianti sorrisi sinceri, ma nessuno se lo fila. Un tale con la valigetta, nel sentirsi dire buongiorno con tanto affetto da uno sconosciuto, gli risponde in cagnesco e con una certa dose di sospetto: "Cosa vorresti dire con buongiorno?". E il ragazzo: "Quando dico buongiorno, voglio dire veramente buongiorno". 



Così, essendo povero, il giovane entra a far parte di una baraccopoli sorta su un terreno privato. I disgraziati che abitano in quelle catapecchie sono però ricchissimi d'animo, educati, di nobili valori. La loro vita prosegue normalmente, si tira avanti nella miseria grazie alla solidarietà reciproca e al convivere pacifico, finché non si scopre che nel terreno occupato dalla baraccopoli c'è del petrolio. A quel punto un imprenditore grasso e pelato acquista il terreno e manda la polizia a sgomberare il campo.




Ed è in questo momento che entra in gioco l'elemento fantastico del film, per il quale sono stati spesi molti soldi in effetti speciali all'avanguardia per quel periodo, e che sono stati una delle cause del bilancio in rosso con cui chiusero i botteghini dell'epoca. Miracolo a Milano non fu capito dal pubblico nell'attimo in cui uscì nei cinematografi, ma fu rivalutato qualche anno dopo ed è tuttora considerato un pezzo da novanta del neorealismo italiano.




Gli effetti speciali servirono soprattutto a rappresentare il fantasma della nonnina, che nel momento del pericolo piomba dal cielo con una colomba magica che consegna al suo figlio adottivo. Poi deve scappare perché è inseguita da due angeli che la vogliono catturare e portare di nuovo in paradiso, dal quale è fuggita di soppiatto. Grazie alla colomba, la polizia viene respinta con trucchetti magici, per esempio trasformando i manganelli in oggetti innocui o spazzandola via con una potentissima raffica di vento che scaturisce dalle bocche dei poveracci.



Vittorio De Sica voleva intitolare il film I poveri disturbano ma per motivi politici dovette cambiarlo. Ne è venuta fuori un'opera nella quale la povertà è sinonimo di ingiustizia sociale e la casa è un diritto di tutti coloro che non hanno bisogno di vivere nel lusso e nella ricchezza ma che proprio a causa di chi vuole lusso e ricchezza si vedono portare via il diritto a un'esistenza dignitosa. De Sica, come tanti altri registi dell'epoca, è molto esplicito da questo punto di vista.



Senza risultare pesante nel mostrare certi avvenimenti e situazioni, il film utilizza la fantasia e l'allegria come strumento efficace per far arrivare il proprio messaggio al cuore degli spettatori. vengono messe in ridicolo certe qualità umane come l'avidità, l'egoismo e l'opportunismo, le quali vengono mostrate da un punto di vista comico e burlesco, un po' come fanno i pagliacci, che vedono nella fantasia la soluzione ai mali che affliggono l'uomo mostrando i lati oscuri della società con una grande gioia di vivere e una profonda tristezza nello sguardo. 

Flavio Alunni

Nessun commento:

Posta un commento

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...