giovedì 23 ottobre 2014

Chobits: quando i computer diventano umani

Clamp


Chobits è una miniserie di otto numeri che nasce dal genio e dalla bravura artistica delle Clamp, un gruppo di mangaka giapponesi che da metà degli anni '90 in poi si sono guadagnate un nome ed una fama internazionale grazie a collane famosissime come X, capolavoro apocalittico, o Card Captur Sakura, che ha conquistato le bambine di tutto il mondo. I loro manga spaziano tra gli argomenti più vari, primo tra i tanti il paranormale – spesso sul piano esoterico – e l'apocalisse, la questione dei mondi paralleli, persino la religione induista nel loro primo lavoro professionale, RG Veda.
Non mancano nemmeno storie a sfondo investigativo, o collane dedicate ai bambini. Un panorama estremamente vario da parte di artiste valide ed eclettiche, in cui non poteva certo mancare la fantascienza.

Pubblicata tra il 2001 e il 2002, Chobits racconta una storia ambientata in Giappone, in un futuro non troppo lontano. Il protagonista, Hideki, è un bravo ragazzo e un inguaribile ingenuo: vive da solo in città, di giorno studia per passare gli esami ed essere ammesso all'università, e di sera lavora in un ristorante per pagarsi i corsi e l'affitto. Ha solo due grandi crucci nella vita: non ha una fidanzata, e neanche i soldi per potersi permettere un computer di ultima generazione, come quello che hanno tutti i suoi amici e la maggior parte delle persone in città. Computer velocissimi, capaci di fare praticamente tutto. Computer che sembrano persone.
Ovunque guardi, Hideki ha davanti esseri umani che camminano affiancati dai loro computer: parlano con loro, sembrano relazionarsi solo con loro. Il ragazzo si sente l'unica eccezione in un mondo popolato di pc di forma umana, quando improvvisamente un colpo di fortuna inaspettato cambia la sua vita: in un vicolo, abbandonato tra la spazzatura, trova un computer. Ha la forma di una ragazza bellissima, e quasi Hideki non crede alla sua fortuna.
Ma, come sempre, c'è un rovescio della medaglia.
Una volta accesa, Hideki scopre che nel computer non è installato alcun software; questo lo renderebbe praticamente inutile, se non fosse per un piccolo dettaglio. Incredibilmente, questo pc ha la possibilità di imparare. E improvvisamente Hideki, l'imbranato e imbarazzato Hideki, si ritrova con un computer che ha la forma di una ragazza bellissima e la mente di una bambina a cui si deve persino insegnare ad usare la biancheria intima.
Tuttavia, dietro le scene divertenti e leggere, si nasconde un mistero più grande: il computer, a cui viene dato il nome Chii, non è stato fabbricato da nessuna azienda conosciuta. È un computer artigianale, ma la sua provenienza sembra impossibile da rintracciare. E ci sono troppe cose che non tornano: è come se la memoria di Chii fosse stata cancellata, rimossa di proposito. E la ragazza, o il computer, sembra capace di fare cose che nessun altro pc è in grado di fare.
Può comunicare con tutti gli altri computer. Senza nessuna eccezione.
Guidati dalle pagine misteriose di un fumetto per bambini – che forse tanto per bambini non è – Hideki, Chii e i loro amici, senza rendersene pienamente conto, cominciano ad indagare su una delle più oscure e misteriose leggende metropolitane del loro tempo: i computer Chobits, che si dice possano agire e pensare senza alcun software. Come se fossero persone vere. Come se qualcuno fosse riuscito a varcare la soglia che separa i computer dagli esseri umani.

Dietro l'apparenza leggera e la storia d'amore degna dei migliori shojo, le Clamp affrontano un tema particolare e delicato, a pochi anni dall'uscita di Matrix e del grande rilancio della fantascienza strettamente legata alle nuove tecnologie. Il centro della storia è sicuramente il rapporto che viene ad instaurarsi tra gli umani e i pc: sebbene non siano altro che oggetti, elettrodomestici alla stregua di un frullatore, gli umani di Chobits preferiscono la loro compagnia a quella delle altre persone. Perché i computer sono migliori, sia da un punto di vista estetico che di utilità. Sono programmati per compiacere il proprio padrone in ogni modo possibile. Nel corso della storia, si incontrano persone che si innamorano dei propri computer, che arrivano addirittura a sposarli. Le domande che ci vengono poste, dunque, sono due.
Le persone vere possono competere con i computer?
E perché qualcuno ha deciso di dare ai computer una forma umana, rendendo le cose così complicate per tutti?
Ancora una volta, la risposta è tra le pagine di un fumetto per bambini destinato ad un computer senza memoria, ma non solo. È nelle scelte delle persone. Nel libero arbitrio.

Sulla soglia che separa persone che sembrano computer dai computer che sembrano persone.

Lucia De Sisti (Gli Alati)

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