giovedì 9 ottobre 2014

Il Silmarillion, la Bibbia incompiuta di Tolkien

Il Silmarillion libro
E' davvero, davvero difficile aggirarsi nel mondo del fantasy senza imbattersi prima o poi in Tolkien, il mostro sacro da molti considerato come “padre” del genere in questione. Leggende e fanatismi a parte, John Ronald Reuel Tolkien è un personaggio davvero interessante e complesso: appassionato di mitologia e linguistica, professore ad Oxford, amico intimo di C.S. Lewis e, tra le altre cose, un uomo che nel corso della sua vita ha visto l'alba e il tramonto insanguinato di due conflitti mondiali.
La sua sensibilità ed il suo immaginario letterario furono sempre caratterizzati da questa sua passione per i cicli mitologici e i linguaggi più antichi, soprattutto da quelli nordici – ad esempio la leggenda di Sigfrido e l'anello dei Nibelunghi, su cui scrisse un poema epico alla maniera celtica nell'antico inglese del Beowulf. Si dilettò con l'invenzione di lingue fittizie fin dalla giovane età, ed aveva l'abitudine di appuntare idee o vere e proprie storie ai lati di fogli qualunque. Dopo la sua morte, è stato il figlio Christopher a cercare di mettere ordine in queste immense quantità di appunti, regalandoci opere postume – tra cui Il Silmarillion - che altrimenti non sarebbero mai arrivate tra le nostre mani e nei nostri cuori.

La fantasia di Tolkien è partita dall'invenzione di un linguaggio per arrivare - attraverso un lungo processo costellato da miti, leggende, gratificazioni personali, profondi dolori e illuminazioni improvvise – alla creazione di una vera e propria cosmogonia; ha creato un intero mondo e ne ha immaginato la storia, dai suoi albori fino alla sua “fine”, e con Lo Hobbit e la trilogia de Il Signore degli Anelli non ha fatto che raccontare parti di quella storia, che palesemente si intersecano come tessere di un mosaico decisamente più grande e complesso.
Il Silmarillion, in questo senso, rappresenta la cornice del mosaico. I collegamenti che altrimenti sarebbero rimasti incompresi. È la vera e propria Bibbia di Arda, e sebbene rimanga uno dei libri meno letti di Tolkien – rispetto ai grandissimi bestseller che invece hanno reso famosa la Terra di Mezzo – non si può negare che sia una parte molto importante dell'immaginario tolkieniano.
Il libro presenta una prefazione scritta da Christopher Tolkien, che ha di fatto messo insieme i frammenti e gli appunti del padre per concludere l'opera che sarebbe altrimenti rimasta priva di finale – a voler essere sinceri, la differenza tra quanto è stato scritto dall'autore e quanto è stato invece aggiunto non passa inosservata, ma sarebbe potuta andare peggio. La prima parte del Silmarillion è una vera e propria genesi, il racconto della creazione del mondo in una maniera che unisce felicemente le tradizioni cristiane a quelle norrene: Eru, il grande e unico dio conosciuto anche come Ilùvatar, dà inizio alla Grande Canzone e crea gli Ainur, o Valar, suoi secondi in comando e divinità minori venerate dagli Elfi e dalle altre creature che in un secondo momento abitano Arda. Tra gli Ainur è annoverato anche Morgoth, che per presunzione e avidità si ribella all'armonia universale per diventare il Male del mondo – passo che ricorda davvero moltissimo la ribellione di Lucifero e la sua caduta dal Paradiso nella religione cristiana. Proseguendo con la lettura, si legge della creazione degli Elfi e della loro vita su Valinor, l'isola paradisiaca su cui non esiste morte né dolore, e su cui gli Ainur vivono e governano saggiamente (per fare un esempio, su Valinor, Yavanna creò un albero d'oro e uno d'argento, dai cui frutti nacquero il Sole e la Luna, e uno dei loro discendenti venne cantano ne Il Ritorno del Re come l'Albero Bianco di Minas Tirith); e con il passare delle pagine, si legge della creazione dei Silmaril, le pietre delle stelle, da parte di uno dei capostipiti degli Elfi, e di come l'avidità si sia insinuata a Valinor – una metafora dell'Eden, chiaramente, con i Silmaril a sostituire la famosa mela del peccato – tramite l'opera di Morgoth. Per seguire il Maligno e i preziosi gioielli da lui rubati, una grande parte degli Elfi che vivevano sull'isola decide di raggiungere Arda e dar battaglia al Valar decaduto. Ha inizio così la storia travagliata e insanguinata che segna Arda fin dal suo primo respiro, snodandosi per svariati capitoli, descrivendo la nascita di Nani e Uomini e Orchi, cantando le gesta di eroi epici e raccontandoci battaglie che noi, con Il Signore degli Anelli nel cuore, non avremmo mai immaginato. È difficile infatti, dopo il passaggio a Moria, immaginare un intero esercito di Balrog, e guerrieri talmente abili da poterli fronteggiare e addirittura sconfiggere. È difficile, dopo aver visto la maestosità di Smaug, immaginare che quel drago non è altri che un misero discendente di Glaurung e gli altri enormi draghi dell'antichità.
Ma non c'è solo sangue, sofferenza e morte nel Silmarillion; ci vengono donate scene di immenso coraggio e valore, dialoghi pieni di saggezza, quadri così belli da togliere il fiato, nonché una delle storie d'amore più grandi di tutti i tempi: l'amore tra Beren e la fanciulla Luthien Tinùviel, lui umano lei elfa, che dimostra quanto in realtà l'amore sia più forte della morte, e che trova una dolorosa eco nel sentimento che lega Aragorn e Arwen ne Il Signore degli Anelli, due Ere dopo.

Lo stile, ad un primo impatto, può risultare pesante. Il Silmarillion è infatti scritto in un modo che ricorda davvero un testo religioso, soprattutto nella prima parte; inoltre vengono elencati tantissimi nomi, personaggi, luoghi, tutti collegati in qualche modo gli uni agli altri, ed è comprensibile che in molti si arrendano dopo aver appena scalfito la superficie della storia. Tuttavia, a mano a mano che ci si avvicina alla Terza Era e agli eventi narrati ne Il Signore degli Anelli, il ritmo si fa più incalzante e coinvolgente, anche se non si può negare che la prima parte del libro sia, a suo modo, molto affascinante.
In conclusione, si può affermare che Il Silmarillion possa davvero essere definito come la Bibbia del mondo di Tolkien; è una Bibbia per il modo in cui è scritto, per la sua teogonia e la genesi di Arda, per il parallelismo tra gli Elfi e gli angeli – entrambi indicati come i primi figli di Dio – e per lo stile aulico e profetico in cui parlano molti personaggi. Ma lo è anche per i lettori che vogliono trovare i ponti ed i collegamenti tra i fatti narrati negli altri libri, per coloro che amano sapere, per le persone che preferiscono un mosaico completo ad un parziale, seppur splendente, frammento di esso. Non vi aspettate che sia una lettura leggera, perché non lo sarà. Ma sicuramente cambierà il modo in cui guarderete alla figura di Tolkien e al suo mondo, quella Terra di Mezzo e le sue storie che nacquero tutte in un assolato pomeriggio d'estate quando, su un comunissimo foglio, una comunissima penna scrisse le parole che avrebbero cambiato ogni cosa.

In un buco nel terreno viveva uno Hobbit...”

Lucia De Sisti (Gli Alati)

2 commenti:

  1. Una lettura difficilissima ma affascinante, sicuramente indispensabile per avere una visione più completa de Il signore degli Anelli e Lo Hobbit. Spero solo che a nessuno venga in mente di farci un film....

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  2. Avevo letto che nello staff di sceneggiatori de Lo Hobbit c'era qualcuno a cui sarebbe piaciuto... Salvo poi aggiungere che ovviamente sarebbe stato molto - sottolineato parecchio il MOLTO - difficile ridurre una tale mole di storie in modo da poterci fare un film. C'è anche da considerare che non c'è un vero protagonista nel Silmarillion, se non la storia di Arda stessa. Quindi non credo che vedremo mai una trasposizione cinematografica del Silmarillion, e una buona parte di me ne è felice, anche se un'altra piccola parte pensa che forse, se ci fosse stata la possibilità di farlo con criterio e nel rispetto dell'immaginario di Tolkien, sarebbe potuto venire fuori un capolavoro. Ammesso e non concesso che le premesse sarebbero state rispettate, ovvio ;)

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