venerdì 31 ottobre 2014

In viaggio col Doctor Who: 2x10 Sulle tracce del mito

Di me ti ricordi, vero?”


Che succede a quelli che rimangono indietro?
A quelle persone che vengono sfiorate dal Dottore solo una volta, e ne portano dentro il segno per sempre?

In questa puntata seguiamo il percorso di Elthon, un normalissimo ragazzo di Londra che tiene un video-diario sulla propria vita. Elthon ha visto il Dottore, una volta: era piccolo, un bambino di tre o quattro anni, e nel cuore della notte si era ritrovato un uomo sconosciuto nel salotto di casa. Un ricordo rimasto sopito nella sua mente fino a quando non erano cominciate le disavventure tra la Terra e gli alieni, incontri ravvicinati sempre più frequenti e potenzialmente disastrosi.
Elthon ha assistito alla rivolta dei manichini nei centri commerciali, uscendone vivo per miracolo; ha visto da vicino la falsa astronave Slitheen schiantarsi sul Big Ben; è stato svegliato dalla nave Sycorax che incombeva su Londra nel giorno di Natale appena passato.
Tutti questi eventi, che gli spettatori conoscono molto bene, sono raccontati dall'esterno, dal punto di vista di un normalissimo essere umano completamente estraneo agli eventi – un rovesciamento della situazione piuttosto interessante. Alla luce dei fenomeni alieni sempre più frequenti, Elthon, incuriosito, prende i contatti con un gruppo di persone come lui, che hanno visto il Dottore o hanno notato la sua presenza in foto o resoconti scritti, e vogliono ricostruirne i movimenti nel tentativo di risalire a lui.
Hanno tutti teorie diverse, ipotesi costruite su pure congetture, ma su un elemento si trovano tutti d'accordo: nei loro ricordi, l'aspetto del Dottore è sempre lo stesso.
Il loro gruppo si incontra una volta alla settimana per discutere del Dottore, ma lentamente la loro curiosità cospirazionista si stempera e passa in secondo piano rispetto all'interesse di cinque persone che cominciano a conoscersi e a condividere le proprie passioni.
Ma una sera, all'improvviso, uno sgradevole sconosciuto che risponde al nome di Viktor Kennedy interrompe il loro incontro e si mette a capo del piccolo gruppo, accusandoli di aver perso di vista il loro vero obiettivo: trovare il Dottore.
Elthon e i suoi amici si ritrovano quindi a sottostare ai metodi tirannici e discutibili di Mr Kennedy, perdendo il gusto ed il divertimento che avevano sempre caratterizzato i loro incontri, lavorando per lui ogni settimana. Ma mentre le loro indagini proseguono, le persone del gruppo cominciano a sparire senza lasciare traccia; e mentre il Dottore sembra essere sempre più vicino, la situazione per Elthon ed i suoi amici si fa sempre più pericolosa, e comincia ad essere chiaro che Viktor Kennedy non è chi dice di essere, e nasconde un terribile segreto.

In questa puntata, il Dottore agisce con la sua assenza: è interessante notare quanto diventi più importante quando non c'è, quando si può osservare l'effetto che ha sulle persone senza che se ne accorga o ne sia consapevole. La lente degli spettatori è puntata su quelle figure che, in condizioni normali, verrebbero classificate semplicemente come comparse, o personaggi in secondo piano. Adesso sono loro a parlare, a farci spostare secondo il loro punto di vista, a trascinarci nella loro rincorsa al Dottore che è tanto umile quanto unica e dal retrogusto agrodolce, in quanto non avrà mai l'esito che loro sperano.
Stavolta sono loro a parlare. Le figure sacrificabili. Quelle a cui nessuno elargisce una seconda occhiata, o un briciolo d'attenzione in più. Sono quelli che restano indietro.
Lascia che ti dica una cosa su quelli che restano a casa: è lì che è dura. E se non ce la fai, devi comunque farcela.”
Alle parole amare di Jackie fanno però da contrappunto quelle dette da Elthon, che chiudono la puntata e lasciano comunque spazio alla speranza. La speranza dei comuni esseri umani che sanno che c'è qualcos'altro, da qualche parte, qualcosa di immenso e assurdo e totalmente meraviglioso, e ne sono consolati – anche se sono perfettamente consapevoli che loro non potranno mai vederlo, né farne parte.

Quello che volevo dire è... Sapete, quando si è piccoli ti dicono che devi solo crescere. Trovare un lavoro. Sposarti. Avere una casa, avere un figlio, e così via. Ma... Ma la verità è che il mondo è molto più strano, invece. È molto più oscuro, e molto più pazzo.

E infinitamente più divertente.”

Lucia De Sisti (Gli Alati)

Nessun commento:

Posta un commento

sharethis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...