venerdì 3 ottobre 2014

L'alba di Arcadia - Emanuele Delmiglio

Solfanelli Edizioni
Verona. Giuseppe e Claudia hanno perduto il figlio quindicenne a causa di un tumore al cervello. Stanno vendendo la casa per pagare il dottor Scheinwelt, direttore del Progetto Arcadia che prevede l'estrazione del Sistema Nervoso Centrale di loro figlio per inserirlo in una vasca collegata a una rete virtuale molto sofisticata: Arcadia, per l'appunto.
Hyères, Francia. Un cinese di nome Julian lancia tre monetine per consultare l'oracolo dell'I Ching. Insieme a lui c'è sua moglie Catherine, in stato catatonico. Julian cambia continuamente posizione geografica, in fuga da chissà cosa. Cos'ha in comune con i coniugi veronesi?
Arcadia. Simone, il figlio di Giuseppe e Claudia, o meglio quello che resta della sua mente, vive in un mondo virtuale creato con la sua immaginazione. Una volta si troverà nei panni di un agente segreto che dovrà incastrare il boss Joe Poltronieri, un'altra volta sarà un supereroe, in un cambiamento continuo, dalle ambientazioni fantasy all'antologia di Spoon River fin'anche all'universo di Charles Dickens. 
La storia inizia dunque su tre corsie parallele strettamente interconnesse che viaggiano ad altissima velocità sul treno della fantasia verso destinazioni ignote. Ecco, è questa la sensazione che si prova leggendo il romanzo di Emanuele Delmiglio: la sensazione di trovarsi su un magico treno in corsa. E proprio come avviene su un treno a velocità elevata, si percorre un lungo tragitto in un breve lasso di tempo, si leggono le circa duecentocinquanta pagine nell'arco di pochi giorni o addirittura in un paio di pomeriggi.
Questo perché la storia è organizzata in tanti piccoli e ricchi frammenti che fanno il totale. Ogni capitolo è suddiviso in paragrafi molto brevi e ogni paragrafo ha l'intensità di un microracconto. In altre parole il romanzo non è diluito e di conseguenza non ci si annoia mai. 
Nell'opera di Emanuele Delmiglio si trattano argomenti piuttosto seri e talvolta complicati però non viene a mancare in nessun caso il divertimento, sia perché il romanzo è carico fino all'inverosimile di uno spirito di avventura salgariano, sia perché gli elementi che dovrebbero risultare complicati sono esposti in modo talmente semplice e nitido che risulterebbero chiari anche alle menti più indisposte, sia pure per via del fatto che qua e là, tra un dramma e l'altro, vengono inseriti personaggi, dialoghi e situazioni di alleggerimento.
Se dovessimo classificare il libro con un disintegratore puntato alla tempia diremmo che si tratta di fantascienza. Tra i moltissimi elementi sci-fi a disposizione, Delmiglio ha scelto la realtà virtuale, e il motivo è presto spiegato dal senso di spaesamento che si prova durante la lettura di questo libro pazzesco, in cui si vede sconvolto il senso di realtà, nei suoi mille significati e nella contaminazione che ogni singolo individuo applica sulla realtà stessa con il proprio immaginario personale.
Nella fantasia dell'autore l'Italia è al centro dei fantastici e misteriosi eventi di portata mondiale della vicenda, infatti la città di riferimento è Verona, i protagonisti sono soprattutto italiani. Ed è, questo, un atto abbastanza fuori dal comune per un autore della penisola che si tuffa nel mondo della narrativa fantastica. E' vero che negli ultimi tempi certe tendenze e certi pregiudizi stanno cedendo il passo a una maggiore italianità delle opere dei nostri autori e delle nostre autrici, ma è ancora forte la scarsa autostima che sia i lettori che gli scrittori provano nei confronti dei loro compatrioti, al punto da non ritenere credibile a sufficienza una storia dove gli italiani la fanno da protagonisti o addirittura compiono atti eroici e meravigliose avventure.
La scelta di Verona non è stata affatto casuale visto che Delmiglio è veronese. E qui tocchiamo un altro elemento chiave della storia in esame: l'autore parla di ciò che sa. Non si sbilancia in descrizioni ed elucubrazioni velleitarie che avrebbero aggiunto un tocco di banalità a una trama che invece di banalità non ne presenta nemmeno l'ombra. La fantascienza stessa è un terreno apparentemente semplice  che nasconde invece parecchie insidie terminologiche e concettuali, quindi quando si scrive science fiction bisogna essere molto cauti perché è assai difficile barare.
Curiosa è stata la scelta generale delle varie città in cui si svolgono gli assurdi fatti di questo romanzo d'esordio. A parte la già citata Verona si aggiungono alla lista la francese Hyères e la danese Dragor, insieme a Sirmione in provincia di Brescia: tutte cittadine con una lunga storia che risale al medioevo o addirittura all'Antica Roma, quasi tutte con un bel castello nel loro centro storico oppure, nel caso di Dragor, piene di casupole a tetto spiovente che ricordano molto i villaggi che fanno da contorno alla narrativa fantasy nordica.
La scelta delle città in cui si muovono i protagonisti è solo uno dei molteplici esempi che dimostrano quanta cura per i dettagli sia stata impiegata nel mettere su quest'opera che, per quanto abbia richiesto tempo e fatica, nasce da un'indiscutibile passione per la narrativa e per il mondo del fantastico.

Flavio Alunni

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