lunedì 8 dicembre 2014

Rispolverando i grandi classici: "Tutti a Zanzibar" di John Brunner

Cosmo OroIl premio Hugo 1969 vede trionfare Tutti a Zanzibar di John Brunner, romanzo che parte da un’immagine semplice per poi ampliarne a dismisura i contorni. 
Nel 2010 il grado di sovrappopolazione è tale che “assegnando ad ogni femmina, maschio e pupetto uno spazio di trenta per sessanta centimetri, potremmo star piantati tutti quanti sui milleseicentocinquantotto chilometri quadrati di superficie dell’isola di Zanzibar". Ma l’Uomo è animale competitivo e territoriale e la mancanza di uno spazio suo ne destabilizza la psiche. Ciò fomenta un disinteresse sociale che si esplica nella carenza di rapporti interpersonali (il rapporto più diffuso è quello tra uomo e sfinfia, ragazza in cerca di un qualsiasi posto letto) fino ad un vicendevole odio che, partendo da un aumento generalizzato della criminalità, sfocia negli episodi di violenza conosciuti come ammoccamenti, veri e propri attentati terroristici con il solo scopo di ridurre la popolazione umana (da amok: “follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana; accesso di monomania omicida, insensata”). Anche alti dirigenti sono costretti a dividersi piccoli appartamenti perché lo spazio ha un costo spropositato.
In un simile scenario non basta proibire ad una coppia di avere più di due figli. Così ci sono leggi eugenetiche che riducono drasticamente il numero di aspiranti genitori e una legge che vieta di procreare perfino ai daltonici viene accolta senza alcuna opposizione.
Tutto questo riguarda non un solo stato, non un singolo popolo, ma la totalità del mondo ormai globalizzato e soggetto al potere delle multinazionali in grado di indirizzare l’opinione pubblica e con un potere d’acquisto tale da potersi comprare intere nazioni. Una in particolare, la General Technics, gestisce (e viene in un certo senso gestita da) il computer più potente esistente: Shalmaneser, il primo elaboratore a un passo dall’autocoscienza.
Alla GT inoltre lavora Norman House, rampante uomo in carriera con un coinquilino particolare, Donald Hogan, apparentemente scansafatiche, in realtà spia in attesa di attivazione e sintetista (ovvero capace di trovare conseguenze logiche in base a qualsiasi tipo di informazioni). Sono questi i due personaggi a cui Brunner dedica il filo conduttore della vicenda, la Sequenza. Come ci avverte la breve guida alla lettura iniziale ci sono altre tre piste oltre alla Sequenza. Contesto presenta un’analisi della società mediata da simil telegiornali, canzoni, miti mentre Ultimissime dà dei flash sulla situazione con notizie frammentarie, pubblicità e Primi piani in cui trovano sviluppo alcuni personaggi come se si trattasse di racconti a parte in una sorta di Antologia di Spoon River.
Il romanzo, infatti, non va letto come tale né come patchwork, ma come mosaico, come puzzle. Trovato un pezzo non è detto che sappia subito dove piazzarlo, soprattutto all’inizio, così lo accantoni per un po’. Infine, guardando il lavoro compiuto nel suo insieme, realizzi che ogni pezzo ha un suo perché, ogni frammento è importante per interpretare al meglio la vicenda che vedrà i due protagonisti Donald e Norman dividersi per affrontare destini diversi: l’uno nell’utopica Beninia, l’altro nel pericoloso Yatakang. Tuttavia, nonostante seguano strade opposte e si sviluppino nel corso del romanzo, entrambi sono guidati da forze più grandi di loro.
L’unico personaggio che appare pienamente slegato da ogni vincolo, l’unica voce fuori dal coro è quella dell’ex-sociologo Chad C. Mulligan ormai ritiratosi, ma ancora influente grazie agli aforismi contenuti nei suoi libri (per esempio Sei un Idiota Ignorante). Successivamente il sociologo tornerà attivo accorgendosi, come il pirandelliano Mattia Pascal, di non potersi permettere le dimissioni dalla società perché l’Uomo è anche “animale maledettamente gregario".
Brunner si rivela essere abilissimo nell’estrapolazione antropologica anticipando tematiche più che mai moderne grazie alla esplorazione, in pieno stile new wave, dell’innerspace insieme ad una base di certa fantascienza sociologica alla Pohl.


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