lunedì 26 gennaio 2015

Clarkesworld n. 99

Clarkesworld è una rivista americana che il mese scorso ha vinto il World Fantasy Award 2014. Ufficialmente è dedicata sia al fantasy che alla science fiction, in realtà è al 90% fantascienza, almeno questo numero. 
Fra i racconti inediti del n. 99 (dicembre 2014), firmati da autori pressoché sconosciuti in Italia (Kali Wallace, Tom Crosshil, M. Bennardo, Dominica Phetteplace vi dicono qualcosa?) sono da sottolineare quelli di Dominica Phetteplace ("No Vera There") e Tom Crosshil ("The Magician and Laplace's Demon"). Il primo è uno di quei racconti misteriosi che hanno come protagonisti dei cloni, in tal caso i cloni sono 201, tutti della stessa persona, e l'azzeccato finale a sorpresa promuove il racconto che altrimenti sarebbe stato trascurabile. Il secondo è una bizzarra storia tra due personaggi che impersonano l'uno la volontà di controllare gli eventi, e l'altro la Fortuna, in uno scontro millenario che ha tutte le fattezze della speculazione filosofica. 
Fanno la voce grossa due racconti non inediti, già pubblicati in precedenza su altre riviste, dei veterani Allen M. Steele e Alastair Reynolds. Il primo, "L'imperatore di Marte", era già comparso su Robot n. 64 circa un anno fa, mentre il secondo ("The Sledge-Maker’s Daughter") viaggia su alti livelli ma sembra più il capitolo introduttivo di un romanzo che un racconto, e probabilmente è così. 
Una delle storie migliori è quella della scrittrice cinese Xia Jia, "Tongtong's Summer", che narra di una ragazzina alle prese con il nonno acciaccato, per il quale viene messo a disposizione un prototipo di robot-badante di ultima generazione. Il finale fa piangere, sul serio. 
L'apertura alla science fiction con gli occhi a mandorla da parte di Clarkesworld culmina con l'articolo di Ken Liu, "China Dreams: Contemporary Chinese Science Fiction", sulla fantascienza cinese contemporanea (talmente vasta e diversificata che lo stesso autore dichiara impossibile abbracciarla tutta). Alla fine dell'articolo compare una succulenta bibliografia sui titoli cinesi tradotti in inglese. 
Gli altri due articoli non sono eccezionali, per quanto l'intervista a Kameron Hurley sia, come tutte le interviste agli scrittori e alle scrittrici, una testimonianza diretta dal "fronte" di cui bisognerebbe fare tesoro.
Anche se questo non è forse il suo numero migliore, la rivista di Neil Clarke offre diversi spunti di riflessione ed elementi di soddisfazione per il lettore, sia nella narrativa che nella saggistica. Intanto è già uscito il n. 100.

Flavio Alunni

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