mercoledì 11 febbraio 2015

In Difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico (Teoria dell'orrore)


Arriva quel momento della vita in cui il destino ti chiede di andare oltre. Dopo aver apprezzato l'orrore cosmico delle storie di Howard Phillips Lovecraft cominci ad aguzzare gli occhi e le orecchie. Un giorno senti qualcuno parlare della vasta raccolta epistolare del Solitario di Providence. Un altro giorno fai scorrere lo sguardo tra gli scaffali di una libreria e le pupille si arrestano su un piccolo volume scuro: s'intitola In Difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico ma potremmo chiamarlo "Il vangelo secondo Lovecraft". 

A cura di Gianfranco de Turris, il libro si avvale della sacra introduzione di S. T. Joshi e della traduzione di Claudio De Nardi (autore anche delle note e della postfazione). La prima edizione è del 1994 e il tempo sembra non essere passato: l'opera critica di Lovecraft sulla narrativa fantastica è ancora riunita in un solo volume, pronta a seminare nuovi adepti. 

Ad onore di cronaca bisogna segnalare un volume decisamente più recente: Teoria dell'Orrore: gli scritti critici di Lovecraft. Chi scrive lo ha scoperto solo in un secondo momento grazie alla segnalazione di un articolo uscito su Weirdletter che spiega esaurientemente di che si tratta. In breve, i curatori sono gli stessi di cui sopra con l'aggiunta di Massimo Berruti, a cui si devono le principali novità di questa edizionePurtroppo simili gioielli di letteratura hanno mezzi di diffusione limitati per via delle eroiche ma piccole case editrici che li producono, cosicché molti interessati ne rimangono all'oscuro. Scopo del qui presente articolo è di far luce quanto serve a raggiungere quel pugno di predestinati che capiteranno da queste parti.

In entrambi i volumi conosciamo un Lovecraft dalle brillanti capacità critiche ma soprattutto propositive, capace di esprimere pensieri in controtendenza e di rilanciare con le sue chicche di teoria narrativa.

Il Lovecraft studioso appare nel piccolo saggio sull'origine storica e antropologica delle fate e nel suo L'orrore soprannaturale nella letteratura, dove ripercorre le tappe della narrativa weird a partire da Il Castello di Otranto di Horace Walpole del 1794. Nell'edizione italiana, quest'ultimo saggio è riportato in forma di riassunto delle parti già pubblicate in The Fantasy Fan.

Definito come l'erede di Edgar Allan Poe, Lovecraft era non da meno figlio di altri scrittori quali William Hope Hodgson, Dunsany, Clark Ashton Smith, Henry St. Clair Whitehead e Robert E. Howard. Risulta chiaramente dai profili d'autore che dedica ad ognuno di loro, risaltandone le qualità e perdonandone i difetti.

Il pensiero di Lovecraft si nota indirettamente in ognuno dei saggi presentati, mentre il Lovecraft puramente teorico compare in quegli scritti dove spiega per filo e per segno come costruire un racconto fantastico efficiente. Andando controcorrente rispetto alla tendenza dell'epoca, nel saggio Sulla fantascienza arriva a definire «imbrattacarte» la quasi totalità delle firme che comparivano sui pulp. Le sue critiche non erano di disturbo perché offensive, semmai lo erano in quanto sincere. In ogni caso erano sempre ben argomentate e accompagnate da proposte alternative.

Leggendo gli scritti di Lovecraft non si può non invidiare la grande persona che era, se non altro per il modo schivo con il quale esprimeva certi pareri e pubblicava i suoi racconti. Per nulla interessato agli aspetti puramente commerciali della narrativa, seguiva le orme di Oscar Wilde nel considerare l'arte «perfettamente inutile». Il risultato fu che all'epoca rimase un autore poco noto e apprezzato, salvo poi essere rivalutato a distanza di anni dalla sua morte.


Jeff Leboffe

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