giovedì 19 febbraio 2015

Watchmen: chi vigilerà i vigilanti?

Scritta da Alan Moore e illustrata da Dave Gibbons, Watchmen è una delle graphic novel più conosciute e apprezzate, nonché premiate: è l’unico romanzo a fumetti ad aver vinto il Premio Hugo e ad essere stato inserito fra i cento migliori romanzi in lingua inglese del TIME.
Nel 1984, quando inizia a scrivere il soggetto per Watchmen, Alan Moore si prefigge lo scopo di «comprendere cosa implica la presenza di supereroi e svilupparne le conseguenze». Il risultato è una ucronia ambientata in un 1985 alternativo.
L’opera si apre con la morte di Edward Blake (alias Il Comico), uno degli eroi in maschera più famosi, e con la conseguente investigazione di un altro vigilante mascherato, Rorschach. Quest’ultimo, al contrario di Blake, è un fuorilegge. Infatti qualche anno prima fu approvato, sotto pressione popolare, il decreto Keene che rese illegale i sorveglianti mascherati ad eccezione del Comico (ottimo strumento militare) e del dottor Manhattan, unico possessore di veri superpoteri.
Nella sua investigazione Rorschach intuirà l’esistenza di un piano per uccidere gli eroi mascherati. Si sentirà quindi in dovere di avvertire i suoi vecchi compagni, una schiera eterologa di personaggi: il disumanizzato e amorale dottor Manhattan e la sua compagna e figlia d’arte Spettro di seta II (spinta a fare l’eroina dalla madre, la prima Spettro di seta); il secondo Gufo notturno, che si presenta come un normale uomo di mezza età con le sue passioni (ornitologia) e i suoi rimpianti, e Ozymandias, l’uomo più intelligente della Terra e abile imprenditore.
Tranne Manhattan nessuno è un superuomo votato al Bene assoluto, sono tutti uomini sempre in bilico tra bene e male, ciascuno con proprie idee politiche, sentimenti, morale. Ciascuno mosso da questi. Vengono inoltre approfondite le figure del cinico ed esaltato Comico e dello stesso Rorschach che si dimostra un contraltare di alcune caratteristiche degli ex compagni, soprattutto del dottor Manhattan: lontano dalla moralità umana l’uno, libero di disegnare una nuova morale in questo mondo moralmente vuoto l’altro, deterministico Manhattan («siamo tutti burattini, io sono solo un burattino che può vedere i fili») quanto paladino del libero arbitrio Rorschach («Non è stato Dio a uccidere i bambini. Non li ha macellati il Fato, né il destino li ha dati in pasto ai cani. Siamo noi. Solo noi»).
Mediante flashback e opere di metanarrazione, come gli scritti del primo Gufo notturno, veniamo a conoscenza del passato: il decadente presente è il risultato dell’apparizione dei primi vigilanti mascherati sul finire degli anni ’30 e dell’incidente che negli anni ‘50 coinvolse Jon Osterman trasformandolo nel superuomo, o non-uomo, dottor Manhattan. Il 1985 tormentato dalla tensione di una vicina guerra nucleare fra USA e URSS ha le sue radici nella vittoria americana nel Vietnam, nel mancato scoppio dello scandalo Watergate, nel quinto mandato di Nixon, nella presenza del Dio americano dottor Manhattan, nell’insofferenza della popolazione verso i loro custodi.
Moore si rivela lucidissimo nel tirare le fila del suo intreccio, nella coerenza della realtà alternativa da lui creata. Il suo mondo è arricchito da tanti e tali fattori da rendere facile calarsi in esso cogliendone le sfumature anche grazie al sapiente uso di un simbolismo ricco di significati, di innumerevoli richiami interni e di una metanarrazione che si esprime a più livelli raggiungendo il picco con “I racconti del Vascello Nero”, fumetto nel fumetto le cui vicende sembrano ricalcare discorsi o gesta parallele.


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