sabato 18 aprile 2015

George "S. F." Martin: Le torri di cenere

Prima delle famigerate Cronache del ghiaccio e del fuoco George R. R. Martin era apprezzato soprattutto per i suoi lavori in ambito fantascientifico. L’antologia Le torri di cenere permette di recuperare parte di quel materiale risalente agli anni ’70 e poter così apprezzare il primo Martin. I dieci racconti presenti non sono solo opere di fantascienza, anche il soprannaturale si affaccia volentieri nel futuro o nei pianeti ideati dallo scrittore che pone spettri ("Al mattino cala la nebbia") e vampiri ("Fioramari") in scenari tipicamente fantascientifici raggiungendo risultati molto apprezzabili nell’ambientazione, nell’atmosfera malinconica creata e nel contrasto morale interiore dei protagonisti più che nelle trame. E non stupisce che questa continua ricerca da parte di Martin del conflitto interno dei suoi protagonisti sia presente nella quasi totalità dei racconti. L’autore è totalmente calato nel periodo in cui il fulcro della SF era ormai la ricerca nell’inner space ballardiano. Inoltre Martin ha sempre fatto sue le considerazioni di Faulkner (“The human heart in conflict with itself is the only thing worth writing about”) ponendo al centro della letteratura tutta il conflitto con se stessi. Così anche in "Solitudini del secondo tipo" l’idea non originale della completa solitudine spaziale si accompagna al dilemma su cosa realmente voglia il protagonista, mentre in "Questa torre di cenere" l’inconscio del personaggio principale si materializza, seppur fugacemente, contrapponendosi alla realtà oggettiva.
Non mancano altri spunti interessanti. Avatar deve qualcosa a "…e ricordati sette volte di non uccidere mai l'uomo" e "Le solitarie canzoni di Laren Dorr" ci presentano quello che a tutti gli effetti appare come episodio singolo di una leggenda più vasta.
Ma il racconto migliore dell’antologia è "Canzone per Lya", romanzo breve vincitore dello Hugo, in cui due telepati umani si troveranno a indagare sulla religione di un popolo alieno. La telepatia fornisce a Martin un ottimo pretesto per amplificare il tema portante del racconto, il contrasto fra identità del singolo e la condivisione totale di sé. L’unica nota stonata è il continuo soffermarsi sull'amore, caso unico in un’antologia che a ragione scansa i facili sentimentalismi e gli happy endings.


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