venerdì 17 aprile 2015

Riviste d'Oltreoceano: Clarkesworld 101

Copertina di Atilgan Asikuzun
In Italia non siamo abituati alle riviste di fantascienza o fantasy con uscita mensile, una frequenza nettamente al di fuori della nostra portata, sia come editori che come semplici lettori. Quindi, nonostante abbiamo deciso di recensire la rivista di Neil Clarke sul blog il cui nome è dedicato all'altro Clarke (Sir Arthur), ci ritroviamo a parlare del numero 101 quando è già uscito il numero 103 di aprile. Pazienza, speriamo di recuperare il gap al più presto.
Clarkesworld 101 affronta un leggero cambiamento di rotta rispetto ai due volumi precedenti, soprattutto per quanto riguarda i racconti di autori ed autrici provenienti dalla Cina. Di cinese, stavolta, c'è solo l'intervista curata dal solito ed impareggiabile Ken Liu, uno dei pochissimi esperti di letteratura sci-fi dell'Oriente, in grado di leggere e tradurre dal cinese, ma anche di conversare direttamente in mandarino con scrittrici quali appunto Tang Fei, la cui intervista è stata condotta in cinese e poi tradotta da Ken Liu in lingua inglese per la rivista. Tang Fei è una scrittrice piuttosto giovane ma ha dalla sua molta saggezza da vendere.
Come al solito la grandissima parte del magazine è dedicata alla narrativa, con racconti inediti e non, e solo una ridottissima parte finale è occupata dalla non-fiction, con piccoli saggi e interviste, le quali stavolta sono ben due, una rivolta appunto a Tang Fei e l'altra invece a Liza Groen Trombi di Locus magazine. Dall'intervista viene fuori che una rivista come Locus può impegnare gli addetti ai lavori a tempo pieno, tra un'infinità di e-mail e storie da leggere che arrivano quotidianamente in redazione. 
Sempre riguardo alla non-fiction, l'articolo di maggiore interesse è probabilmente quello di Mark Cole dal titolo "What in the World Do They Want, Anyway? The Myth of the Friendly Alien" e ha come argomento la natura dei contatti e delle invasioni aliene nel cinema e nella letteratura, che secondo l'autore hanno sempre un effetto negativo sull'umanità, sia che gli alieni vengano con buone intenzioni che viceversa, questo perché nella narrativa e nella cinematografia gli scrittori e registi umani proiettano se stessi, sapendo bene che la storia prettamente terrestre delle invasioni e dei contatti con civiltà diverse è piena di oppressioni e bagni di sangue. In altre parole, l'Uomo teme gli alieni perché conosce se stesso.
Sull'elogio della letteratura young adult a firma dello scrittore Dawn Metcalf ci sarebbe da duellare a lungo, perché l'articolo "Another Word: YA is the New Black" vale come spunto di discussione in quanto si tratta di una pura e semplice opinione, per quanto sia scritto con cognizione di causa e tanta passione.
Veniamo ora alla narrativa di questo numero 101.
In "The Last Surviving Gondola Widow" di Kristine Kathryn Rush si va a caccia dell'ultima vedova delle cosiddette Gondole, velivoli controllati a distanza dalle vedove, appunto, un gruppo di donne che tempo addietro ha attaccato e distrutto la città di Chicago tentando di scatenare una nuova guerra di secessione. "Indelible" di Gwendolyn Clare racconta le vicende di un uomo che rinnega la sua stessa specie e vuole dunque essere riprogrammato geneticamente in una società del futuro composta ormai da diverse specie genetiche ramificatesi dall'Homo sapiens, con tutte le difficoltà e i conflitti di natura etnica e culturale del caso. "The Three Resurrections of Jessica Churchill" di Kelly Robson è il gustoso racconto dell'invasione aliena di una colonia batterica intelligente che ha un modo tutto unico e particolare di sopravvivere nei corpi degli ospiti. "Meshed" di Rich Larson affronta ancora il tema delle alterazioni genetiche, stavolta in termini negativi: un giovane e promettente sportivo mette in gioco la propria carriera rifiutandosi di essere "meshato", intraprendendo così una lotta ideologica col proprio manager che invece lo vorrebbe operare per alterarlo geneticamente ed aumentare le sue potenzialità atletiche. "The Osteomancer's Son" di Greg van Eekhout è un racconto fantasy, se vogliamo, in cui gli Osteomanti possono trarre energia dalle ossa dei vertebrati. Quest'ultimo racconto, insieme a "It Takes Two" di Nicola Griffith, fa parte della consueta coppia di racconti non inediti e usciti precedentemente in altre riviste.
A concludere il numero 101 ci pensa Neil Clarke, con il suo editoriale inserito alla fine (anziché all'inizio) per non disturbare troppo, parlando un po' degli ambiziosi progetti presenti e futuri della rivista. 

F. A.

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