sabato 9 maggio 2015

Ambrose Bierce: Il dizionario del diavolo

Cinque anni dopo la prima serie di definizioni satiriche in ordine alfabetico facenti capo a una rubrica intitolata The Demon's Dictionary e pubblicata sul settimanale di San Francisco «News Letter», The Devil's Dictionary vide la luce alla fine dell'800 in una serie di pubblicazioni a puntate uscite su altro settimanale di San Francisco, il «Wasp».
L'attività di Ambrose Bierce proseguì poi su altri giornali più o meno discontinuamente fino al 1909, anno di pubblicazione della sua prima opera omnia che raccoglieva, fra le varie cose, tutte le definizioni dalla A alla Z pubblicate fino a quel momento.
Nel Dizionario del diavolo tutte le definizioni da vocabolario sono interpretate in un'ottica pessimistica o se vogliamo cinica, dove per cinico si intende un modo vedere il mondo dal punto di vista schietto e sincero, mettendo a nudo tutto il male esistente senza censure moralistiche o di comodo. Ambrose Bierce si fa carico dello sporco compito di rappresentare il peggio della società americana di fine '800 e non solo, aprendo le fogne della civiltà intera.
Così alla voce malfattore leggiamo «fattore principale del progresso della razza umana», e al termine libertà  si legge «uno dei beni più preziosi dell'immaginazione». Tra i bersagli preferiti dell'autore cadono l'ipocrisia, l'avido amore per il denaro e la religione. Lo si vede alle voci santo («peccatore morto, riveduto e corretto»), rapinatore («schietto uomo d'affari»), mendicante («chi ha fatto affidamento sull'aiuto degli amici»).
Tutto il male possibile della società di ieri e di oggi viene messo a nudo con estrema spregiudicatezza, suscitando le risate più amare che si possano immaginare. Dalla lettura del Dizionario del diavolo se ne esce meno ipocriti e decisamente più saggi, maggiormente consapevoli del lato oscuro che coviamo nel nostro essere e che, malgrado agisca continuamente, tendiamo a nascondere sotto il tappeto allo scopo di dimenticare che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti gli incubi.

Jeff Leboffe



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