venerdì 15 maggio 2015

Emmanuel Gallot-Lavallée: Diario di un clown

Diario di un clown è un invito a tornare alle origini, a quella natura dalle quale noi, abitanti di città, respiratori di smog e ascoltatori di clacson veniamo strappati fin dalla nascita. E' un incentivo a non dimenticare il nostro lato bambino. Un invito a riscoprire il fascino del silenzio e l'importanza della lentezza. 
L'autore di questo piccolo libro è un clown, per l'appunto, sia nelle esibizioni che nella quotidianità. Emmanuel Gallot-Lavallée ha un senso dell'umorismo difficile da definire: probabilmente è quello tipico dei pagliacci, in cui si mescolano malinconia, ironia e amore per la vita. 
Perché fare il clown? O guardare uno spettacolo di pagliacci? Perché «l'umorismo segna la presa di coscienza dei propri limiti: rido di me e il falso me muore»
Un consiglio spicca tra tutti, quello secondo cui un attore, un clown, un artista in generale, deve umilmente mettersi da parte e lasciar vivere il personaggio o l'opera d'arte attraverso di sé, altrimenti la magia si spezza miseramente. 
La maggior parte delle poesie alla fine del libro sono gradevoli, nonostante il loro anarchismo strutturale, e qualcuna è addirittura commovente, soprattutto quelle dedicate a persone scomparse. 
Il libro qui presentato è un esempio di come la microeditoria possa produrre edizioni di qualità sorprendente. Altra nota positiva sono i disegni, creati sempre da Emmanuel Gallot-Lavalleé, che danno all'opera un piacevole tocco di fanciullezza. 
Diario di un clown  è infine un piccolo libro francescano. Illuminante l'insegnamento del saggio indù menzionato nel libro: quando due uomini gridano «Questo è mio», Dio ride perché sa che l'uomo non ha niente.

F. A.

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