martedì 12 maggio 2015

Resoconto dei nostri inviati alla StarCon



Quasi tutti sapranno che la settimana scorsa si è conclusa la StarCon 2015, convention italiana di fantascienza allestita nel Palacongressi di Bellaria Igea Marina.
Una delegazione di Clarke è vivo! (trova l'intruso) Cronache di un sole lontano è atterrata sulla piccola cittadina romagnola per sondare il terreno e verificare che ogni cosa andasse contro la regolare  normalità quotidiana.
Appena arrivati ci siamo distratti un secondo e due di noi avevano già cambiato le loro banali orecchie umane sostituendole con delle orecchie a punta vulcaniane. Da quel momento abbiamo realizzato di trovarci in un mondo parallelo.
Mai avremmo pensato di fare ritorno a casa avendo la possibilità di scrivere un resoconto su ciò che abbiamo veduto con i nostri stessi occhi. All’ingresso si innalzava un planetario gonfiabile di colore blu intenso come le nostre magliette personalizzate, nel quale si accedeva attraverso un triplice, gommoso wormhole, al di là del quale si veniva proiettati in uno spettacolare viaggio a bordo di un’astronave aliena; adulti e bambini si sfidavano insieme attorno a giochi da tavola indescrivibili, fuori dalla portata di chi non è sufficientemente folle da abbandonare i suoi beni terrestri per lanciarsi in quelle straordinarie avventure che solo l’immaginazione ti può donare; persone di ogni età gareggiavano sul palco della sala Sol III travestiti da personaggi del cinema e delle serie tv, riuscendo miracolosamente a dar loro vita propria, dimenticando se stessi per farsi possedere dai Guardiani della galassia o dal comandante Spock; discussioni notturne tra scrittori, astrofisici e appassionati vertevano sulle ultime frontiere della comunicazione istantanea e della ricerca di vita extraterrestre; folletti vestiti da persone saltavano da un panel all’altro per fare le domande più sconvolgenti, scatenando infinite discussioni ed elucubrazioni tra i presenti. 
L’avventura di cui ci siamo resi particolarmente protagonisti è stata quella in sala Jupiter, nella quale ci si dilettava in dissertazioni visionarie tra buchi neri e universi pensanti. Un incontro affascinante ai confini della scienza e della fantascienza, con un pubblico che a volte costituiva la vera attrazione e domande che avrebbero fatto impallidire il famoso Pensiero Profondo di Douglas Adams.
Il bene più prezioso della convention, comunque, erano le persone. Individui in carne e ossa con i quali si prende contatto ogni giorno attraverso un computer, si amministra insieme un blog e un gruppo facebook, e non di rado si cazzeggia come se non ci fosse un domani. Ecco, rivedere quelle persone, alcune di loro per la prima volta, mentre altre non le si vedeva dalla convention dell’anno scorso, è qualcosa che emoziona a dismisura. Poi ci sono gli sconosciuti, quelle persone che non si sono mai viste né sentite prima di allora ma che sanno di aver intrapreso lo stesso viaggio di tutti gli altri partecipanti. Rimane un po' di rammarico per non avere avuto il tempo di intrattenersi con ognuno di loro.


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