mercoledì 24 giugno 2015

Arthur Schopenhauer: L'arte di ottenere ragione



Spesso ci si confronta senza avere delle solide basi logiche dalla nostra parte, anche se in buona fede. Ancora più spesso assistiamo a talk show televisivi in cui due o più persone (politici o comunque appartenenti a diverse fazioni) se ne infischiano della verità e, spinti da ben più loschi interessi, hanno il solo scopo di convincere il pubblico che la ragione si trovi dalla loro parte. Non di rado capita che si accettino delle affermazioni solo perché dette da autorità che abbiamo sempre stimato o magari solo perché sono comunemente accettate. Se due interlocutori si confrontassero su basi logiche allora la discussione servirebbe a portare entrambi verso un obiettivo comune (la verità). Viceversa, spesso e volentieri, anche nella vita di tutti i giorni, ci scontriamo con chi discute non per ascoltare altri punti vista e quindi per capire meglio una data questione, ma per imporci la sua posizione o per vanità o perché ci vuole fregare o per qualsiasi altra ragione che va al di là della logica. Schopenhauer ci espone quelli che secondo lui sono gli stratagemmi più usati da chi non accetta di avere torto o da chi vuole convincere gli ascoltatori per scopi personali. Al contrario dall'essere una guida per i furfanti (che ti prendono per i fondelli per istinto senza neanche aver letto un rigo di teoria) può risultare un manuale utile per chi ha la coscienza a posto e vuole evitare di farsi abbindolare. Se non appartenete a nessuna di queste due categorie il libro è una gratificante fonte di risate perché chiunque può ritrovarsi, o ritrovare una discussione a cui ha assistito, in almeno uno dei 38 esempi formulati dal noto filosofo dell'ottocento. Disse Jorge Luis Borges: "Non si discute per avere ragione ma per capire". Chissà quanti sono d'accordo.


Jeff Leboffe



Immagine © Pixelbliss - Fotolia

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