martedì 30 giugno 2015

Il mostro dell'obitorio

Titolo originale: El jorobado de la morgue
Spagna, 1973
Regia: Javier Aguirre

Sembra che lo strano film spagnolo sia il frutto della sovrapposizione di due film diversi, girati contemporaneamente. Da un lato abbiamo un film con scenari ben costruiti, arricchiti da immagini suggestive e a loro modo tenebrose. Dall'altro ci troviamo di fronte a una trama con troppe coincidenze, lacune logiche e banalità. 


Il sotterraneo dove si nasconde il brutto gobbo della storia (interpretato da un buon Paul Naschy) si presta bene agli orribili avvenimenti che si verificano al suo interno, e in generale tutta la parte ambientata in quei sotterranei è cosa buona e giusta. Attorno a quel sotterraneo, però, la trama crolla in più punti. Ad esempio la botola da cui il gobbo entra negli oscuri e segreti tunnel risalenti all'Inquisizione spagnola si trova proprio davanti all'ingresso dell'ospedale, ma stranamente solo nella parte finale del film una infermiera vede l'apertura dalla finestra dell'edificio. Inoltre il gobbo entra ed esce indisturbato per diversi giorni nonostante le continue indagini della polizia puntino proprio a trovare il nascondiglio del sospettato serial killer. Altro problema che riguarda i sotterranei è quello del medico che a un certo punto viene fatto scendere dal gobbo. Questo medico, all'inizio non sapeva niente sull'esistenza dei tunnel ma, poche ore dopo, fa la visita guidata a un suo collega e gli dice vita morte e miracoli di quella città sotterranea. Il gobbo, poi, fa venire spesso dubbi sulla sua effettiva gibbosità, visto che a volte è decisamente eretto e quello che ha sulla schiena sembra un cuscino infilato sotto la maglia. Una volta è persino sdraiato perfettamente supino! Va da sé, poi, che alcune coincidenze sono spudorate, soprattutto all'inizio, quando un ragazzo muore improvvisamente davanti al gobbo, che gli trova in tasca la foto di una ragazza con tanto di dichiarazione d'amore. Beh, quella ragazza (anche lei in punto di morte) sta nello stesso ospedale dell'obitorio dove lavora il gobbo, e così diventano amici. Tutto questo senza contare che nel primo omicidio, Paul Naschy (in arte gobbo) si ritrova un'accetta a portata di mano dentro l'obitorio, con la quale decapita due infermieri. 

Senza soffermarsi sul film sovrapposto meno interessante, passiamo invece al secondo film che compone virtualmente Il mostro dell'obitorio. A parte i possibili difetti nel collegare gli eventi, la trama non è da sottovalutare. C'è un uomo deforme che lavora nell'obitorio del paese e che è innamorato di una ragazza ricoverata nel suo ospedale, tanto malata che un giorno muore, e il gobbo ne è talmente addolorato da portarsela nei sotterranei con la speranza di riportarla in vita. Parallelamente a questa storia d'amore/orrore c'è quella di un biologo illuminato che porta avanti un esperimento, nello stesso ospedale di paese (altra coincidenza), che mira a creare la vita artificiale. A causa dell'immoralità dei suoi esperimenti, allo scienziato vengono tolti i finanziamenti e gli viene intimato di lasciare il suo laboratorio all'ospedale. Avviene così che i due, il deforme e l'uomo di scienza, stringono un patto diabolico: il gobbo darà allo scienziato le stanze dei suoi sotterranei e il biologo s'impegnerà a riportare in vita la sua amica defunta. Da quel momento sarà un susseguirsi di omicidi e di orrori indicibili, fino allo spaventoso finale lovecraftiano che meriterebbe un sonoro battito di mani. 

Se è vero che molti registi horror, incluso Dario Argento, traevano ispirazione dai loro sogni, anche Javier Aguirre deve aver fatto emergere il suo film da una notte tormentata. Caratteristica dei sogni, però, è spesso quella di non seguire perfettamente la logica degli eventi. Così, per pigrizia o per spirito puramente onirico, il regista ha dato all'opera le sembianze di un sogno: un po' sconclusionato, ma coinvolgente e fuori dalle righe.

Jeff Leboffe

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