martedì 28 luglio 2015

Biotecnologia insetticida

Molti coltivatori si avvalgono di semi geneticamente modificati dai quali nascono piante con insetticidi incorporati, cioè capaci di produrre da sole l’insetticida. La parola insetticida non deve spaventare, in questo caso, perché si tratta di una proteina (prodotta generalmente da un batterio) che non ha nessun effetto tossico sul consumatore. Un sistema di questo tipo, anzi, permette di ridurre se non eliminare l’uso di insetticidi sintetici, spruzzati sulla pianta e di conseguenza dannosi per la salute. La ricerca di insetticidi naturali è da sempre rivolta a trovare sostanze naturali utilizzabili contro gli insetti che parassitano le coltivazioni, per questo lo studio delle sostanze organiche naturali è di fondamentale importanza per costruire un’economia agricola sempre più sana e sostenibile.

Una delle tossine naturali più utilizzate è senza dubbio quella ricavata dal batterio Bacillus thurigiensis, il cui gene viene inserito nel DNA delle piante da coltivare, che sono quindi in grado di produrre da sole la proteina del batterio e quindi hanno buone possibilità di difendersi dagli insetti senza l’utilizzo di sostanze contaminanti esterne. Del resto, ormai, tutti sapranno che i batteri, così come gli insetti, possono sviluppare forme di resistenza agli antibiotici come alle tossine. Dunque non è affatto raro che una popolazione di insetti parassiti delle piante sviluppi alcuni individui resistentidestinati ad occupare l’intera popolazione e a rendere di conseguenza inutile il nuovo gene inserito nelle piante. 

Non è possibile impedire che si formino dei ceppi di insetti resistenti alla tossina batterica. L’unico metodo per salvare le piante dalla distruzione è il controllo della popolazione del parassita, arginando la diffusione della resistenza.

Nell’esperimento pubblicato su BMC Biology è stata presa in oggetto una specie di falena, Plutella xylostella, molto aggressiva e dannosa nei confronti delle coltivazioni di piante appartenenti alla famiglia delle crocifere (broccoli, cavoli, rape, ravanelli). Prima di tutto si è scoperto il cosiddetto ceppo MS (male-selecting strain) di P. xylostella, un ceppo che una volta diffuso impedisce o riduce di molto la sopravvivenza dei portatori femmina e di conseguenza stronca la crescita della popolazione. In seguito si è visto che allevando le falene di ceppo MS lontano dalla pianta esse crescevano normalmente, ma allevandole sulle le piante ospiti, cioè quelle parassitate, solamente le larve maschili sopravvivevano fino alla fase adulta.

Nell’esperimento vero e proprio sono stati mescolati maschi portatori dei transgeni MS all’interno della popolazione selvatica, ottenendo come risultato il netto declino della popolazione complessiva fino alla  sua totale eliminazione. In esperimenti separati utilizzando piante di broccoli, è stato introdotto un numero limitato di maschi MS in combinazione con broccoli portatori del gene Cry1Ac di Bacillus thurigiensis (broccoli  Bt), e i risultati ottenuti sono stati da un lato la riduzione della popolazione e dall’altro il controllo numerico dei ceppi Bt resistenti.

Questo esperimento, effettuato all’interno di gabbie di vetro isolate, supporta empiricamente quella che fino ad oggi era solo una teoria. Qualcuno, cioè, aveva immaginato l’esperimento prima ancora che venisse fatto. Inutile spiegare l’impatto che avrà questa scoperta nel campo del settore agricolo mondiale, sia dal punto di vista economico che produttivo.

Immagine © butenkow - Fotolia

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