martedì 7 luglio 2015

L'interpretazione dei sogni e lo studio dei vermi

La lettura de L'interpretazione dei sogni  di Sigmund Freud non è affatto leggera. Anzi, in molti considerano l'opera di Freud faticosa e per nulla scorrevole. Ciò non esclude che le vadano attribuiti dei meriti, con il solito avvertimento sulla secolarità dei concetti espressi in un testo del 1899 che, comunque, in quel periodo fu innovativo, se non altro per l'approccio scientifico nei confronti dei sogni. 

L'ipotesi di una natura paranormale delle esperienze oniriche (sogni premonitori ecc.) viene da Freud rifiutata e derisa come l'approccio scientifico vuole che sia. A partire da questo elemento nacque la nota diatriba tra il neurologo austriaco e Carl Gustav Jung. 

Quasi tutte le persone si svegliano ogni giorno senza ricordare i sogni fatti la notte prima. A questo problema Freud fornisce la soluzione: per ricordare i sogni è necessario prendere appunti di buon mattino, mettendo su carta quel poco che si rammenta. Non troppo tardi, mi raccomando, altrimenti sparisce tutto dalla memoria prima che si riesca a prendere la penna. Il sistema funziona davvero: più si registrano i sogni, più vengono ricordati. E ricordare le esperienze vissute nei propri sogni è meraviglioso (o terribile, dipende dai casi). 

L' appuntarsi i sogni non è tuttavia sufficiente per avere una piena coscienza della propria vita onirica. Bisogna elaborarli, studiarli giornalmente: a quel punto si avranno (cioè, si ricorderanno) fantasie oniriche dalla complessità, intensità e precisione inaspettate. Si scoprirà l'immenso potere immaginativo della mente.

E magari, se si è letto L'interpretazione dei sogni in età adolescenziale, succede che terminata la scuola si finisce alla facoltà di psicologia. Oppure ci si iscrive a scienze biologiche, preferendo studiare l'anatomia dei vermi piuttosto che addentrarsi nella psiche degli esseri umani.


Jeff Leboffe

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