mercoledì 22 luglio 2015

Resoconto sul museo di scienze naturali a Budapest







A Budapest come a Firenze, defilato rispetto al centro storico della città, sonnecchia beato il museo di scienze naturali, anche se a dirla tutta quello di Firenze è un museo di zoologia. Di animali, nel museo di Budapest, ce ne sono assai meno che nel capoluogo toscano. In compenso, proprio all’inizio dell’esposizione permanente (all’interno ce ne sono altre due che variano nel tempo) è presente un ricco assortimento di minerali e pezzi di meteoriti, alcuni talmente belli e complessi da sembrare degli esseri viventi come noi, premesso e considerato che noi siamo degli esseri viventi.
Ad essere precisi, il primo pezzo d’esposizione ad accogliere i visitatori è quello all’ingresso: un immenso scheletro di balena appeso al soffitto, visibile dalle scale prima di fare il biglietto. Lo scheletro è vero, non si tratta di una riproduzione, come invece succederà qualche sala più avanti con un grosso squalo appeso anch’esso al soffitto ma chiaramente fatto di materiale sintetico. 
Superata la suggestiva sala dei minerali naturali, si spalanca davanti agli occhi del visitatore una vera e propria oasi naturalistica. Il museo di scienze naturali ha degli evidenti limiti di grandezza e biodiversità, ma quel poco che possiede lo valorizza al cento per cento. Lo stesso si può dire dell’intera città di Budapest, con poche aree d’attrazione che vengono però valorizzate al meglio possibile. Altrettanto non si può dire invece di molte città italiane, come Roma purtroppo, dotate di un quantitativo enorme di  monumenti e musei (molto più ricchi di materiale) che però vengono svalutati al limite dello spreco a causa della mala gestione o della mancanza di fondi. Non è comunque il caso di Firenze, il cui museo zoologico è tra i migliori d’Italia se non d’Europa.
Tra gli elementi che aggiungono valore al museo di Budapest c’è da evidenziare l’Arca di Noè costruita a tutta parete con tanto di animali imbalsamati sia dentro che fuori, con questi ultimi affaccendati ad entrare nella barca per mettersi al riparo. E non si può restare indifferenti alla testa della giraffa che fa capolino da una finestrella.
Non mancano all’appello i fossili di dinosauri, che quando possibile sono assemblati alla bell’e meglio cercando di dare un senso ai frammenti ossei che potrebbero sembrare dei semplici sassi ad un occhio inesperto. In ogni caso, ad ogni fossile è affiancato un pannello descrittivo e una riproduzione a grandezza naturale o quasi, spesso inserita in un ambiente riprodotto anch’esso nei minimi particolari. Per un dinosauro acquatico di cui è presente solo un pezzo del cranio è stato riprodotto l’animale intero nell’atto di nuotare con tanto di ambiente subacqueo.
A proposito, lo sapete che anche se lo stomaco è assente nei fossili di dinosauro, è comunque possibile conoscere la dieta degli antichi dominatori della Terra? Lo si deduce spesso dalla dentatura, dal teschio e dalla struttura degli arti rinvenuti nel fossile. Ce lo dice uno dei tanti pannelli descrittivi sparsi qua e là per la mostra.
Ad arricchire ulteriormente l’esposizione ci pensano i video documentaristici, dislocati insieme agli schermi interattivi. Uno di questi schermi riproduce la struttura della superficie terrestre, e al visitatore è permesso di fare un giochino divertente: grazie a un manubrio si può ripercorrere lo spostamento delle placche terrestri passo dopo passo fino a 240 milioni di anni fa. Mentre il manubrio gira, le terre emerse cambiano forma, si ricompattano via via verso il polpettone primordiale.
Per uno strano scherzo del destino, anche il visitatore è costretto a ripercorrere le tappe a ritroso una volta terminato il tour, fino alla grande balena appesa al soffitto davanti alle scale dell'ingresso. 
L’esperienza è finita, il visitatore cerca un posto dove mangiare del buon cibo ungherese, magari degli gnocchetti al sugo di gulash. Preso un po' dalla malinconia, il visitatore porta con sé quell’eccitazione che sanno dare tutti i musei come si deve, quelli che accendono il lume della curiosità, il cui effetto è più elettrizzante dell'andare a duecento all'ora su una decappottabile.

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