lunedì 10 agosto 2015

Intervista ad Andrea Micalone, finalista Premio Urania con "Hodoeporicon"




Hodoeporicon di Andrea Micalone è stato tra gli otto finalisti del Premio Urania 2012. Tra i candidati in finale vinse L'uomo a un grado kelvin di Piero Schiavo Campo, pubblicato su Urania nel novembre 2013. Adesso, Andrea Micalone ha deciso di pubblicare il suo romanzo in formato ebook. Con l'occasione lo abbiamo intervistato, sia per curiosità che per dargli l'occasione di farsi conoscere. Ne è venuta fuori una conversazione assai schietta. Il ragazzo sa il fatto suo e se ne sta con i piedi ben piantati a terra.




Hodoeporicon segue un percorso a ritroso, con uno stile che ricorda il film “Memento”.  Al tuo romanzo si può associare anche un altro film, che sembra averti ispirato nella trama più che nello stile: “Minority Report”. Negheresti l’evidenza?

Assolutamente no. Il film “Memento” ha giocato un ruolo decisivo nell’ideazione di questo libro e sono il primo ad ammetterlo. L’idea di una trama che si sviluppava a ritrovo la trovavo molto affascinante, solo che lì è una “semplice” idea di montaggio. Da parte mia ci ho aggiunto l’idea di tramutarla in un reale viaggio nel tempo. Per quanto riguarda “Minority Report” ci sono sicuramente dei punti in comune per quanto riguarda l’indagine fantascientifica, ma quel film ha giocato un ruolo minore nell’ideazione del romanzo.

Ci sono altri film o registi che hanno influenzato la tua storia?

Un altro film che mi ha ispirato è stato “Déjà vu” di Tony Scott. Non è geniale come “Memento”, ma ha comunque le sue belle idee. Infine sono stato sicuramente influenzato dall’enorme mole di romanzi di fantascienza che ho letto da sempre. In questo caso particolare, direi che i romanzi che hanno contribuito in qualche modo al mio lavoro sono: “Neanche gli dei” e “Abissi d’acciaio” di Asimov, “Timeline” di Crichton e il racconto “Un rombo di tuono” di Ray Bradbury. Non ho ancora visto il film “Predestination” , poiché è uscito ultimamente, né tantomeno ho letto il racconto di Heinlein da cui è tratto, ma so che tra indagini e cronoagenti ha molte idee accostabili in qualche modo al mio romanzo e perciò lo vedrò/leggerò al più presto.

La scelta di scrivere un giallo fantascientifico, con un agente incaricato di risolvere un omicidio usando il viaggio nel tempo, nasce da qualche esigenza particolare?

Più che esigenza, parlerei di idee. Prima di mettermi a scrivere, la trama di un libro mi deve frullare nel cervello per lungo tempo per confermarmi di essere del tutto valida. Questa non voleva andarsene in alcun modo dalla mia testa, perciò alla fine sono stato costretto a scriverla. Inoltre mi sono informato e, a quanto ne so, non esistono altri romanzi che si muovono a ritroso in tal modo, perciò l’idea di partenza mi pareva troppo innovativa per essere accantonata. (Se qualcuno conoscesse romanzi o racconti di questo genere, fatemelo sapere perché sono curiosissimo di leggerli.)

Nel caso venisse davvero inventato, pensi che il viaggio nel tempo sarebbe un male oppure un bene?

Non ne ho idea. Io ho creato una “logica del viaggio” per cui è impossibile cadere nei paradossi classici, ma comunque scaturiscono necessariamente delle “stranezze” nel percorso di causa-effetto, e chi ha letto il libro lo sa. Nella realtà non ho idea di cosa potrebbe avvenire e se si potrebbero arrecare danni al corso temporale, ma sta di fatto che, come tutti, sarei terribilmente curioso di provare una possibilità del genere.

Hai scelto di ambientare la tua storia nella città di Barcellona. Come mai? Non dire che l’hai scelta a caso perché non ci crede nessuno.

È una città che, per questioni di viaggi, ho conosciuto discretamente e in qualche modo le sono affezionato. Nello scrivere preferisco sempre ambientare i romanzi in luoghi che non mi siano estranei, così da poter trasmettere un maggiore realismo. Trovo insinceri coloro che raccontano storie ambientate a New York perché vedono soltanto film americani.

Quali difficoltà hai dovuto superare nello scrivere un romanzo così ben intrecciato?

Innanzitutto, da amante di teorie relativistiche, posso dire che questo romanzo è anche il frutto di lunghe letture e riflessioni di carattere tecnico-scientifico. Non volevo creare una storia di viaggi nel tempo colma di assurdità e illogicità (come spesso sono le storie di viaggi nel tempo), ma qualcosa di esatto e, per quanto strano, comunque dotato di una propria logica interna. Questo ha richiesto moltissime riscritture e l’inserimento di moltissimi dettagli, ma alla fine mi ritengo abbastanza soddisfatto dal risultato. Qualcuno potrebbe oppormi: dov’è la logica? Non spieghi neanche come funziona la macchina! Anzi, la fai apparire dal nulla in una sorta di paradosso logico. Rispondo: È vero, ma leggete con attenzione, all’interno della logica del testo non c’è nulla di sbagliato, tutto ha una causa e un effetto, seppur in momenti temporali diversi.

Ora sarai sottoposto ad un test psicologico. Ti piacciono i test?

Mi piacciono solo i test che mi dicono che sono intelligente. O quelli di “Topolino”.

Ti trovi in una stanza completamente bianca, senza porte né finestre, e dentro c’è solo un pennarello nero. Cosa fai?

Chi mi conosce sostiene che passo il tempo a scrivere e leggere. In una stanza del genere, non potendo leggere, mi sembra ovvio che scriverei sul muro tutto il tempo. No, non lo dico perché voglio fare la parte dell’artista, non lo sono affatto, ma perché lo farei davvero. Chi recita la parte dell’artista dopo aver pubblicato poco come me, dovrebbe essere messo al rogo.

Hai superato il test. Benvenuto e grazie!

Bene. Grazie a te per l’intervista!

a cura di Flavio Alunni 

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